Il Ministro dello Sport, Vincenzo Spadafora, ha pubblicato una nota sulla sua pagina facebook che vale proprio la pena di leggere.

Il Testo Unico di Riforma dello Sport sta finalmente facendo emergere tutte le contraddizioni di quella che è davvero l’ultima casta di baroni, che si sente intoccabile e che sta cercando di resistere con le unghie e con i denti ad ogni tentativo di riforma.
Voglio rassicurare tutti gli sportivi, i lavoratori, i tifosi e gli appassionati che nulla hanno a che fare con questa casta e che in migliaia mi scrivono per invitarmi a proseguire l’azione di cambiamento, che la riforma è principalmente per loro: valorizzazione dello sport di base, sostegno alle ASD e SSD, centralità del ruolo degli Enti di Promozione Sportiva, tutela dei lavoratori sportivi, professionismo femminile, sono solo alcuni dei punti qualificanti che evidentemente poco interessano ad alcuni vertici dello Sport .

Si parla tanto di autonomia dello sport dalla politica: sono talmente d’accordo,  che abbiamo voluto inserire l’incompatibilità tra i vertici del mondo sportivo e le cariche politiche, oltre al numero massimo di mandati per i presidenti di Federazione e del Coni.

Sarà forse per questo che oggi il presidente della Federazione Italiana Nuoto, in carica dal lontanissimo 2000 e che si è appena fatto rieleggere – da candidato unico – per prevenire gli effetti della riforma, si è fatto capofila di un documento di critica che a me non è arrivato, ma che è stato distribuito agli organi di stampa.

Sottolineo che questo contraddice quanto deciso da loro alcune settimane fa – ovvero il voto unanime dei presidenti di Federazione che conferiva al presidente del Coni il mandato di unico interlocutore del Governo sul tema – ed è un atto di sfiducia di fatto al presidente Malagò, ma questo non riguarda certo il Governo.

Se vuole essere conseguente con quanto dice, il Presidente deputato Barelli, ben prima che entri in vigore la riforma, scelga una delle due cariche: presidente della FIN o deputato di Forza Italia.
Solo così potrà difendere davvero l’autonomia dello sport dalla politica.

Oggi Barelli Presidente FIN gestisce la sua Federazione e i suoi eventi grazie ai soldi erogati dal Governo che deve, attraverso le sue strutture, vigilare sul buon utilizzo; dall’altro lato Barelli deputato può convocare e audire in Commissione o in Aula, alla Camera o al Senato, il Ministro e le altre strutture preposte alla vigilanza sulla sua Federazione incidendo e contrastando l’attività del Governo. Non è un enorme, evidente conflitto di interessi?

Da quel che mi dicono, poi, il documento si scaglia anche contro le tutele e le garanzie per i lavoratori, che dovrebbero, a loro dire, continuare ad essere lavoratori senza alcuna tutela.
Questo è il momento in cui ogni forza politica di maggioranza - a partire dalla mia forza politica - che della lotta alle caste, alle lobby e ai conflitti di interesse ha fatto un marchio distintivo, dovrà dimostrare di volere il bene del mondo dello sport.

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In tarda serata arriva la replica di Paolo Barelli, Onorevole di Forza Italia e Presidente della FIN
“La nota d’attacco del ministro dello sport contro la “casta dei baroni”, come definisce i dirigenti dello sport che, insieme con gli atleti, le società e associazioni sportive, i lavoratori del settore, gli uffici tutti, hanno contribuito nel tempo ai successi che hanno redo lo sport una delle eccellenze italiane nel mondo, è da respingere, come il Testo Unico della riforma.
Ed è respinto in particolare da me, come un attacco politico e personale. Ho più d’una volta detto che le questioni di numero dei mandati e delle incompatibilità sono cose ben diverse rispetto alle norme che debbono guidare il governo dello sport, norme che dovrebbero porre al centro le società e associazioni e la loro tutela, e che invece, nella versione del ministro, così non avviene.
Con questa nota il ministro cerca di dividere il fronte compatto e unitario dello sport che ha respinto nel merito la sua proposta. Quanto alla mia rielezione da candidato unico (le elezioni la Federnuoto anche precedentemente le indiceva a settembre), evidentemente non c’era uno stuolo di insoddisfatti della gestione che il Consiglio Federale ed io abbiamo condotto negli anni. Quanto all’incompatibilità fra cariche politiche e sportive, tra le quali il ministro mi invita a scegliere, non mi pare che questa sia attualmente una norma di legge. Deciderò quando lo sarà: la democrazia è questa, rispetto delle regole e non conquista di poltrone. Quanto alla difesa della base e la tutela dei lavoratori: chi non le vuole?
Ma non possono essere solo parole: è il contenuto delle norme che difende l’una e tutela gli altri. La bozza della riforma non promette nessuna delle due cose. Oggi, unitariamente, senza distinguo, lo sport ha respinto le norme come sono state congegnate e scritte. Non è una nota del ministro che modifica tale realtà. Con questa nota Spadafora cerca di dividere il fronte compatto e unito dello sport che ha respinto nel merito la sua proposta”.

NOTA DELLA REDAZIONE
Paolo Barelli ha dimenticato di dire che alle elezioni dello scorso 5 settembre erano presenti solo il 60% delle società affiliate e di queste ben il 30% ha votato scheda bianca. Forse gli insoddisfatti esistono. Ma si negano.

 

10 / 09/ 20

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