La seconda puntata del nostro viaggio nelle “criticità” della pallanuoto non può esimersi di approdare in quello che è, alla resa dei conti, il fulcro di tutto il movimento, da cui escono i grandi campioni, poi protagonisti in club e nazionali: i campionati giovanili, o under che dir si voglia.
L’assurdità di questi campionati sono, a nostro modesto avviso, le finali.

L’esempio viene dagli under 20 maschili a cui, fortunati loro, la FIN ha concesso una formula non solo moderna, ma concisa, che permette lo svolgimento di una finale in due giorni, con la stupenda possibilità di giocare di sera, lontano dai vari impicci che hanno gli impianti gestiti dai club: la Final Four.

Per tutte le altre categorie, invece l'assurdo: è umiliante per ragazzi e ragazze scendere in dei catini arroventati come è successo e succederà al Foro Italico, a Trieste, ad Avezzano, a Genova Albaro, a Rapallo, a Ostia.

Già perché con le formule attuali dovendo disputare un’enormità di partite, bisogna cercare orari assurdi tipo le ore 12 nella vasca scoperta di Ostia, laddove il 6 agosto forse non ci sembra la data più adatta. Il sole si sente non solo sugli spalti ma anche in vasca. Per non parlare degli impianti coperti nel mese di luglio: quante ragazze e ragazzi hanno accusato malori per l’impatto con un’aria irrespirabile dentro queste piscine?

Sarebbe oltremodo più facile, meno dispendioso per i club (e le famiglie degli atleti) adottare una formula più snella che premia le quattro finaliste dei vari gironi. E sarebbe non solo più “economico” dover organizzare una finale in questo modo, ma si troverebbero location sparse per la penisola portando quindi la pallanuoto anche dove non è molto conosciuta.

Abbiamo affrontato il problema delle finali Under 19 a Rapallo (vd ns articolo http://waterpoloitaly.com/conten...  ): se invece di tre giornate di gare, anche con due partite al giorno, disputate nell’ impianto al coperto, praticamente senza pubblico, si fosse giocata una Final 4 nella vasca scoperta, dalle 19 in avanti, senza bloccare le attività “quotidiane” dell’impianto, prospettando al pubblico una doppia serata in piscina per ammazzare la canicola del periodo, non sarebbe stato meglio?

Forse è giunta l’ora, nel palazzo che conta, di incominciare ad essere più razionali e moderni, buttando anche un occhio al portafoglio.
Ed in questo caso non si farebbero torti a nessuno. Anzi si agevolerebbe anche la promozione.
E poi parliamoci chiaro: certamente fare sport è attività salutare, ma dai quindici ai vent’anni questi ragazzi vanno a scuola. Gli vogliamo concedere un mese di vacanza o alla fine il voler costringere questi tour de force finirà con il far perdere per strada talenti che preferiscono passarsi l’estate lontano da scuola e piscine?

Senza contare poi gli impegni internazionali: è normale che un ragazzo che frequenta una scuola superiore debba passarsi a spizzichi e bocconi solo una settimana di vacanza per giocare a pallanuoto?

Lo sport è sacrificio. Ma anche gioia. Fatto così, sembra una tortura.

 

 

31 / 07/ 18

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