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Il curioso caso degli Europei di pallanuoto, con l'ultimo trucco usato per aiutarsi: la resina per le mani. E' accaduto nella finale, diretta da Boris Margeta, lo sloveno premiato come migliore arbitro della competizione. Che non ha visto neppure il gol di Figlioli. Ecco il racconto di Paolo Rossi, oggi su Repubblica

Ma era un barattolo di vernice, quello piazzato sul bordo vasca della piscina Picornell di Barcellona durante la finale degli Europei di pallanuoto tra Spagna e Serbia?
No, non era vernice quella che i giocatori spagnoli si passavano l’un l’altro, sfregandosi le mani nel modo più anonimo possibile, ma l’ultimo trucco della waterpolo. Non c’era nulla dipingere, o da ristrutturare. Era resina, aiuto prezioso nella presa del pallone in acqua. Quelli moderni sembrano essere diventati più scivolosi rispetto a quelli in cuoio dei pionieri, e così alcuni (ma non tutti) usano dei prodotti per aiutarsi nella ricezione dei passaggi. Il barattolo usato dagli spagnoli è della Turbo, azienda di casa che fa anche costumi.

Una furbata, dunque. Ovviamente illegale, con il giocatore a rischio di espulsione: la regola, come ricorda bene l’ex arbitro Roberto Petronilli, dice chiaramente che sul corpo degli atleti non devono esserci grassi, unguenti o simili. Eppure il barattolo è sfuggito agli arbitri, sebbene fossero stati avvisati dell’uso improprio.

La verità è che nella storia della pallanuoto ci sono sempre stati tentativi di “aiutini”.
Eraldo Pizzo ricorda come ai suoi tempi si giocasse sulla grandezza dei palloni: «Il controllo, all’epoca, era più bonario. E così la squadra che aveva un buon tiratore cercava di scegliere il pallone più piccolo».
Avrebbero dovuto fare come Franco Porzio che, ridendo, spiega quali marachelle combinava ai suoi tempi: «Prendevo l’ago per gonfiare i palloni e lo infilavo nel costume durante il riscaldamento: poi sgonfiavo tutti e otto i palloni per adattarli alla mia mano...». Porzio ricorda con nostalgia anche i tempi in cui nel Polase veniva mischiato un po’ di champagne. «Giocavamo più euforici, e pensavamo anche alle ragazze».
Franco Porzio era compagno di squadra e in Nazionale di suo fratello Pino, che ritiene gli “aiutini” un peccato veniale: «Il giocatore con manualità eccellente non ne avrà mai bisogno, sono cose così, più da pallamano che da pallanuoto. Negli anni Novanta si usavano le saponette, il lattice. Poi dagli anni Duemila i club hanno iniziato a viaggiare con delle bombolette spray, invisibili all’occhio di chi deve vigilare».

Un altro classico degli atleti resta il massaggio strategico, con le spalle che rimangono “oleose” e sfuggenti agli avversari. Anche questo espediente è vietato (gli arbitri controllano prima del match, meno nei time out), sono gli avversari a segnalarlo agli arbitri, i quali poi intervengono.

Ma c’è chi è andato oltre, inventandosi il trucco biologico: il centroboa cubano Ivan Perez, detto Chapo, usava mangiare aglio prima della partita: c’è chi giura d’aver visto i difensori scostarsi dalla marcatura corpo a corpo. Furbata da numero uno.

03 / 08/ 18