Quando è in vasca, sembra non vederlo. Ma quando non c’è, si sente che manca qualcosa. Alessandro Velotto è uno dei “motorini” del Settebello: non è un gigante, ma è colui che “sguscia” fra le maglie delle difese avversarie. E quando difende, lo fa con le unghie e con i denti. Imposta il gioco e poi te lo ritrovi nella mischie dei sei metri, pronto a colpire con il suo destro micidiale. La sconfitta con il Montenegro, l’uscita dalla corsa al podio, hanno lasciato il segno. Mitigato, in parte, dalla vittoria con la Russia.
«Giocare senza avere nulla in palio è difficile. E quella con la Russia è stata una gara dove in palio non c’era nulla d’importante. Però noi abbiamo onorato la partita, abbiamo vinto. Ed è importante credo perchè in ogni gara che disputiamo, facile o difficile, ci dobbiamo sempre impegnare per trovare lo spunto, l’ automatismo che poi ci servirà nelle gare che contano. La prova? Abbiamo perso contro una squadra, il Montenegro, che decisamente era alla nostra portata. Ci sono mancati gli automatismi giusti con l’uomo in più, ci siamo imballati nel fare sempre gli stessi schemi.»

Come se lo spiega?
Penso sia solo un problema mentale: non affrontare in un certo modo la partita, avere la sensazione che la difesa sia insuperabile, poi ti accorgi che la realtà è diversa. Insegnamenti che ci serviranno per il futuro, per non perdere la calma. Siamo una squadra e dobbiamo giocare da squadra. Abbiamo mostrato il nostro brutto volto, insomma. Guardiamo la Spagna: non abbiamo nulla da invidiare a loro, eppure hanno messo sotto Serbia e Croazia stando uniti, giocando da squadra.

Lei parla della Spagna: ma è sbagliato dire che ci sono molte assonanze con il Settebello? Possiamo parlare di un gioco più “latino”, più fantasioso rispetto a quello di Serbia e Croazia?
Penso di si. Diciamo che questi arbitraggi avvantaggiano maggiormente chi non ha quei marcatori di un certo “peso”. Oggi ho visto nell’ultimo tempo di Croazia-Spagna, Buslje che marcava a braccia alzate il centro avversario, che probabilmente lo tirava da sotto, e l’arbitro ha fischiato espulsione. E sappiamo tutti chi sia Buslje. Ecco alla fine queste cose le paghi specie quando vai a pressing nell’ultimo tempo. E’ difficile parlare di fantasia quando hai atleti possenti, che, anche se cercano di adeguarsi al nuovo modo di giocare, incappano spesso nel fallo di simulazione. Chi è più leggero, invece, ha chances maggiori nel cercare ad ogni azione di variare il posizionamento, inventando sempre un movimento diverso.

Domani la Serbia. Come la vede?
Affronteremo la partita come sempre. E’ un test importante anche perché è tanto tempo che non ci incrociamo. Certo c’è in palio il quinto posto. Ci impegneremo, questo fuori di dubbio. Anche perché un buon piazzamento è importante per accedere senza passare dalle qulificazioni ai mondiali di Fukuoka.

 

25 / 01/ 20