Serbia-Italia 10-8
Serbia: Misovic, Brankovic 2, Stanojevic 2, Pljevancic 1, Gak, Mitrovic, Radulovic 2, Milojevic, Martinovic 1, Gavrilovic 1, Jaksic, Radovic 1, Tanasijevic.
All. Uros Stevanovic
Italia: Spinelli, Caldieri, Mladossich 2, T.Gianazza, A.Condemi, Tartaro, F.Condemi, Occhione 1, Iocchi Gratta 2, Ferrero 3, Patchaliev, J.Parrella, Da Rold.
All. Alberto Angelini
Arbitri: Miskovic (MNE), Ortega (ESP)
Parziali:3-3, 1-1, 3-2, 3-2

Ancora la Serbia. Ancora lo scoglio balcanico ferma l'Italia della pallanuoto: ma un mese fa, a Tokyo, fu una brutta sconfitta, senza mai essere in partita, stavolta è un testa a testa tirato (8-10) nella finale mondiale Under 20, proprio sotto gli occhi di Campagna.
L'argento ha una punta di amaro inevitabile, ma è dolce: i ragazzi di Alberto Angelini chiudono con un podio strameritato, dopo un torneo in progressione e con buone notizie per il ct della nazionale grande: se i "senatori" non vogliono mollare, i Millennials regalano promesse che l'azzurro, nella piscina della waterpolo, ha un futuro.
I primi nomi che si possono citare: Iocchi Gratta, il capitano Ferrero, Occhione e Andrea Condemi. Gli azzurrini partono seguendo le solite parole d'ordine - dinamismo, anticipi difensivi, affondi rapidi -, conducono due volte nel primo tempo, chiudono sotto di un gol il terzo quarto. La Serbia ha qualità, personalità, buoni tiratori e un ottimo portiere, Misovic.

Gli azzurrini sprecano controfughe in momenti chiave e subiscono troppo in difesa: anche il talento posillipino Spinelli, fra i pali, non è impeccabile in un paio di occasioni. Sul 6-8, l'Italbaby si ferma contro l'incrocio.
I serbi allargano fino al più 3 di Brankovic a metà della frazione finale, ma la palla pesa pure per loro: Ferrero riporta sotto l'Italia (7-9), subito dopo la controfuga che potrebbe riaprire la partita è condotta con geometrie esatte e conclusione imperfetta, sul legno.Considerazione doverosa. Alla vigilia, il coach Angelini aveva sintetizzato, senza accampare scusanti, la situazione con una parola: «Incertezza». Perché l'emergenza e i protocolli covid lo avevano costretto ad annullare tutti e tre i tre tornei di preparazione, e far buon peso si erano aggiunte la gastroenterite che aveva fermato mezza squadra e la "fuga" negli States per motivi di studio di alcuni giocatori. Nonostante tutto, a Praga, la strada è stata lunga e luccicante. (1-da Il Secolo XIX)

 

06 / 09/ 21