«Lo si sente nella vita di tutti giorni, Piero era il quotidiano». In queste parole di Alessandro Bovo c'è tutto il vuoto che Piero Borelli ha lasciato. «Sto utilizzando in questa quarantena le sue carte, quelle con cui giocavamo sempre a casa sua, era il rito della domenica sera - racconta Bovo -. Ora ci gioco con mia figlia Malika. Ci fanno compagnia in questo momento particolarmente buio». Non è facile ancora adesso per il tecnico dell'An Brescia parlare di Borelli con lucidità tra ricordi ed emozioni che si accavallano: «Era tutte le mattine a Mompiano, anche solo il rito del caffè insieme era uguale e diverso ogni giorno - prosegue il coach -. Anche gli atleti ne sentono la mancanza: era capace di farli sentire importanti e creare un ambiente familiare. Era con noi a tutti gli allenamenti e si arrabbiava con me se facevo solo nuotare i giocatori: voleva vedere la palla in movimento! Eravamo complementari, dove non arrivava lui c'ero io; ma era molto più facile che lui ci fosse dove ero io a non arrivare, mediando gli spigoli del mio carattere. Viveva le trasferte come una gita scolastica, fino a 2 ore prima della partita, poi metteva la corazza e scendeva in battaglia con noi. Dell'uomo Piero manca l'amicizia: mi ha sempre dimostrato grandissimo affetto, pronto a prendere le mie difese, ma anche a riprendermi se necessario. Quando giocavamo a carte ci ammazzavamo ma, se vinceva, quasi gli dispiaceva: era un generoso. Se oggi fosse con noi, avrebbe vissuto questa situazione con preoccupazione e dolore come tutti, ma anche con la speranza di uscirne, che ci avrebbe dato con battute e chiamate quotidiane».

Un'altra persona da sempre vicina a Borelli è il presidente dell'An Andrea Malchiodi: «Piero riusciva a colorare ogni cosa nel nostro ambiente, con la sua presenza, con i fatti e... anche con le sue espressioni colorite. Oggi ci manca quel colore: dagli allenamenti, dove lui presenziava sempre con occhio critico, alle partite vissute con lui a fianco: sentiva anche la gara più banale. Manca la telefonata giornaliera, il suo "ciao vecio come stai? Come va la tua vita?". Manca la sua voglia di continua progettualità e guardare avanti, perché lui era in avanti che amava scrutare. Manca l'amico, disponibile sincero: nel momento del bisogno c'era sempre». Con nostalgia Malchiodi pensa alle trasferte: «Erano sempre una sorpresa, con lui non sapevi mai cosa aspettarti. Una volta a Berlino, subito dopo la gara e ospitati a cena dalla squadra di casa, ha cantato stornelli romani agli avversari. Anche in questo periodo avrebbe avuto modo di risollevare gli animi, avrebbe ideato le mascherine con il logo della Leonessa, mettendo in luce la sua pallanuoto».

Chi con Borelli è cresciuto è il patron dell'An Marco Bonometti: «Stiamo tenendo la rotta che lui aveva tracciato e, dal punto di vista umano, sono stati in tanti a riconoscere le sue qualità. Nonostante quanto stiamo vivendo anche sulla nostra pelle, la sua commemorazione non passa in secondo piano. Piero, dalla sua, potrebbe aiutare tutti noi a stare meglio con il suo spirito di compagnia e chissà cosa potrebbe fare».

Anche fra i giocatori il vuoto è grande, come conferma capitan Christian Presciutti: «Abbiamo patito la sua assenza, perché era una sorta di padre, per alcuni anche un nonno. In squadra abbiamo cercato di colmarla provando a infondere nei nuovi arrivati il senso di appartenenza a questa città, perché lui i nuovi li coccolava sempre un po' di più. Manca la sua sfrontatezza, qualsiasi problema lui lo affrontava con sicurezza. Dopo una partita persa, la sua battuta smorzava la tensione. Mancano il suo essere uomo di sport, la lealtà. In questa situazione Piero ci avrebbe riempito di foto, di ricordi e cimeli che avrebbe trovato in casa, facendo disperare la signora Marilisa». (1-da BresciaOggi)

06 / 04/ 20