L' idea della squadra itinerante era venuta alla Juventus del calcio, allora guidata da Antonio Giraudo e Luciano Moggi, ma ora la sta realizzando la Juventus della pallanuoto, la Pro Recco. Nel 1995, sia la semifinale sia la finale di Coppa Uefa vennero giocate dai bianconeri a Milano. Nel 1999, poi, precipitata nell'Intertoto, Madama stabilì a Cesena il proprio campo base per le partite in casa.
A muovere la Juve erano ragioni diverse, questioni economiche, problemi di ristrutturazione dello Stadio Delle Alpi, una serie di situazioni che non stiamo a rivangare. Però i dirigenti della Juventus di allora avevano accarezzato l'idea: una grande squadra itinerante in giro per l'Italia a raccogliere migliaia di tifosi lontani.

Ora è la Pro Recco, il club di cui è proprietario Gabriele Volpi, il club della Santa Waterpolo più titolato al mondo, 33 scudetti e 14 Coppe dei Campioni-Eurolega-Champions solo per citare i più importanti, a interpretare l'idea. La linea la detta Maurizio Felugo, campione del mondo 2011, vice campione olimpico 2012, nel primo caso battendo con l'Italia in semifinale la Croazia di Rudic, nel secondo venendone sconfitta in finale.
Con Ratko si sono ritrovati a Recco, presidente e allenatore, e hanno cominciato, un anno fa, una nuova avventura che comprende anche la pallanuoto itinerante.
«Noi non abbiamo la piscina, ma non è solo per quello, è anche interessante per la promozione della pallanuoto, si esce dall'ambito locale, si va oltre i territori classici del nostro sport, è un'occasione di mostrare una squadra di grandi campioni che affronta squadre internazionali di altissimo livello», racconta Rudic al Foglio Sportivo.
Maurizio Felugo aggiunge: «Noi abbiamo la problematica della piscina, il campo interno per il campionato è a Sori, ma per la Champions abbiamo cominciato a girare. E ne siamo stati ripagati. E' emozionante vedere il desiderio di questi nuovi tifosi».
Le richieste sono molte, il format collaudato. «Le società che ci ospitano hanno l'incasso dalla biglietteria e noi rientriamo dei costi». La prima gara itinerante della Pro Recco è stata giocata a Novara contro lo Spandau Berlino i17 febbraio 2018: 1.200 spettatori, sold out.
Gli appuntamenti della stagione 2018/2019: a Bologna, Pro Recco-Eger e Pro Recco-Steaua Bucarest: 1.300 spettatori, sold out;
a Torino, piscina Monumentale: Pro Recco- Barceloneta, 700 spettatori, *** sold out; a Firenze: Pro ReccoStella Rossa, 1.000 spettatori, sold out.
Quest'anno si è cominciato da Bergamo, Pro Recco-Terrassa, 800 spettatori, piscina esaurita in 3 giorni. Prossimo appuntamento a Bologna, il 20 novembre con i campioni d'Europa del Ferencvaros. Per chi è abituato alle cifre del calcio possono sembrare piccoli numeri, ma in realtà sono grandissimi. E comunque, a guardare certi stadi semivuoti con qualche cupo bivacco di manipoli qua e là, come nell'ultimo turno di Serie A, meglio una piccola piscina piena ed entusiasta.
«Tutti hanno mostrato interesse. Giocare la pallanuoto davanti alle tribune piene è entusiasmante», dice Ratko. E Felugo aggiunge: «Pensiamo di spingerci a sud». L'obiettivo, con la copertura di Sky Sport, è di allargare il bacino della Santa Waterpolo, la disciplina sportiva italiana più vincente eppure snobbata malgrado i suoi successi, l'ultimo al Mondiale 2019 in Corea del Sud.
E non si tratta solo della partita. Felugo è una forza della natura in grisaglia com'era con in costume: «Ho smesso presto, questo era il mio mestiere». È pieno di idee. Già all'inizio del 2017 la Pro Recco, attorno a una partita di pallanuoto, aveva costruito un evento, con tanto di lounge per gli ospiti e pre-partita vissuto. Ora il pacchetto offerto è ampio e va oltre lo spettacolo sportivo.
«Nella Champions Itinerante proponiamo la Pro Recco Experience: la possibilità per i ragazzi di entrare nello spogliatoio allestito venti minuti prima dell'arrivo della squadra. Quindi seguono il riscaldamento dal bordo vasca, possono assistere alla partita in tribuna vip e incontrare i giocatori dopo il fischio finale».

Il successo è clamoroso. Prima delle partite sono stati organizzati clinic gratuiti per gli allenatori con Rudic e con Sandro Campagna, il commissario tecnico del Settebello. Ratko: «Parlo con loro, spiego le metodologie di allenamento, rispondo alle loro domande, cerco di aiutare i giovani in tutti i modi possibili».  A proposito, i bambini dell'Academy del club entrano a bordo vasca con i giocatori di entrambe le squadre durante la presentazione. E gli allenamenti sono aperti al pubblico la sera prima della partita. In questo c'è una differenza sostanziale con il calcio. «Insomma, arriva un evento in città -, spiega Felugo -. Lo slogan è "abbiamo qualità e dobbiamo farla vedere"». C'è anche la mascotte che si aggira per la piscina e, ça va sans dire, il suo nome è Caimano, in onore di Eraldo Pizzo, 81 anni portati alla grande, il migliore pallanuotista di sempre. Una carriera leggendaria cominciata in mare, quando le partite si giocavano lì, con le barche intorno come tribune e condotta a vincere tutto, e su tutto l'oro olimpico a Roma 1960.

L'avventura della Pro Recco dal mare alla squadra itinerante con la calottina piena di medaglie si muove nel solco dei corsi e ricorsi storici. Qui ci si ingegna, si trovano soluzioni davanti alle difficoltà. Agli albori della pallanuoto a Recco, si dovette ovviare a una mancanza che poteva impedire la nascita del mito. Per le regole della Federazione Italiana Nuoto, infatti, si poteva giocare in mare e i tifosi potevano stare sulle barche, ma l'arbitro, no, l'arbitro non poteva dirigere da una barca. Il regolamento imponeva che per il direttore di gara ci fosse una passerella fissa su cui potesse camminare avanti e indietro. Il sindaco Antonio Ferro - che fu anche presidente della Pro - allora si inventò la "campagna del cemento" per costruire un molo per l'arbitro in modo da iscriversi al campionato. Il paese si tassò. Fu una corsa di generosità e di entusiasmo, c'era chi faceva offerte in denaro e chi portava direttamente i sacchi di cemento. Tutti lavoravano al molo. Così la Pro Recco si iscrisse al campionato di serie A.
Adesso, a sessant'anni dal primo scudetto conquistato nel 1959 a Triste con esodo della cittadina con ogni mezzo possibile, molti in vespa, la Pro Recco sta compiendo qualcosa di simile. Un esodo per promuovere il proprio progetto e la pallanuoto. Ma il problema, ahinoi, è rimasto.
Come allora la Pro Recco ha problemi con la sua casa a Recco e deve emigrare a Sori per le partite di campionato. La piscina di Sant'Anna, passo successivo dopo la costruzione del molo per l'arbitro, è utilizzabile solo nella bella stagione. Per anni è stata coperta da un pallone e quel periodo è legato agli anni più difficili della Pro, quando venne salvata sull'orlo del fallimento, ancora una volta, dai recchelini riuniti attorno a una cordata di imprenditori guidata da Gianni Carbone. Poi è cominciata l'età dell'oro con Gabriele Volpi che è nato qui, è partito da Recco per costruire un impero economico e ha voluto restituire qualcosa alla sua città riportando il Recco ai fasti degli anni Sessanta.

E oltre. «Il sogno nel sogno è questo: disputare la Final Eight 2020 in casa, a Recco». Maurizio Felugo e il club biancoceleste hanno ottenuto l'organizzazione della fase conclusiva della Champions League della Santa Waterpolo. Due anni fa la disputarono a Genova, alla Sciorba, ma ora, dopo aver percorso tutta la stagione portando fuori da Recco il verbo della Santa Waterpolo, Felugo vuole tornare a casa (5-7 giugno 2020). «La finale nella piscina di Pizzo, di Lavoratori, di Alberani. Costruiremo delle tribune attorno alla piscina per ospitare almeno tremila persone. La ricerca della Coppa che ci manca da tre anni a casa nostra: un completamento che squadra e città meritano. E lo merita, a livello internazionale, soprattutto Gabriele Volpi, per quello che ha dato a Recco e a questo sport». Dopo tanto viaggiare è bello tornare a casa. ( da il Foglio Sport)
 

04 / 11/ 19