Un altro pezzo “sano” del GUG che se ne va: Massimo Savarese, arbitro da 25 anni, lascia la pallanuoto, appende il fischietto al chiodo. Classe ‘66, savonese doc, sale sul bordo vasca nel 1988 e debutta in A1 nel ‘96.
«Ringrazio giocatori, dirigenti, colleghi – confida senza nascondere un filo di emozione –. Mi avete sopportato per 25 lunghi anni, ma anche supportato».
Ma il grazie più grosso è per i suoi genitori: Agostino e Milla: «Già devo dire grazie a loro. Loro giudici di nuoto e pallanuoto, io incominciavo a tirare le prime bracciate, ma ero sempre con loro in giro per le piscine della Liguria, e con loro ho iniziato a guardare le prime partite di pallanuoto. Mi ha affascinato questo sport: per un infortunio smisi di nuotare, provai a inserirmi nel mondo arbitrale del calcio, ma il richiamo del cloro è stato forte e appena ne ho avuto occasione ho iniziato. Piano piano sono cresciuto arrivando alla serie C, quindi alla B per poi arrivare alla massima serie».

Ma il virus del cloro non si è fermato a Massimo: entrambi i suoi figli, Nicolò e Martina, sono attori del mondo acquatico.
«Nicolò da piccolo faceva il calciatore nelle giovanili del Vado – sorride Massimo Savarese – la sua svolta è stata condizionata indirettamente da me. A forza di starmi vicino seduto sul divano a guardare video di partite di pallanuoto un giorno mi domandò:”Papa’ ma non posso andare in piscina?”. Da allora la pallanuoto è diventata la sua grande passione. Oggi è nella Under della Rari Nantes. Martina faceva ginnastica artistica prima di entrare in piscina e rimanere affascinata dal nuoto sincronizzato ha trovato un ambiente eccezionale guidato da Patrizia Giallombardo ».

Nel 2007 fu scelto per sperimentare il sistema di radiomicrofono durante una partita di allenamento della RN Savona, ora l’addio: «E’ una decisione sofferta – continua Savarese -. Ma motivi personali mi hanno fatto prendere questa dolorosa decisione. Sono diventato uomo e padre, ma l’arbitraggio è stato parte di me come lo può essere un figlio».
Alle volte non è stato amato, o forse non capito:«Ho imparato sempre da tutti – chiosa – facevo finta di non ascoltare, ma nel mio profondo… ascoltavo e tanto. Mi assumo la responsabilità di aver fatto delle scelte che alle volte potevano essere sbagliate, di avere creato nell’ambiente un clima teso o comunque di non accettazione. Ma il nostro compito è proprio quello di dover decidere, e farlo nel miglior modo possibile. Vi garantisco che sul piano vasca non ti rendi nemmeno conto di aver sbagliato, hai solo un momento di esitazione».

Infine un complimento ai suoi ormai ex colleghi:«Credo che la classe arbitrale italiana sia la migliore nel panorama mondiale – conclude Savarese –. Organizzazione, preparazione e competenza sono alla base del nostro movimento».

nelle foto
in alto massimo Savarese mentre arbitra
in basso nell'esperimento del 2007 con il radio-microfono




 
25 / 08/ 21