Lo sguardo: quello del padre, quando era in vasca. Inconfondibile. Diciott’anni ancora da compiere, ha già giocato un anno in A1 e nella stagione appena conclusa con lo Sturla in A2. Ventuno le presenze, venticinque i gol realizzati. Tommaso Baldineti, figlio d’arte, ha la pallanuoto nel DNA. Ha quella “cazzimma” come si usa dire al sud, come il buon, ormai non più ragazzo, Gu. Certamente deve crescere fisicamente e anche tecnicamente, ma la stoffa c’è. Di quella buona. Ed il prossimo anno il primo trasferimento lontano da casa: Metanopoli.
«Sono molto contento, prima di tutto perché Alessandro Celia mi ha scelto, e poi perché è stata approntata una squadra veramente importante per la categoria. Sono convinto che giocare con accanto atleti che da anni calcano la serie A1 mi sarà di grande aiuto per crescere, ma sopratutto spero che la nostra San Donato disputi un campionato da protagonista».

Cosa è la pallanuoto per Tommaso Baldineti?
Ora come ora è un divertimento. Certamente la voglia di migliorare, di sfondare c’è. Come l’hanno tutti i miei coetanei che giocano. Comunque se le cose non andassero bene non ne farò un dramma, anzi.

Non è che si buttato in vasca solo per “ricalcare” una storia familiare già scritta?
No, sinceramente no. Anche perché se una cosa non ti piace non la fai bene e non ti diverti. Certo con mio padre parliamo sempre di pallanuoto. Appena finisco una partita la prima telefonata è con lui. Ma ognuno ha le sue idee e ci rispettiamo.

Come e quando ha iniziato?
A otto anni ero nelle giovanili del Sori e del Recco, poi sono passato negli under 15 a Camogli, quindi a Quinto, dove oltre agli under 17 ho anche debuttato in prima squadra. Lo scorso anno a Sturla da titolare.

Quanto ha influito nella sua vita pallanuotistica il DNA paterno?
Beh certamente qualcosa mi ha trasmesso. Però alla fine ho avuto la fortuna di innamorarmi di questo sport e di farmelo piacere molto e quando mi sono trovato davanti al rebus calcio o pallanuoto, ho scelto la pallanuoto, nonostante a calcio non giocassi poi tanto male. Ed in questa scelta mio padre non ha messo lingua: mi ha detto «scegli lo sport che ti piace di più». La scelta, mia e solo mia, mi ha portato adesso qui. E per dirla tutta non sono affatto pentito.

Guardiamo la realtà: gli allenamenti, lo studio, occupano praticamente tutta la sua giornata. Come vive le amicizie, le uscite serali, insomma quello che fanno tutti i ragazzi alla sua età?
Dire che non patisco la cosa sarebbe un po' una bugia. Se dicessi che non mi interessa mentirei. Però è anche vero che se raggiungi un buon risultato in questo sport non facile, se arrivi dove vuoi arrivare, dopo aver fatto grandi sacrifici, sicuramente ti dà molta più autostima di te stesso e ti rende molto più felice di passare una serata con gli amici. Poi è chiaro, ci si arrangia: dopo le partite basta sapere dove sono gli amici e …..

Nel campionato appena concluso ha giocato con lo Sturla, che si è salvato in “zona Cesarini”. Come ha vissuto questa stagione?
E’ stato un campionato senza dubbio difficile: lo Sturla ha fatto degli innesti di giovani atleti come me in una squadra che giocava insieme da anni. I più “grandi” ci hanno dato una mano, nonostante le problematiche extra pallanuotistiche che si portavano dietro. Purtroppo ci sono delle priorità più importanti nella vita: famiglia e lavoro spesso li tenevano giustamente lontani dagli allenamenti. Siamo partiti bene, e poi correndo troppo sulla scia dell’entusiasmo ci siamo un po' disuniti, ma alla fine è arrivata la salvezza.

Per la prossima avventura si dovrà allontanare dalla “sua” Recco, dai suoi amici, insomma dal suo mondo.
Lo so. Ci sto già pensando. Ma se si vuole inseguire un sogno si debbono fare dei sacrifici.



 

26 / 06/ 19