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Un velo di tristezza nei suoi dolci occhi c’è. Ma lo nasconde bene, con il suo smagliante sorriso. Teresa Frassinetti ha infatti preso la fatidica decisione. Smettere di giocare.
«Ho deciso perché sento che è arrivato il momento». Dopo Rio, lo scorso agosto aveva annunciato il ritiro dalla nazionale: a testa alta, con l’argento olimpico al collo.
Ora volta pagina, con decisione.«Lavoro, vorrei mettere su famiglia, e continuare a giocare diventerebbe troppo».

Un troppo a denti stretti?
Certamente chiudere un capitolo importante della mia vita non è facile. Ho iniziato da ragazzina nelle giovanili del Camogli, poi sette anni a Firenze, poi il ritorno in Liguria a Rapallo e Recco, quindi Bogliasco gli ultimi tre anni. Con in mezzo la nazionale.

Soddisfazioni?
Tante ma anche delusioni. Lo sport è così: ma l’importante è esserci, è fare squadra. E condividere tutto con le tue compagne.

Lascare la pallanuoto però non significa lasciare la prestigiosa carica di vice presidente della FIN.
No, anzi il mio impegno in questo ruolo sarà maggiore. Ora dovevo condividerlo con troppe altre attività, con il risultato di rischiare di fare tutto male. Fare crescere la pallanuoto è un mio preciso obiettivo, anche se gli ostacoli ci sono e tanti. Ma bisogna crederci, come quando sei in vasca e lotti per cercare di portare a casa la vittoria.

Lei è stata eletta in quota atleti. Però oggi gli atleti non riescono a far decollare l’associazione giocatori come avviene in altri sport. Perché?
Domanda difficile con risposta altrettanto difficile. Il mondo della pallanuoto sembra quasi affascinato da quello che noi liguri chiamiamo mugugno: non essere mai contenti, sempre insoddisfatti, senza poi riuscire a dare un senso a queste insoddisfazioni. Ognuno va per se, ognuno pensa in piccolo. I problemi ci sono, inutile negarlo, e per risolverli bisogna essere compatti. Senza fare squadra non si va da nessuna parte.

 

13 / 05/ 17