Trentanove anni appena compiuti, nato a Prato, a otto anni era già in vasca nella cittadina dell'interland fiorentino. Poi dal 92' il salto nelle giovanili della Rari Nantes Florentia. Il 5 giugno del 1994 il suo esordio in Serie A1 con la società gigliata alla spalle di Luigi Di Paolo (Florentia - Ortigia: la prima palla la tocca parando un rigore a Parodi, rilancia a Tempestini che va in gol) , quindi fino al 96/97 si è alternato con Cesare Vio, diventando titolare della porta biancorossa dalla stagione ‘98. A Firenze resta fino al 2003, quando la Pro Recco allora presieduta da Fabrizio Parodi lo portò in Liguria, da quel momento non si è più mosso.    Oggi la storia si ripete, nel senso che sarà lui a dover dividere la porta con Marko Bijac, neo acquisto della Pro Recco, chiamato ad essere suo successore.

All'arrivo di Bijac cosa ha pensato?
Bijac? E' la conferma della grandezza di questa società, hanno fatto non bene ma strabene a comprare il portiere del futuro, un ragazzo che per esperienza, età, caratura tecnica e bravura era l’acquisto da fare. La Pro Recco aveva due portieri che assieme facevano 80 anni (41 Volarevic 39 io) non puntare su chi garantisse una continuità futura sarebbe stato folle da parte della società. Giusto sfruttare l’opportunità di prendere Bijac. Per quanto mi riguarda non guardo a Tempesti ma al bene della Pro Recco. Non mi interessa perdere giocando, ma vincere giocando e va anche bene vincere stando in panchina, diversamente dal passato. Alla fine la fortuna di avere grandi allenatori è quella di far giocare chi merita. Non c’è niente scritto, l’obiettivo è uno solo: la vittoria.

Quindi si rimette in gioco? Tanti al suo posto avrebbero considerato di cambiare club
Chi rinuncerebbe al Real Madrid se ti danno la possibilità di restare e confermarti? Nessuno mi ha chiesto di farmi da parte e avere un ruolo marginale, nessuno mi ha detto che sarò il secondo portiere. Saremo in due. Ho un obiettivo: vincere la Coppa dei Campioni. Ma la possibilità di vincere ancora è qui, a Recco. Nessuno si ricorderà che la Pro Recco ha perso con Tempesti che giocava, si ricorderanno che la Pro Recco ha vinto.

Però ci ricordiamo che a Budapest il Recco ha perso perchè Tempesti non giocava
A Budapest vi ricordate che Temesti non c’era e abbiamo perso? Non conta niente, contano i risultati per quanto mi riguarda, per l’età che ho e per quello che ho dimostrato conta la mentalità da ragazzino, la voglia di allenarmi, l'entusiasmo di mettermi in gioco che ho, anche per la nazionale. Dopo Rio quattro anni sembravano un’infinità adesso Tokyo è alle porte e quindi poter dimostrare di farcela, poi ho la serenità che ai miei 39 anni se non arrivassero questi risultati, ho avuto la fortuna di cavalcare l’onda più grande della storia della pallanuoto.

Dice che vuole vincere ancora: ma se avesse vinto questa Champions avrebbe continuato a giocare?
Sarebbe stato uno stimolo ulteriore seppure ce ne fosse bisogno. Purtroppo non abbiamo vinto ma non ha inficiato sul mio percorso futuro, avrei continuato a voler vincere indipendentemente dall’ultimo risultato.
Bisogna anche dire quest'anno appena trascorso è stata abbastanza "tranquillo" rispetto ai precedenti
Anno più tranquillo rispetto agli ultimi due, anche se ho avuto un’operazione al dito e sono stato ricoverato due settimane, ho avuto un’infezione, ancora fermo un mese e mezzo a metà campionato. I miei infortuni però non dipendono dall’età, sono arrivati perché ho avuto sfortuna: la retina cade sia a 20 anni che 60 anni a seguito di un colpo. Così con l’infezione e come tutti gli infortuni c’è il rischio che succeda. Nessuno di questi è dipeso dall'età o da un particolare logorio fisico.

Lei, Buffon, Valentino Rossi e poi ancora Zoff: non vi fermate mai
Prima ci si allenava in maniera diversa. Ma se hai la passione e capisci che il tuo lavoro è la tua passione, per assurdo sarebbe come non lavorare. Al giorno d’oggi non lavorare è un lusso guardando ciò che ti circonda. Vengo da una famiglia di lavoratori, che mi ha insegnato certi valori, il fatto di poter vivere di quello che mi piace è un valore aggiunto, una spinta ulteriore.

Non la preoccupano gli allenamenti intensi di Rudic?
Ho sempre lavorato come un pazzo senza mezze misure per compensare l'età che avanzava. Prima per raggiungere certi obiettivi e superare il più forte, poi gli anni che passano e i giovani che arrivano incalzanti. Non ho mai smesso di lavorare. Non c’è mai stata una stagione in cui ho pensato di rilassarmi anche perché per carattere non ho vie di mezzo: o spingo la massimo o smetto. Non posso pensare ad abbassare i ritmi neppure se faccio il secondo: vado avanti, non ho mezze misure.

Quindi Bijac è avvertito
Nei confronti di Bijac farò di tutto perché lui possa rendere al meglio in questa società. Cambiare squadra e lingua sicuramente non è facile, cercherò di fare in modo che la sua transizione sia più indolore possibile impegnandomi al massimo per dare a lui lo stimolo di fare sempre meglio. Non ci sarà nessuna rivalità, nessuna competizione perché abbiamo un mister che è in grado di gestire la situazione e perché avendo l’età che ho, c'è anche la voglia di aiutare chi si approccia a questa squadra, per arrivare al meglio possibile.

L'alternanza può aiutare?
Avere un grande allenatore servirà a gestirla al meglio sia che un portiere giochi un minuto sia tutta la gara, non c’è una formula esatta. Le partite le vivi al momento, il grande allenatore percepisce qualcosa e sa gestire quest'attimo, ci sono stati momenti in cui l’alternanza ha pagato e altri no, e altri in cui si doveva fare e non è stata fatta e non ha pagato. Questo è il valore aggiunto del grande allenatore.

Nella finale di Champions è stato sostituito. Che dire in merito?
In finale l'allenatore ha fatto quello che doveva fare: doveva dare una scossa alla squadra e quello che mi ha detto a fine partita abbracciandomi non era assolutamente una nota di demerito nei miei confronti, ma un modo per spronare la squadra in quel momento non stava girando come doveva. La scossa c’è stata, siamo arrivati sul 6-6. Non ho mai contestato le scelte, soprattutto in quest’occasione, se Vlado voleva dare una scossa c’è stata ed ha fatto bene a farlo. A giudicare con il senno di poi siamo tutti dei fenomeni ...

Ha un aneddoto su Rudic "sergente di ferro"?
Aneddoti su Rudic tanti, l’averlo avuto nell’età in cui ero in grado di sopportare certi carichi e certe pressioni è stato determinante per quello che sono stato in futuro. Peggio di un regime militare, se i militari avessero fatto quello che ho fatto, non so ... ma forse una metà buona avrebbe disertato. Il "militare" l’ho fatto per cinque anni: dal '96 al 2000, sono stato con lui, poi non mi portava alle manifestazioni, ma sapevo già che sarebbe andava così, quindi non mi lamentavo, consapevole che fosse un passaggio obbligatorio per arrivare a certi obiettivi.

Una filosofia simile a quella di Milanovic, o è un paragone errato?
Ci vuole un allenatore che ti faccia vincere. La vittoria è un fattore di tanti elementi, non c’è l’identikit dell’allenatore giusto o della persona corretta. Ci vuole l’allenatore che sappia individuare l’avversario e sappia far giocare la squadra nel modo giusto. Analizziamo gli episodi: per i successi, vittorie di scudetti e coppe non c’è una figura adatta. C’è un metodo e c’è chi ha la scintilla, vola, ma ricordiamo che ci vuole anche .... culo! Senza non si va da nessuna parte. A Barcellona ho vinto la Coppa dei Campioni con un gol da centrocampo di Madaras e in porta c’era Frano Vican, che è stato uno dei più forti della storia. Se non è un fattore "C" quello....

Foto ©CarloRinaldi

30 / 06/ 18

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