Federica chiama. E Stefano risponde. La Pellegrini, in arrivo a Genova per il Sapio, indica, in un’intervista al Secolo XIX («Il prossimo portabandiera azzurro ai Giochi? Non ho dubbi: Stefano Tempesti. Al di là della stima reciproca, è un grande atleta e una grande persona. Con il massimo rispetto per tutti gli altri, sono certa che lo meriti pienamente».),  Tempesti come portabandiera ideale alle Olimpiadi del 2020 di Tokyo e il portierone della Pro Recco, classe 1979, non si tira indietro.
Del resto la nomination è di quelle importanti: la Pellegrini è un monumento dello sport nazionale, ma è stata anche portabandiera a Rio.

L’investitura, dunque, è di quelle da prendere seriamente in considerazione:«Non sa il piacere che mi ha fatto leggere quelle parole di Federica – dice -. Poteva fare tanti nomi dello sport italiano, invece ha fatto il mio. Non so cosa succederà da qui al 2020. Ma ora sono ancora più stimolato ad esserci».

L’indicazione della Pellegrini non è una novità assoluta. Dopo le Olimpiadi di Rio, alla riconsegna della bandiera al Quirinale (nella stessa occasione c’era anche Tempesti con il Settebello, arrivato terzo), la nuotatrice indicò il portiere come suo successore.
Addirittura la Pellegrini aveva lanciato anche l’idea di un hastag: #stefanotempestiportabandieraatokyo.
Ma all’epoca l’estremo difensore sembrava convinto di non partecipare più ai Giochi.

Ma ora le cose sono diverse:«Dovevo ancora partire per Rio e Tokyo mi sembrava lontanissimo – dice oggi Tempesti che in Giappone raggiungerebbe le sei Olimpiadi -. Poi mi sono messo alle spalle quell’Olimpiade, l’estate scorsa è arrivata una chiamata all’ultimo per i Mondiali che è stata una gratificazione enorme. E così oggi se mi chiedono se vorrei esserci a Tokyo rispondo di sì. Ma sono anche realista. Devo fare i conti con l’età e anche con gli infortuni che ultimamente non mi hanno risparmiato anche se nessuno è legato all’aspetto anagrafico. Detto questo, se tra due anni e mezzo ci fosse mai bisogno di me e io fossi a posto fisicamente, sarei pronto a partire».
Intanto Tempesti pensa al rientro. L’inconveniente ad un dito della mano destra è superato:«Sono pronto, ma aspetto che sia l’allenatore a dirmi di rientrare».  (1: da il Secolo XIX)

 

08 / 11/ 17