Sulla strada dell'Iren Quinto che domani, ad Albaro (ore 17), andrà alla caccia del primo successo casalingo stagionale in A1 maschile, ecco la Rari Nantes Salerno, per una sfida che è ormai diventata una classica. Tra A2, A1 e Coppa Italia genovesi e campani, in questi ultimi anni, hanno infatti dato vita a scontri diretti dall'esito fondamentale per le rispettive sorti.

Tra i giocatori biancorossi che, nelle ultime stagioni, hanno sempre preso parte a questi confronti cruciali anche il trentenne Matteo Gitto, che indossa la calottina del Quinto per il quinto anno consecutivo.
«Le sfide contro il Salerno per noi sono diventate come dei derby - afferma il centrovasca - ora siamo soltanto a inizio stagione, ma si tratta comunque di una partita sentita, molto importante, in cui la vittoria per noi è d'obbligo. Ci attende un avversario temibile, che ha tre punti in più in classifica e che quindi potremmo agganciare. Nel Salerno ci sono giocatori esperti, atleti di spessore, bisognerà dare tutto per vincere e a motivarci ulteriormente è il fatto che siamo ancora a caccia del nostro primo successo in casa dall'inizio della stagione, ma sono fiducioso, perché so come stiamo lavorando e sappiamo perfettamente che, alla lunga, il lavoro paga, sempre».

Il Quinto è reduce da due nette sconfitte, contro avversari indubbiamente più attrezzati, come il Palermo, che aveva espugnato Albaro due settimane fa, e i campioni d'Italia del Brescia, che hanno avuto la meglio nella propria vasca sabato scorso. In entrambi i casi la squadra allenata da Jonathan Del Galdo ha tenuto bene il campo, giocando pressoché alla pari, nei primi due tempi, per poi accusare un passivo molto pesante nel terzo tempo.

«Brescia e Palermo sono obiettivamente forti - prosegue Gitto - stanno partecipando alle competizioni europee e sono senz'altro più avanti rispetto a noi sotto tanti aspetti. Questi blackout che abbiamo accusato sempre nel terzo tempo però devono farci riflettere, evidentemente dobbiamo iniziare a credere di più in noi stessi; questo vale per i più giovani, se sono in prima squadra significa che valgono, sono bravi e devono prenderne consapevolezza, ma vale per tutti, perché dalla crescita dei singoli passa quella di tutta la squadra, sotto ogni punto di vista: tecnico, tattico e fisico».

Matteo è ormai un veterano del gruppo, sospinto dall'entusiasmo di un ragazzino.
«Ho voglia di crescere e migliorare, sempre - conclude - e anche di superare i problemi fisici che ho avuto in quest'ultimo periodo. È vero che non ho saltato neppure una partita, ma ho sempre dovuto stringere i denti perché non ero al meglio per via di qualche inconveniente dovuto a infortuni». (1-da Il Secolo XIX)

12 / 11/ 21