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(intervista tratta da canottieriortigia.it/)

Quella tra Ortigia e Recco non è una partita qualunque. E non solo perché si tratta della sfida tra la seconda in classifica e la capolista pluriscudettata che domina da anni il campionato. Ortigia-Recco non è una partita qualunque perché, per la prima volta dopo 16 anni pieni di trionfi e gioie, Stefano Tempesti, attuale portiere biancoverde, affronterà il Recco da avversario. Il grande ex, il leggendario portiere, uno dei giocatori più titolati di questo sport, non difende più i pali della squadra entrata con lui nella storia della pallanuoto, ma anzi dopodomani si troverà dalla parte opposta per cercare di fermare i suoi ex compagni. Una sfida nella sfida, ma soprattutto uno di quei momenti che, nella vita di uno sportivo e di un campione, suscitano emozioni indimenticabili. Ne abbiamo parlato proprio con Stefano, a due giorni dal match.

Sabato, dopo 16 anni, per la prima volta sarà avversario del Recco. Che sensazioni prova?
Questa partita arriva nel momento migliore. Ci stiamo preparando per la seconda fase del campionato e questo sarà un test importante contro una squadra eccezionale. Personalmente dovrò riuscire a separare la parte emotiva da quella più tecnica o tattica. Di certo non sarà facile affrontare Recco, però sono anche molto sereno riguardo al lavoro che abbiamo fatto qui in questo ultimo mese, in vista di quello che ci aspetta in futuro.

Ha sentito i suoi ex compagni di squadra in queste settimane?
Sì, li ho sentiti un po’ tutti a più riprese durante gli europei, per fare a loro i miei in bocca al lupo. Sono compagni di squadra da una vita, nel Recco e in Nazionale, sono ragazzi che ho visto crescere, essendo io più vecchietto rispetto a loro. C’è un rapporto speciale con tutti. Certo, sabato saremo avversari ma la stima, il rispetto e l’ammirazione per quello che stanno facendo sicuramente rimangono.

Radio vasca racconta che le sfide sui tiri in porta che faceva dopo gli allenamenti a Recco, così come anche qui all’Ortigia, le vincesse tutte. E’ pronto a chiudere la porta e a vincere queste sfide anche in partita?
Non è che si dice…le vinco sempre davvero (ride ndr). Certo, poi la partita è un’altra cosa, siamo consapevoli dell’avversario che andiamo ad incontrare, però la nostra bravura dovrà essere quella di non avere alcuna sudditanza psicologica nei confronti del Recco. Chiunque sia l’avversario, noi dobbiamo affrontarlo sempre allo stesso modo. Così come abbiamo affrontato il Brescia, affronteremo anche il Recco e le partite successive, con la consapevolezza che la caratura dell’avversario di dopodomani è massima, il top nel mondo.

Come si gestisce una partita simile contro una squadra imbattibile? Si cerca di limitare i danni?
Secondo me, più che limitare i danni dobbiamo cercare di migliorarci, di sfruttare anche occasioni come questa, sfruttare proprio il fatto che davanti abbiamo una squadra così forte, per poterci migliorare. Perché se tu dai il massimo contro la Pro Recco e riesci anche, in alcune situazioni, a fronteggiare un’armata di questo tipo, poi qualunque avversario sarà più facile da affrontare. Dobbiamo quindi trovare gli aspetti positivi anche in questa che obiettivamente è una partita difficile che ci può far crescere. La chiave giusta è andare in acqua con uno spirito costruttivo e non di rassegnazione.

C’è in lei un minimo di sentimento di rivalsa nei confronti del Recco o di Rudic, visto che l’anno scorso hai avuto meno spazio e hai scelto di andar via?
No, quello proprio no. Non l’ho mai avuto in carriera e non ce l’ho nemmeno adesso. Io il lunedì e il martedì mi alleno con loro e li vedo tutte le settimane, ho un rapporto splendido con il presidente, con la società, con i ragazzi, con l’allenatore, con tutti. Non c’è alcuno spirito di rivalsa. Ho vissuto i 16 anni più belli che un atleta potesse vivere in una società, quindi da parte mia c’è solo gratitudine e voglia di dimostrare che la fiducia che mi è stata data in tutti questi anni è stata ben riposta. Nessun sassolino da togliersi, nessuna rivalsa.

L’Ortigia nel 2019 ha chiuso con un po’ di stanchezza, per via dei tanti impegni, riuscendo però a vincere comunque a Roma con la Lazio e a restare in seconda posizione. Adesso, dopo questa sosta, la condizione com’è?
La condizione è buona. Abbiamo fatto un mese di preparazione intensa, ci aspetta un febbraio da panico, perché sarà il crocevia di tutta la stagione, però siamo pronti, ci stiamo allenando proprio per questo. Sicuramente non sarà un problema fisico quello con cui dovremo fare i conti, ma semmai di tenuta mentale, di gestione delle emozioni che proveremo in tutte queste partite e nel poco tempo che avremo tra una partita e un’altra.

Una battuta sul Settebello, uscito ai quarti agli Europei. Involuzione, sfortuna o cos’altro?
Nessuna involuzione. Certamente quando il livello diventa così alto e sei campione del mondo tutto è più difficile. Perché tutti ti studiano e ti prendono ad esempio. Arrivare a un Europeo da campione del mondo può essere un’arma a doppio taglio, perché sei la squadra che tutti vogliono battere per poter dire di aver sconfitto i campioni del mondo. Ma il livello dell’Italia rimane altissimo in ogni ambito, a partire dall’allenatore e dalla dirigenza fino ad arrivare all’ultimo dei giocatori. Ci sta di perdere, peraltro si è perso contro la squadra che poi ha vinto il bronzo. A volte le partite sono fatti di episodi, come è successo nei quarti contro Montenegro, ma l’Italia è una squadra fortissima che può e deve puntare a vincere la medaglia d’oro alle Olimpiadi.

31 / 01/ 20