La commozione ha il sopravvento nel momento in cui Silvia Motta racconta della sua decisione. La pandemia ha accelerato i tempi e lasciare la pallanuto a 32 anni (compiuti lo scorso 31 gennaio), dopo averla praticata ininterrottamente, e sempre ad alto livello, per 18 anni non è facile
«Mi sarebbe piaciuto portare a termine la stagione prima di chiudere. La pallanuoto ha fatto parte della mia vita. Mi ha permesso di vivere in posti diversi e di conoscere tantissime persone che mi hanno lasciato ricordi indelebili che non dimenticherò mai. Dopo tanti anni di sacrifici ho bisogno di nuovi stimoli e di pensare al mio futuro anche a livello personale».
Una scelta di vita dunque quella di Silvia Motta, lombarda di Varese che ha cominciato piccolissima a frequentare le piscine.

«Ho cominciato nuotando nell'Ispra. I risultati faticavano ad arrivare e mio padre che era allenatore di pallanuoto, provò ad avviarmi a questa disciplina. All'inizio non mi piaceva. Ricordo i pianti. Poi, col tempo me ne sono innamorata». 

Nel 2007, a 19 anni, è in prima squadra col Varese Olona guidato da Jacopo Bologna. Rimane a Varese sino al 2010 poi inizia a peregrinare per mezza Italia. Approda prima a Catania con Pierluigi Formiconi allenatore. Gioca a fianco, tra le altre, di Martina Miceli, Tania Di Mario, Joanne Begin e Blanca Gil. Qui vince il suo unico scudetto e la prima di due coppe Italia (la seconda con la SIS Roma nella stagione 2018/2019). Poi approda a Padova ed a Firenze. Gioca anche in Liguria, con l'Imperia. La vuole in squadra Marco Capanna e con lui in panchina vincerà la Coppa Len. Arriva anche la Nazionale e con la squadra azzurra conquisterà l'argento in World League, in Cina, a Kunshan, perdendo, dopo aver tentato un'impossibile rimonta, in finale con gli Stati Uniti
Silvia ricorda con piacere quei periodi, ma non nasconde il rammarico per non essere mai riuscita a staccare il pass per le Olimpiadi: 

«Ho partecipato agli europei con la maglia della Nazionale, ma non sono riuscita ad arrivare all’Olimpiade che era il mio sogno. Devo dire con una punta di amarezza che non sono soddisfatta al cento per cento della mia carriera. Al momento giusto probabilmente non sono stata troppo decisa e mi sono lasciata scappare una grande occasione. Alle più giovani dico sempre che le occasioni non vanno perse. Il treno passa solo una volta nella vita. Ci devi credere fino in fondo, lottare e combattere per i tuoi sogni». 
In A1 Silvia Motta ha poi giocato tre stagioni a Cosenza prima di approdare, nel 2018, alla SIS Roma.  

«Ringrazio il presidente Flavio Giustolisi per avermi dato la possibilità di poter approdare sin qui ed avermi consentito di far parte di un gruppo speciale nelle mie ultime stagioni di atleta. Ringrazio anche Marco Capanna che in questi 6 anni mi ha dato la possibilità di confrontarmi, migliorare i miei difetti e lottare per alti obiettivi. I miei ringraziamenti –conclude Silvia Motta– vanno alle mie compagne di squadre che sono diventate la mia famiglia. Ricorderò con affetto ogni sguardo, ogni abbraccio ed anche ogni cazziata. Con loro è stato tutto magico e ci sarò sempre per ognuna di loro».

Anche il presidente Giustolisi ci tiene a salutarla con affetto ed ammirazione.
«Perdiamo una ragazza d’oro ed un atleta esemplare che ha fatto del sacrificio, dell’impegno e della dedizione la sua caratteristica in questi 2 anni che è stata in squadra con noi. Sarà davvero molto difficile sostituirla».
Silvia ha un cuore unico, una grande motivazione, ed è estremamente seria e professionale in tutto ciò che fa. E’ per questi motivi che rimarrà all’interno della famiglia della SIS Roma sotto altra veste.

Silvia Motta nella foto di Luigi Mariani

16 / 06/ 20