Il regalo di Natale lo ha ricevuto prima che fosse il momento di scartare i doni. Ma è stato uno di quei regali che proprio non ti aspetti: diventare il capitano della Nazionale.
A Silvia Avegno il ct del Setterosa Paolo Zizza non lo aveva nemmeno preannunciato. Glielo ha semplicemente comunicato modificando quello che era stato il modus operandi degli ultimi tempi: non più elezione democratica del capitano con voti di tutte le atlete, ma scelta tecnica. Cambia, dunque, la fascia che però resta in Liguria. Avegno, 23 anni da Sori (ex anche del Rapallo) in forza alla Roma, succede alla rapallese del Padova Elisa Queirolo che resta in azzurro.
Con questo nuovo assetto il Setterosa si presenterà a Trieste da domani per giocarsi la qualificazione ai Giochi di Tokyo.

Avegno, per gli addetti ai lavori la sua nomina a capitano è stata una sorpresa. Per lei?
«Per me pure (sorride). Ma sono davvero orgogliosa e felicissima. Non me lo sarei aspettato. È tutto molto gratificante, tanto più arrivare a questo ruolo dopo due mostri sacri come Tania Di Mario ed Elisa Queirolo».

Loro erano un po' più anziane di lei, però, quando sono diventate capitano...
«Vero, ed è anche per questo che è stata una sorpresa. Sono pronta ad assumermi le mie responsabilità».

In gruppo ci sono ragazze con più esperienza, le sembra strano?
«All'inizio sì. Ma è anche vero che questo è davvero un grande gruppo. Farò il *capitano, non mi tirerò indietro, ma so di avere attorno a me persone eccezionali».

Chi è stato il primo a sapere che lei era il nuovo capitano del Setterosa?
«Mio fratello Alessandro. Abbiamo un ottimo rapporto: da sempre mi sta vicino in ogni cosa, spesso ha creduto molto di più lui in me che io in me stessa. Appena gliel'ho detto è stato felicissimo. Mi ha detto che solo con la dedizione si possono avere grandi cose».

A proposito, è vero che lei è maniacale al punto da ripetere alla noia certi movimenti?
«Vero (ride), sono fatta così, determinata per carattere. Voglio crescere, ma so che ci si riesce solo attraverso il lavoro. E comunque a certi livelli siamo tutti un po' così».

Un suo ex allenatore, Luca Antonucci, dice che le servirà anche caratterialmente questo ruolo...
«Ha ragione. Non vivrò questo ruolo come un peso. Sentire tutta questa fiducia attorno a me mi aiuterà a crescere. Del resto so che devo migliorare».

Facciamo un passo indietro. Qualcuno dice che dopo le prime convocazioni in azzurro da ragazzina era un po' stressata...
«Erano accadute tante cose tutte insieme: il salto in A1 dalle giovanili e poi l'azzurro. Ho avuto qualche difficoltà, avevo bisogno di adeguarmi. Direi che ci sono riuscita».

Sarebbe stato un peccato mollare, mai pensato di farlo in quel periodo?
«No, ho avuto solo bisogno di trovare nuovi ritmi ed equilibri nella mia vita. Direi che ho fatto bene a stringere i denti».

Ora caccia alla qualificazione olimpica. Come procede la preparazione?
«Stiamo lavorando moltissimo. Questo è un gruppo che non può non andare a Tokyo. C'è la concorrenza, sappiamo che a Trieste sarà da dentro o fuori. Ma qui non ci si risparmia».

Siete rimaste in collegiale anche a Natale anche se non era previsto...
«È stato tutto molto strano, particolare. Il giorno di Natale abbiamo fatto anche doppio allenamento. Ma ci siamo fatte il nostro pranzo e abbiamo pure giocato alla tombola. Una volta ho anche vinto. Gliel'ho detto: questa è come una famiglia».

A Trieste, però non si potrà sbagliare. Voi vi state allenando molto, ma potrebbe mancarvi la partita visto che la A1 quest'anno non prevede retrocessioni e avete giocato poco?
«Le partite di campionato le ho trovate sullo stesso livello del passato. Ognuno ha i propri obiettivi e non ho visto squadre che vivacchiano. Sul fatto di non aver giocato molto credo che anche le altre squadre siano nella stessa situazione. Ce la giocheremo con Grecia, Ungheria e Olanda. Sono Nazionali attrezzate, temibili. Ma anche loro dovranno avere paura di noi».
(1- da Il Secolo XIX)



 

18 / 01/ 21