Un tema caldo: le nuove regole in fase di sperimentazione. E il meglio del mondo per discuterne. Perché, se in ballo c’è lo stravolgimento del più antico sport olimpico di squadra (riduzione di un giocatore e mini pallone, innanzi tutto), al dibattito servivano le opinioni di personaggi di primo piano della scena mondiale. Gli intervistati vanno da Rudic a Campagna, da Savic a Benedek, da Tempesti ad Attolico e molti altri ancora, ct e giocatori che hanno fatto la storia della pallanuoto o atleti di livello che sono da poco passati dietro una scrivania (Felugo) o a guidare club prestigiosi in panchina (Vujasinovic, Angelini). Infine, Gianni Lonzi, presidente delle commissioni tecniche di Fina e Len.

Nessuno si schiera per il sì alla rivoluzione, solo Nando Pesci spiega che potrebbero essere uno strumento didattico a livello giovanile. Qualcuno è blandamente aperturista («sondiamo il pubblico»). La maggioranza è per il no secco. Una possibile innovazione (che a quanto pare ha soprattutto motivazioni produttive-commerciali: unificare le dimensioni dello strumento-pallone per tutti, maschi, femmine e bambini) è considerata praticamente da tutti una follia. Una regola attuale, l’alzo e tiro dai 5 metri, non piace a nessuno.
Ma chi dirige la pallanuoto mondiale ed europea non se n’è accorto.

E, soprattutto, discutendo di regole e faccende tecniche, si sconfina quasi sempre su un altro piano: la pallanuoto ha bisogno di marketing e immagine, di progetti di rilancio, ha la necessità di acchiappare media vecchi e nuovi. Come una berlina d’alta gamma pubblicizzata e venduta male. Salvo eccezioni: Olimpiadi e Mondiali. E solo in alcuni Paesi: Ungheria e nazioni slave, innanzi tutto.

Facile, no? Se ne sono accorti tutti, gli attori della pallanuoto – giocatori, tecnici, un bel po’ di dirigenti, giornalisti – qual è il cuore del problema. I tromboni della pallanuoto mondiale no. Loro provano ad ammazzare uno sport di squadra ad alto tasso spettacolare quando la cura è chiara a tutti: saper confezionare e vendere il prodotto, non inventarsene un altro.

Ps: la pallanuoto femminile è in crescita, questo lo hanno capito anche i tromboni che portano in giro se stessi per tribune e banchetti. Ma cavalcare l’onda della waterpolo rosa non significa affondare l’altra, quella maschile.

Nella foto, Tom Hoad, guru della pallanuoto australiana, mentre assiste ad una partita di coppa FINA a Budapest.

09 / 10/ 16