«Quando te lo trovi davanti e vuoi tirare ti mette in soggezione, non finisce mai». Così Alessandro Calcaterra ne parlava un paio di anni fa, quando iniziavano ad allenarsi assieme.
Gianmarco Nicosia aveva poco più di 17 anni e già impressionava un campione del calibro di Sandrone per la sua capacità di sbarrare la porta agli avversari.
Classe 1998, “Gimmo”, come lo chiamano gli amici, si sta facendo largo tra i big della pallanuoto a suon di parate. Tutto comincia quando a 4 anni i genitori decidono che deve imparare a nuotare. A lui piace e continua con piacere a differenza di tanti bambini spesso obbligati. A 10 anni un amico del padre gli presenta la pallanuoto, il fisico c’è, le basi natatorie non mancano, perché non provare?
Gianmarco si diverte, anche il giorno che si mette tra i pali per sostituire il compagno infortunato. Tutto sotto gli occhi di Mino Di Cecca, suo primo coach alla Lazio e talent scout della pallanuoto capitolina. Passa qualche tempo e l’allenatore gli parla chiaro: «Fai fatica nelle fasi di transizione repentina, proviamo in porta?»
Spesso la vita cambia per delle intuizioni, così è stato anche stavolta. Tanto lavoro per le gambe, il fisico già imponente fa il resto, ed ecco servito il portiere del futuro. Comincia a farsi notare e viene selezionato tra i giovani azzurri di categoria, l’apice lo tocca con l’argento mondiale under 20 del 2015.
«Qualche soddisfazione me la sono tolta», confessa con un sorriso frenato dalla sua estrema riservatezza. Ma con serenità e consapevolezza di aver intrapreso la strada giusta non nasconde anche i momenti più difficili. A scuola ad esempio.
«Negli anni scorsi ho avuto grossi problemi, gli insegnanti non riuscivano a capire i sacrifici che stavo facendo per conciliare le due cose». Già, perchè la vecchia guardia dei docenti ancora non considera lo sport come elemento formativo della persona al pari dell’istruzione. Cambia quindi scuola dopo aver perso un anno, «Ora mi trovo bene, riesco a conciliare le due cose», dice muovendo il baffetto che tenta di mascherare la giovane età unito all’espressione sorniona che ricorda un pò l’Ugo Tognazzi degli anni ’60. Di più, almeno una volta a settimana è in acqua alle 7 del mattino, prima delle lezioni.
Gambe, gambe e ancora gambe, l’imperativo per un portiere. Anche per questo gran parte dell’allenamento è separato dal resto della squadra. Per fortuna che l’intesa con Tommaso Brandoni, suo alter ego tra i pali della Roma Vis Nova, è perfetta.
«Ci alleniamo bene insieme, c’è molta complicità – racconta – sono stato fortunato ad avere lui che è praticamente mio coetaneo, se avessi avuto un compagno di ruolo più grande avremmo per forza di cose condiviso meno dal punto di vista personale e sarebbe stato molto diverso. Con lui invece siamo amici anche fuori della vasca – continua – e spesso usciamo assieme».
Probabilmente quindi avrà condiviso anche con lui l’emozione dell’esordio con il Settebello. Che arriva dopo varie chiamate. Ha dovuto aspettare un po’, ma considerando la giovane età è comunque tutta esperienza farsi “torchiare” da Sandro Campagna assieme ai campioni. Poi, 3 mesi fa, il CT gli da via libera nell’ultima frazione di Italia-Georgia in World League a Busto Arsizio. «Non era concordata la cosa, però un pò me l’aspettavo, la squadra giocava bene e avevamo un buon vantaggio, butto via tutto e mi tuffo senza pensare a niente». Nemmeno il tempo di sentire tremare le gambe quindi, subito in acqua e concentrazione massima per non deludere il tecnico. Gioca bene, e, ironia della sorte, prenderà un solo gol in tutta la frazione, dal suo compagno di club Andria Bitadze.
Ma l’esordio da titolare non si fa attendere troppo, meno di una settimana fa, di nuovo contro la Georgia. Stavolta è diverso, la squadra è totalmente sperimentale con oltre metà del roaster all’esordio. Più difficile, ma il giovane Nicosia non delude nelle 2 frazioni prima di ricevere il cambio, stavolta programmato.
In ogni caso indossare la calottina numero 1 del suo idolo resterà comunque un ricordo indelebile.
«Se devi avere un modello a cui ispirarti deve essere il top, altrimenti non ha senso - dice – attualmente Tempesti lo è in maniera indiscutibile, e credo lo sarà ancora. Anche Bijac mi piace molto, davvero forte, ma per caratteristiche siamo molto lontani. Lui è meno imponente e più esplosivo, io come Stefano sono più fisico, tendo a coprire di più la porta».
Sa che ha tantissima strada ancora da fare. Non lo dice, forse per scaramanzia, sicuramente per non apparire eccessivamente sfrontato, ma un pensierino ai mondiali di Budapest lo sta facendo come secondo di Del Lungo, visto che Tempesti si è chiamato fuori dalla nazionale, almeno per il momento.
Prima avrà un altro impegno, l’esame di maturità lo aspetta. Testa sui libri, poi anima e corpo alla conquista della calottina numero 13

 

19 / 04/ 17

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