In piscina dalla nascita. Prima per seguire Christian di 11 anni più grande, poi le prime bracciate, infine il pallone e le partite. Si ritaglia i suoi spazi fino alla soddisfazione più grande, una medaglia olimpica con il fratello. Nicholas Presciutti ormai non è più una promessa, ma una realtà della pallanuoto azzurra.

Una scelta o un percorso di famiglia?
Sono nato a bordovasca, praticamente. Mia madre accompagnava Christian tutti i giorni agli allenamenti ed io (e il fratello minore Daniel, giocatore del Torino, ndc) ovviamente con lei. A tre anni il nuoto come tanti bambini, poi a otto arriva la pallanuoto, anche se ovviamente sono partito col vantaggio di sapere bene cosa stavo facendo rispetto ai miei compagni.

Si è mai sentito “il fratello di Presciutti”?
Ho sempre cercato di andare per la mia strada ma per forza di cose ho dovuto anche fare in conti con queste voci. C’era sempre chi pensava che ero lì grazie a mio fratello, è anche vero che qualche volta gli allenatori mi davano una possibilità in più, il classico “vediamo se è bravo anche lui”. Ma comunque dopo il primo approccio se non lavori duro vieni tagliato, c’è poco da fare. Poi arrivato in A2 le cose si facevano più serie e mi sono ritagliato i miei spazi.

Il vostro rapporto, dal punto di vista puramente pallanuotistico?
Da piccolo mi dava tanti consigli, poi a casa avevamo una piscina, per cui ogni occasione era buona per tuffarci, ed erano botte (sorride). Crescendo è nata anche la rivalità soprattutto quando giocavamo contro, ma sempre in maniera sana, battutine e cose simili. Lui per me è sempre stato un modello, anche se abbiamo ruoli diversi, ora giocare insieme è una bella cosa.

Negli ultimi anni il suo ruolo è cambiato
Nasco attaccante esterno anche se provavo un po’ tutti i ruoli. La svolta è arrivata a Brescia. Sandro Bovo mi vedeva difensore sia da un punto di vista fisico che della determinazione e così abbiamo iniziato a lavorare in questo senso. Mi ha convinto anche in chiave Nazionale, c’erano molte meno possibilità per me nella posizione in cui giocavo, se volevo avere uno spazio tutto mio poteva essere una buona occasione.

Si può dire che Bovo ci ha visto giusto
I primi tempi sono stati duri, pochi gol, prendevo subito i tre falli e andavo fuori, poi pian piano ho imparato a gestire le situazioni e le cose sono andate decisamente meglio. Ora mi sento difensore a tutti gli effetti anche se quando devo dare una mano in altre posizioni non mi tiro assolutamente indietro, soprattutto quest’anno che stiamo avendo un po’ di problemi per le tante assenze.

Il suo rapporto con l’azzurro…
Ho partecipato ad alcuni collegiali dopo gli Europei Juniores di Stoccarda, il primo in assoluto fu con il gruppo storico: con  Di Fulvio e Fondelli eravamo i più giovani. L’esordio è arrivato a fine 2012 in World League contro la Russia. Ricordo la grossa emozione, soprattutto quando ci fu da tirare un rigore e tutti i compagni più grandi mi dissero di andare a batterlo. La palla era pesantissima in quel momento per la tensione ma per fortuna andò bene e fui contentissimo.

...e con Bovo e Campagna
Tecnicamente sono molto simili. Entrambi conoscono benissimo gli avversari e preparano le partite minuziosamente, sai sempre cosa fare in ogni situazione. Dal punto di vista personale sono molto diversi ma dipende ovviamente dal ruolo che hanno. Con Bovo c’è un rapporto quotidiano, c’è una conoscenza maggiore, ti guarda negli occhi e ti capisce. Campagna invece ci vede solo in alcuni periodi e per pochi giorni, un po’ di più durante la preparazione per le manifestazioni, ma il suo lavoro impone di dover scegliere i migliori in quel momento, non può assecondare più di tanto le emozioni personali per la figura che riveste.

Si aspettava di andare a Rio?
Mi sono impegnato tanto durante la preparazione. Venivo da un infortunio che mi aveva fatto saltare gli Europei di Belgrado ed ero un po’ demoralizzato. Il torneo non andò benissimo (sesto posto, ndc), è lì mi è scattata la molla pensando che lavorando duro potevo convincere il CT. Poi un po’ per merito mio, un po’ magari demerito degli altri sono riuscito a rientrare nei 13.

Ora ci sono i Mondiali, ma prima due Final Six che arrivano a ridosso della vittoria sul Recco
Sono due impegni a cui teniamo molto, ci stiamo preparando al meglio sapendo che possiamo giocarcela contro tutti. La vittoria di 10 giorni fa ci ha solo dato maggiore convinzione, ma se vogliamo non siamo secondi a nessuno. Anche durante il girone finale di Champions League abbiamo giocato sempre ad alti livelli nonostante le sconfitte che non rispecchiavano quanto fatto in vasca. Non partiamo assolutamente battuti, anzi, c’è la consapevolezza di poter dare una soddisfazione ai tifosi.

A proposito di tifosi, durante le partite casalinghe la vostra piscina non si può dire sia vuota
È una sensazione davvero piacevole, soprattutto quando si fa il paragone con tante altre vasche semideserte. E poi è bello girare in città ed essere riconosciuti, abbiamo un discreto seguito grazie ad un gran lavoro fatto sulla comunicazione. In questo Piero Borelli è un maestro, riusciamo ad avere anche solo qualche riga tutti i giorni o quasi sui giornali. Credo che il punto focale del problema sia tutto lì, a livello di movimento non sappiamo comunicare

Per chiudere, obiettivi di lungo periodo?
Far diventare Christian “il fratello di Nicholas”!

 

17 / 05/ 17