Un lungo collegiale alle Naiadi di Pescara in cui ha testato tanti giovani. Poi la trasferta a Ruza dove il Settebello ha ceduto solo alla Serbia centrando un argento in Word League che fa tanto morale. Dalla Russia a Barcellona per i 25 anni della finale olimpica del ’92 in una partita celebrativa contro gli iberici, poi direttamente a Siracusa dove ci saranno gli ultimi test e il Torneo Sei Nazioni con Croazia, USA, Russia, Grecia e Australia per scegliere i 13 che staccheranno il biglietto per i Mondiali di Budapest tra meno di 20 giorni.
Un programma estremamente intenso che Sandro Campagna ha studiato per arrivare al meglio all’appuntamento dell’anno, ma con un occhio e anche più al futuro.

Quanto è ancora in progress il suo Settebello?
Abbiamo impostato il lavoro su due binari paralleli:  alla programmazione a medio e lungo termine inevitabilmente bisogna fare i conti  con il fatto che siamo  l’Italia e da noi ci si aspetta sempre  un risultato di rilievo. Questo costa tanto in termini economici, organizzativi, oltre che di collaborazione e sinergia con le società. Ovviamente abbiamo testato molti giocatori in chiave futura  e questo lavoro sta pagando e pagherà per la loro maturazione. Siamo work in progress giustamente, quindi verifichiamo volta per volta chi può essere già pronto per l’inserimento in squadra e chi avrà bisogno di ulteriore lavoro.

A che punto è la preparazione per i Mondiali? Dopo la partita con la Serbia ha parlato di 85%, in senso generale cosa manca ancora?
Stiamo lavorando sull’aspetto atletico, ci manca ancora fisicità e potenza nelle ripartenze anche se devo dire che abbiamo fatto 3-4 partite di buon livello da un punto di vista del contenimento di avversari molto forti. La percentuale era riferita nello specifico alla Serbia, per arrivare a loro manca velocità negli automatismi che loro hanno e a cui dobbiamo puntare con il lavoro quotidiano fatto di intensità e attenzione particolare.

A tale proposito che mondiale si aspetta dal punto di vista della tolleranza arbitrale?
La tendenza è quella di fischiare il meno possibile per non interrompere il gioco, contrariamente a quanto stabilito dopo le Olimpiadi di Londra, per cui si favorisce il gioco estremamente fisico e le due mani addosso, evitando le troppe simulazioni di cui si è abusato. Si dovrebbe trovare il giusto equilibrio, cosa non facile, quindi il fischiare poco credo sarà una costante anche in questi mondiali. Se vogliamo anche nel calcio si tende a ridurre le interruzioni, c’è l’arbitro che capisce la situazione e quello che lascia correre, ma in entrambi i casi vengono usati i cartellini gialli e rossi, cosa che da noi succede molto poco con il rischio che si fatichi a contenere un’eventuale escalation e la partita sfugga di mano in pochi secondi.

Dal punto di vista tecnico che mondiale sarà?
Le due squadre che hanno vinto oro e argento sono sempre quelle da battere. Dietro di sicuro c’è l’Ungheria, una squadra forte con tanti giocatori che hanno vinto la Champions League acquisendo esperienza e consapevolezza internazionale, e non ultimo fattore, gioca davanti al proprio pubblico. Poi ci siamo noi che stiamo costruendo qualcosa di nuovo cambiando alcuni uomini chiave, ma i sostituti mi stanno dando ottime speranze sul fatto che anche il nostro potrà essere un mondiale da protagonisti.

Sara anche l’ultimo  in cui vedremo la pallanuoto che tutti conosciamo?
Parteciperò  al congresso tecnico di Budapest assieme a Rudic e a tanti altri personaggi di rilievo perché è giusto essere presenti e dire la propria su argomenti così importanti. Non so che piega prenderanno le votazioni, sono molto curioso di vedere cosa succederà prestando molta attenzione agli sviluppi.

Tornando a casa nostra, l’Italia negli ultimi anni ha avuto Silipo, poi Felugo, infine Presciutti in cabina di regia. Ci sarà un nuovo cervello in squadra o ha intenzione di cambiare impostazione di gioco?
Sono tre elementi straordinari, senza dimenticare che con Silipo c’è stata un’altra grande mente come Angelini. Diciamo che l’italia e sempre stata una nazione con grandi pensatori, attualmente stiamo rinnovando, i più evoluti sotto questo aspetto sono ancora giovani e devono crescere ancora un pò prima di poter guidare la squadra. In linea generale prima c’erano forse degli uomini di punta in tal senso, ora devo dire che c’è maggiore omogeneità, per cui  sarà il collettivo il leader del gruppo.

Volarevic: una certezza o l’unico assieme a Del Lungo a dare certezze?
Entrambe. Non scopro io il suo valore e le sue capacità tecniche, dimostra ogni anno di essere sempre protagonista, nella Sport Management come nell’Acquachiara e nel Recco quest’anno. E poi è prezioso nel lavoro con i giovani che possono imparare tanto allenandosi con lui. Dietro i due portieri ci sono grandi potenzialità, dei ragazzi del ’98 e ’99 molto interessanti che potranno fare bene, ma che devono lavorare e crescere a livello internazionale, in questo sono molto fiducioso per il futuro.

Dal più anziano al più giovane: dal 2014 ad oggi Velotto non è mai mancato nelle convocazioni assieme a Di Fulvio. Quanto sono cresciuti?
Velotto deve esprimere ancora gran parte del suo potenziale, da bravo giocatore deve diventare protagonista assoluto, Di Fulvio è quello che ha fatto maggiori progressi nel tempo ma ha ancora grossi margini di miglioramento. Entrambi come tutti gli altri giovani lanciati nel 2014 stanno facendo un percorso che deve portarli ai massimi livelli, ognuno nel proprio ruolo.

 

02 / 07/ 17

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