Classe 1994, tra i centroboa scelti da Sandro Campagna per partecipare ai test in vista dei Mondiali di Budapest. Ma non solo. A Tokyo potrebbe servire un ricambio generazionale, 3 anni non sono tanti ma nemmeno pochi. Tommaso Busilacchi sa che deve iniziare a lavorare da subito per essere pronto a giocarsi le sue carte.

Con quale spirito affronta il raduno pescarese?
Con la consapevolezza di dover dare tutto per cercare di entrare in pianta stabile nel giro. Non sarà facile ma non ci possono essere altre aspirazioni se non quella di giocare nella nazionale.

L’esperienza ungherese sarà d’aiuto?
Sicuramente. è stato un anno davvero bello, formativo sia dal punto di vista tecnico che da quello personale e umano. Sono andato via di casa molto giovane, ma trovarmi in un paese diverso dal nostro è stato come rivivere le emozioni e le sensazioni di quel distacco, arricchendomi sia professionalmente che umanamente. Lì ovviamente parlavo in inglese, la lingua locale è complicatissima, sono riuscito ad imparare poche parole base da comprendere durante i time out, nonostante tutti i miei compagni e l’allenatore parlassero benissimo l’inglese in quei pochi secondi non deve sfuggire niente ovviamente. Per il resto non sono assolutamente in grado di dialogare in magiaro

Torniamo un po’ indietro. A 15 anni saluta Osimo e si trasferisce a Como. Dalla cultura di mare alla cultura del lago, belle entrambe ma profondamente diverse
Tutto nasce durante un torneo estivo che stavo giocando a Genova. Stefano Piccardo era lì, mi ha notato e mi ha proposto di raggiungerlo nella squadra lariana. Fu quella la prima esperienza di vita lontano dalla famiglia. A Como per fortuna ho incontrato tante persone con le quali ho istaurato subito ottimi rapporti, facilitandomi molto nell’ambientamento. Mi mancava il mare, questo si (sorride, ndc)

Nemmeno 23 anni e già un bel po’ di esperienza. E dire che il suo sport era tutt’altro all’inizio
È vero, giocavo a calcio e mi piaceva tanto. Poi mi infortunai all’anca e i medici mi dissero che dovevo nuotare per poter riprendere la funzionalità ottimale e quindi mi tuffai in piscina. Non conoscevo la pallanuoto, le Marche non hanno una grossa tradizione pallanuotistica come in Liguria, Campania o Lazio. Provai per curiosità a 11 anni, mi piacque, ed eccomi qui

Ha iniziato tardi ma ha bruciato le tappe. Quanto hanno contribuito i suoi allenatori?
Sono stati fondamentali. Il primo ad alti livelli è stato Stefano Piccardo, ho avuto un rapporto bellissimo con lui, i primi insegnamenti a Como sono stati suoi. Poi è arrivato Ratko Stritof, un campione in vasca, e da allenatore ha messo molto della sua esperienza fatta di tecnica individuale, gambe e fisicità. Un modo di giocare diverso dal precedente ma altrettanto efficace.

La crisi economica non ha dispensato il simpatico club lariano. Dopo un buon campionato in A1 sono stati costretti a ripartire dalle serie minori
Un peccato davvero. Sono andato via dopo 5 anni, alla Sport Management. Un gioco diverso rispetto al precedente, più aggressivo forse. Abbiamo fatto un bel campionato nonostante abbia avuto alcuni problemi personali.

Infine l’Ungheria. Voluta o capitata?
Capitata, poi voluta. Il Debrecen mi chiamò una prima volta, io glissai un po’ a dire il vero perché non volevo allontanarmi. Poi le strade con la Sport Management si sono divise, ho avuto altre proposte e contemporaneamente una nuova telefonata in lingua magiara. A quel punto ci penso seriamente e decido di trasferirmi. Col senno di poi sono felice della scelta, ovviamente.

Chi le ha insegnato i trucchi del mestiere?
Su tutti Alessandro Celia. Ho giocato con lui il primo anno di A2 a Como, non smetterò mai di ringraziarlo per quanto si è dedicato a me in quel periodo. Durante gli allenamenti mi riempiva di suggerimenti ed indicazioni, ho imparato davvero tanto. E poi mi piaceva il suo modo di giocare, diciamo che è un po’ lui la mia ispirazione

Anche i suoi consigli hanno permesso l’esordio con la calottina azzurra
È stato durante una serie di amichevoli estive in Croazia. Davvero emozionante giocare contro quelli che fino a qualche giorno prima vedevo in televisione, i campioni biancorossi. Il CT mi ha tranquillizzato, in fondo non era importante il risultato quanto il giocare bene e con serenità. I primi secondi sono stati particolari, poi ho accantonato tutto e ho pensato solo alla partita

Il mercato dei centroboa sembra sia in fermento, almeno in questi giorni. Conta di tornare in Italia?
Sinceramente non lo so. Avendo rotto il ghiaccio oltreconfine adesso ho una priorità diversa, che è quella di giocare le coppe. A questo punto non è importante in quale paese, certo mi farebbe piacere tornare in Italia ma non è fondamentale, almeno al momento.

(foto di Bruno Rosa)

25 / 05/ 17