Giovane ma con le idee ben chiare.
La chiacchierata con lui riusciamo a farla mentre è in viaggio, destinazione Genova. Poi riprenderà armi e bagagli e via verso Montesilvano.
Edoardo Manzi non ha mai avuto una vita comoda, ma la sua forza di volontà lo ha portato a scalare tutte le gerarchie per ritagliarsi un ruolo di primo piano nel Brescia, e, chissà, anche nel Settebello di Sandro Campagna. «Magari! – esclama – sarebbe un sogno che si avvera».

Ma, in tutta sincerità, già da piccolo credeva di poter arrivare ad alti livelli, o era solo un gioco, che poi è diventato più serio?
Assolutamente no (risponde senza pensarci, ndc), dal primo momento ho voluto la pallanuoto con tutte le mie forze. Mi sono allenato sempre con quell’idea. E poi sono sincero, da un punto di vista personale devo ancora farne di strada per essere ad alti livelli come li intendo io

Ci vuole però tanta determinazione per lasciare gli affetti a soli 13 anni…
Non è stato facile. Era l’età in cui tutti tornavano a casa, trovavano il piatto in tavola e i vestili lavati e stirati. Io invece dovevo studiare, allenarmi e badare a me stesso. Vivevo con altri ragazzi, ci dividevamo i compiti domestici. E poi c’erano i dirigenti del Camogli, la squadra dell’epoca, a cui facevamo riferimento per ogni cosa, ci sono sempre stati vicino per risolvere piccoli e grandi problemi, ma il quotidiano era compito nostro.

E i suoi genitori? Hanno appoggiato questa decisione fin da subito?
Devo dire che sono stati eccezionali. Ho lottato tantissimo per convincerli che era quello che volevo, quando hanno capito che non era un capriccio e facevo sul serio mi hanno dimostrato tutta la loro fiducia lasciandomi andare. Spesso venivano a trovarmi, normale e giusto così, ma anche a distanza non mi hanno mai fatto mancare le loro attenzioni e il loro affetto, e mi rendo conto che non è facile gestire queste situazioni.

Dopo Camogli il Sori, poi il salto di qualità a Brescia, una squadra molto diversa dalle precedenti
Senza nulla togliere alle altre che mi hanno dato tanto, attualmente credo che la società lombarda sia il top per poter crescere. C’è uno staff completo di tutte le figure necessarie per non lasciare niente al caso con nutrizionista, psicologo, oltre a fisioterapista e preparatore atletico, professionisti indispensabili quando si viaggia ad alti livelli. E poi c’è Sandro Bovo: sia che si parli di giovani, sia nella gestione della squadra, sia dal punto di vista tecnico è davvero un grande. Fin dal primo giorno mi ha messo sotto torchio con tantissimo lavoro, ma mi è servito, e mi servirà ancora.

Quali sono secondo lei i suoi punti deboli?
La fase difensiva prima di tutto. Sarà la genetica, ma noi mancini abbiamo sempre maggiori difficoltà rispetto agli altri in fase di copertura. Anche per questo sono fortunato ad avere un allenatore come Bovo, un vero maestro, mi sta insegnando davvero tanto.

Chi osserva per rubarne i segreti?
Non ho un modello in particolare, ogni filmato è buono per imparare un po’ da tutti i mancini più forti. Forse Mandic e Filipovic per capacità offensive, ma vorrei diventare bravo in difesa come Maro Jokovic. Diciamo che l’ideale sarebbe un mix dei tre (sorride, ndc). Tra i giocatori del passato invece Benedek, un giocatore fantastico e completo.

E oltre la pallanuoto? Cosa c’è nella sua vita?
Adoro il basket, in particolare l’NBA. Sono cresciuto con il mito di Michael Jordan. Ho letto e riletto la sua storia, so tutto di lui, è anche un po’ merito suo se sono andato avanti con determinazione, nonostante sia uno sport profondamente diverso.

Tra tante cose, non ha mai trascurato l’istruzione
Certo che no, anzi. Tra un po’ avrò l’esame di maturità. Sto andando a Genova per una due giorni di full immertion scolastica, tra giugno e luglio poi sarò in compagnia dei libri

Avrà il tempo di pensare ai Mondiali di Budapest?
Darò tutto me stesso per convincere il CT, ma mi rendo conto che non sarà facile. Non potrei partecipare alla World League ad esempio per gli impegni scolastici, un break che in questo momento rende tutto più complicato. Se non dovesse andare spero di riuscire a rifarmi con la convocazione per i Mondiali Juniores di Belgrado e poi eventualmente anche con le Universiadi di fine agosto.

Si iscriverà subito all’università, quindi. Solo per poter partecipare alla competizione?
No, tutt’altro. Vorrei studiare ingegneria gestionale, il management è una tradizione di famiglia. Purtroppo con la pallanuoto non si guadagna chissà quanto e devo pensare al futuro.

 

31 / 05/ 17