Giovane, ma a 23 ani appena compiuti ha già due medaglie al collo, di cui una olimpica. Una della promesse fino ad ora mantenute della pallanuoto italiana, Alessandro Velotto, chiacchiera con noi alla vigilia del girone dell' Europa Cup.

È il primo impegno ufficiale della stagione che si chiuderà con gli Europei di Barcellona. A che punto è il Settebello?
Stiamo lavorando per farci trovare pronti ovviamente. Fino ad ora il CT ha fatto alcuni test ed è stato chiaro nello spiegare di cosa ha bisogno e cosa ci chiede. Non ci saranno alcuni elementi importanti e dovremo dare il massimo e anche qualcosa in più per non far sentire la loro mancanza. Contro Russia e Germania saranno partite dure e ci giocheremo la qualificazione, col Montenegro sarà una partita aperta.

Alcuni assenti ma arriva uno giocatore nuovo di zecca, e non è sicuramente un novellino…
Direi di no, Molina è uno che ha fatto la storia della pallanuoto degli ultimi anni, eccezionale sotto tutti i punti di vista. Un top player di assoluto livello, già in questi allenamenti lo sto osservando per imparare, sarà uno stimolo per tutti noi, e la competizione è sempre importante per far salire il livello della squadra. Campagna come sempre mischia le carte, giovani ed esperti, ma il posto non è garantito a nessuno.

Lei è il più giovane tra i veterani. Sembra ieri il bronzo agli Europei di Budapest conquistato a soli 19 anni?
Sono passati 4 anni, il difficile viene ora. Quando sei giovane cavalchi l’entusiasmo degli inizi, sei la novità, poi col tempo devi confermare tutto quello che hai dimostrato e migliorare ogni giorno. Prima c’erano i più esperti a cui appoggiarsi, ora anche me spetta il compito di prendere determinate responsabilità nei momenti caldi, quando arrivi ad un certo livello riuscire a mantenerlo e crescere ancora per conservare il posto in squadra è sempre più complicato.

Manca poco all’Europeo, c’è ancora tempo per ragionare su Tokyo, ma tutto sommato le Olimpiadi non sono poi così lontane. Cosa pensate voi giocatori, i veri protagonisti, di questa rivoluzione dei roster?
Sarà dura con 11 giocatori a referto, c’è poco da fare. Bisognerà capire se ci sarà l’obbligo del secondo portiere o meno, già con 4 cambi si rischierà di finire le partite più dure con gli uomini contati, figuriamoci con soli 3 cambi. Dovremo diventare sempre più universali, tutti dovranno saper marcare il centro e magari buttarsi ai 2 metri, ci sarà molto più stress mentale oltre che fisico. Partite che già ora si chiudono con 12 e più espulsioni diventerebbero proibitive. Magari cambieranno anche le direttive regolamentari e arbitrali, chissà… due anni e mezzo non sono pochi ma nemmeno così tanti.

Nella foto GMT - Mezzelani
Alessandro Velotto

 

15 / 02/ 18

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