Un bronzo che vale più di altri bronzi. L’operazione all’occhio di Tempesti, la schiena di Aicardi che ha fatto le bizze per troppo tempo, ancora il centro recchelino che si rompe il naso dopo 17 secondi contro la Spagna all’esordio, infine la mano di Bodegas che gioca fasciata per due partite e mezzo. Tutto questo poteva “sderenare” (passateci il termine quanto mai appropriato) chiunque, ma non i tredici lottatori di Campagna che ancora una volta ha avuto ragione nelle sue scelte. Solo la semifinale contro i giganti (in tutti i sensi) della Serbia forse poteva andare in maniera diversa, almeno nell’andamento, ma godiamoci questo podio strameritato che fa il paio con l’argento del Setterosa, accoppiata storica.
Sana tensione e concentrazione si leggevano negli occhi degli azzurri scesi in vasca, il Montenegro già affrontato nel girone è avversario ostico, fisico, e tremendamente voglioso di centrare il podio dopo 2 quarti posti a cinque cerchi.
Pronti-via, Gallo (enormemente cresciuto durante la manifestazione ) da 6 metri e Christian Presciutti vogliono chiudere subito la gara. I montenegrini non ci stanno e accorciano con Janovic in superiorità. Ben 3 gol complessivi in 5 azioni, poi le squadre fanno quadrato e iniziano a giocare in maniera decisa in difesa. E sarà colpo su colpo fino alla metà del terzo tempo quando i fratelli Presciutti decidono di dare una svolta alla partita: prima il maggiore con un po’ di fortuna fa rimbalzare la palla sul palo dopo una deviazione che beffa Scepanovic, poi Nicholas indovina una splendida palombella da posizione tre. Il Montenegro non si disunisce e ci mette meno di un minuto per rifarsi sotto in superiorità con un bel rientro dal palo di Radovic su uno schema ben studiato e provato più volte. Campagna capisce che è il momento di chiudere le gara, l’occasione è delle migliori. Time out sulla superiorità fischiata da Margeta (6 su 13 il conteggio finale), dentro i due mancini, Gallo si allarga e Nora colpisce deciso per il primo gol italiano con i due sinistri in acqua. È un momento davvero buono per il Settebello a cui riesce tutto in attacco, un po’ meno in difesa soprattutto per la fisicità degli avversari e il rischio uscita definitiva per molti di loro, saranno Gitto e Figlioli a farne le spese nel corso del match.
Panchina montenegrina in fibrillazione, Gojkovic prova a dare la scossa alla sua difesa cambiando tra i pali Radic per Scepanovic, gara non eccelsa ma nemmeno da buttare fino a quel momento. Non cambia l’andamento, anzi, gli azzurri neutralizzano una doppia superiorità a 1 minuto dall’ultimo quarto e Ivovic sulla sirena non è fortunato.
Ultimi minuti da gestire senza però mollare il gioco e la concentrazione avrà detto Campagna ai suoi. E così sarà. Prima Darko Brguljan imita Radovic nel gol del momentaneo 6-7, poi sale in cattedra Christian Presciutti (quattro gol) che nell’arco di 1 minuto buca Radovic prima con una mezza parabola e poi da lontano in posizione 2. Il Montenegro è coriaceo e non molla, Ivovic dopo un rigore mandato sul palo chiede scusa insaccando defilato dopo essersi staccato dal centro con un ottimo movimento. Anche gli azzurri ci mettono il loro regalando un tiro forzato che genererà l’ennesima superiorità montenegrina (fallo tattico di Figlioli e partita finita per lui) trasformata da Radovic.
C’è da soffrire prima che arrivi il sigillo a mezzo minuto dalla fine di Aicardi che trova un tiro a schizzo, poi deviato, da oltre 6 metri.
Ormai è fatta, stavolta si devono gestire 35 interminabili secondi, quei 35 secondi che spazzano via tutte le polemiche e le iatture lanciate dai soliti disfattisti nei mesi di preparazione alle Olimpiadi, tutte le considerazioni negative dopo le sconfitte insignificanti ai fini del risultato durante i gironi.
È il capolavoro di Campagna che ha deciso di portare 7 debuttanti, consapevole che il sacrificio e la dedizione per le sue idee avrebbero pagato. Ha avuto ragione anche quando ha dato la scossa in maniera forte con lo schiaffo a Nora (“è stato un modo per far capire che è un gioco duro, ci vogliono grinta e fame, ma ci abbiamo riso su tutti insieme quando abbiamo letto tutte quelle polemiche, il gol di oggi è stato fondamentale”), ha avuto ragione quando ha aspettato Aicardi, ha avuto ragione nel dare fiducia a Tempesti dopo l’operazione, consapevole che la staffetta con l’ottimo Del Lungo avrebbe giovato ad entrambi e a tutta la squadra. E proprio il portierone, alla sua quinta Olimpiade, centra la seconda medaglia, l’ultima (“era la chiusura che volevo”) della sua carriera con i colori azzurri.

 

Montenegro-Italia 10-12

Montenegro: Scepanovic, Drasko Brguljan, Paskovic, Petrovic, Darko Brguljan 2, Radovic 1, Janovic 3, Cuckovic, Ivovic 2, Misic 1, Klikovac 1, Jokic, Radic. All. Vladimir Gojkovic
Italia: Tempesti, Di Fulvio, N.Gitto , Figlioli 1, Fondelli, Velotto, Nora 1, Gallo 3, C. Presciutti 4, Bodegas, Aicardi 1, N.Presciutti 2, Del Lungo.
All. Sandro Campagna
Arbitri: Margeta (SLO), Naumov (RUS)
Parziali: 1-2, 3-3, 3-4, 3-3
Note: usciti per limite di falli nel IV tempo Gitto(I), Figlioli (I). Espulso per proteste nel IV tempo Drasko Brguljan (M). Nel IV tempo Ivovic (M) sbaglia tiro di rigore (paolo, 8-11). Ammonito nel IV tempo per proteste Gojkovic (all. M). A 6’30” del III tempo sostituito il portiete del Montenegro Scepanovi con Radic. Superiorità num. Montenegro 8/13, Italia 6/13. Spettatori 5000 circa.

Nelle foto ©GMTMezzelani:
Campagna trascinato in vasca dai suoi ragazzi
Il Presidente del CONI, Giovanni Malagò e Sandro Campagna

 

 

20 / 08/ 16