A casa anche la pallanuoto. Colpita e affondata 10-6 dalla corazzata serba e dalla sua ciurma di vecchi e meravigliosi highlander. Eppure, per il Settebello, erano sogni d'oro dichiarati: doveva essere la fine gloriosa di un ciclo, sarà un cambio generazionale (anche gli azzurri come i balcanici viaggiano su un'età media superiore ai 30) con molta malinconia e altrettanti rimpianti. Molte sliding doors, nessuna porta che si è aperta sulla buonasorte.
A cominciare dal sorteggio iniziale, che ha evitato il girone di ferro (il B) agli azzurri, in questo modo mettendo in calendario una sfida ad altissimo rischio già nei quarti. E qui, alla Banda Campagna, è toccato il peggio: «Contro la Serbia - parola di Matteo Aicardi, uno dei senatori - per vincere devi giocare al 150%».

Grecia e Spagna, con cui gli azzurri hanno pareggiato nel gruppo di qualificazione, ieri hanno asfaltato rispettivamente 10-4 il Montenegro e 15-11 la Croazia. Ma ognuno è padrone del proprio destino e i campanelli di allarme erano suonati nella prima settimana, con 3 partite giocate ad handicap e raddrizzate, appunto con due pareggi e la vittoria in extremis sugli Usa (ieri strapazzati 12-8 dalla Spagna).
Contro la Serbia, il Settebello non è partito male: 2/2 in superiorità con doppietta firmata da Nicholas Presciutti. Ma poi la Serbia ha cominciato a macinare gioco e conclusioni, la difesa italiana concedeva sbavature fatali senza, peraltro, lucidità in attacco: una controfuga sprecata da Di Fulvio e addirittura una tripla superiorità non sfruttata erano segnali inequivocabili, mentre Del Lungo mostrava di non essere in serata: Mandic gli piegava le mani, ma il tiro "scivolato" sull'acqua di Filipovic non era imparabile. Dal 2-2 al 2-7 era un tuffo nell'abisso, fino al 3-9, con sporadici segnali di recupero subito frustrati.

«Nel terzo tempo abbiamo avuto la possibilità di riprenderla, nonostante il divario di cinque gol (Luongo 4-9 e rigore parata da Del Lungo), ma abbiamo sbagliato ancora e il loro portiere si è esaltato», nota Campagna.
Branislav Mitrovic, estremo difensore serbo, che alza il muro mentre in questo torneo Del Lungo non è mai stato al top del suo potenziale, e non si può non ragionare se assegnargli un tredicesimo comodo anziché l'"ingombrante" Tempesti sia stata la scelta migliore.
Il resto lo dicono i numeri: percentuali di tiro individuali da dimenticare (Figlioli 0/9, Echenique 0/5, Di Fulvio 1/5), superiorità 5/17.

Nel bilancio complessivo di questa Olimpiade, un solo giocatore al meglio della forma (Presciutti) e uno sufficiente (Velotto), tutti gli altri sotto i rispettivi standard. Qualcosa non ha funzionato anche nella messa a punto della condizione, forse mirata troppo in avanti, alle eventuali gare per le medaglie. Resta il fatto che, se l'Italia fosse stata un po' più in palla nelle prime giornate e fosse arrivato il 1° posto nel gruppo A, saremmo a raccontare un'altra storia.
Invece il podio se lo giocheranno Grecia-Ungheria e Serbia-Spagna, la finale anticipata. (da Il Secolo XIX)




 

05 / 08/ 21