Non è bastata la splendida vittoria in Champions per cancellare l’amarezza che ha provato nella semifinale di Coppa Italia: Sergio Tosi, presidente della Sport Management, non cerca vendetta, ma equità.
«La società sta facendo serie riflessioni – ci ha dichiarato con amarezza il Prof. Tosi -  per capire quanto vale la pena continuare ad investire in questo sport».
Parole pesanti, sopratutto all’indomani della grandissima vittoria riportata sulla Mladost.

Ma secondo lei cosa non sta funzionando sul pianeta pallanuoto?
Certamente qualcosa che non funziona c’è. E sono convinto che non bisogna dare credito alle tante voci che girano nell’ambiente. C’è chi dice che gli arbitri sono incompetenti, c’è chi dà la colpa al Recco. Tutte balle. Abbiamo arbitri qualificatissimi e se il Recco ha i soldi per investire è liberissimo di farlo. E non è una colpa: si procurino anche gli altri i soldi per comprarsi i giocatori migliori. Poi sentimi dire che ho un accordo con il Recco ! Scusatemi è proprio troppo. Rudic dopo la nostra partita in Coppa Italia ha chiesto ai vertici arbitrali “posso sapere quale sarà il metro dell’arbitraggio nella finale? Sarà a norma di regolamento? ” Ma lo ha chiesto non per difendere noi ma per tutelare la sua squadra. Ma chiediamoci invece perché ha fatto questa domanda. Perché ha visto cose che non erano a norma di regolamento.

Nei nostri campionati il regolamento non è applicato come dovrebbe essere. Ma in Champions?
Magari gli arbitraggi fossero sempre come quelli europei! In Champions quest’anno e lo scorso anno in Euro Cup mai avuto da dire sul modo di arbitrare. Forse da noi si è più soggetti ad aspetti emotivi che portano a timori riverenziali? Chi lo sa. Eppure sono convinto che in Italia non abbiamo gli arbitri peggiori. Anzi, credo che la nostra sia la classe arbitrale migliore a livello mondiale, neppure europeo.

Forse è tutto il pianeta pallanuoto che andrebbe rivisto? Dagli orari alla presentazione della piscine?
In Europa l’ora viene imposta dalla LEN e quella deve essere. Qui fra aerei che partono, o piscine sovraffollate, non c’è mai una regola e quindi uniformità. Così come si presentano le piscine. La LEN ha imposto una standard. Da noi?

In pratica da noi non esiste un format?
Bravo ha fatto centro. Vede quando feci il tentativo (l’ultimo, ndr) per formare una Lega con le società, d’accordo con Pino Porzio il primo punto sarebbe stato proprio quello. Avere un format di presentazione uguale per tutti. E chi non sarebbe stato in grado di poterlo fare, avrebbe avuto l’aiuto proprio dalla Lega per avere in prestito quelle attrezzature necessarie alle riprese televisive, fino a quando non sarebbe stato autonomo. E proprio questo che manca: un coordinamento fra le società che  oggi la Federazione non riesce a dare. Ma non perché non vuole: perché ha troppe attività troppe discipline da seguire. Per quello ci vorrebbe una Lega per affrontare queste tematiche. Invece la Lega non si fa, fra noi società non si fa “sistema” perché siamo l’un contro l’altro armati. La colpa è del Recco, la Sport Management è amica del Recco, poi c’è chi continua a piangere. Ci sono molti consiglieri federali espressi da società di pallanuoto: che siano loro a portare avanti certe istanze. A questo punto le faccio io una domanda: ne vale la pena spendere un milione e duecentomila euro per poi avere questi risultati?

Il buon Gabriele Pomilio, più di vent’anni orsono, commissionò uno studio ad una società di marketing per poter dare un format al mondo pallanuoto. Studio che costò circa 150 milioni di vecchie lire. Ma non fu mai applicato
Si domandi il perché, allora. Si domandi come mai Napoli, una delle roccaforti della pallanuoto italiana sta andando così. Si domandi perché Roma, Firenze, la stessa Liguria (a parte il Recco) hanno l’acqua alla gola. Oggi la pallanuoto italiana è un malato non da pronto soccorso, neppure in rianimazione. E’ alla fase terminale. E le conseguenze saranno anche per l’attività della nostra nazionale. O interveniamo subito, o nel giro di pochi anni tutto morirà. Possibile che ci siano solo tre squadre che riescono a sbarcare il lunario? Credo che la conclusione sia una sola: oggi della pallanuoto non frega più niente a nessuno. Dai quotidiani (si legge sempre meno) al pubblico assente (vedasi anche la recentissima Coppa Italia). Sono preoccupato per la pallanuoto e la mia sensazione è che a questo punto bisogna anche ragionare da imprenditori. Vale la pena continuare?
 

19 / 03/ 19

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