In alcuni momenti delle ultime stagioni è stata considerata una vera e propria mina vagante, capace di exploit così come di momenti irriconoscibili. Certo è che la Lazio è una delle poche squadre che da anni ormai schiera giocatori tutti o quasi provenienti dal vivaio. Claudio Sebastianutti, per il secondo anno alla guida della squadra è chiamato all’ennesima rivoluzione, con il compito di traghettarla verso acque tranquille il più presto possibile.

Cominciamo dal passato: un anno con un girone di ritorno pazzesco ed un’andata “a tre cilindri”, un anno l’esatto contrario. Cosa manca alla squadra per riuscire a giocare un campionato in maniera costante?
Sono stati tanti i fattori che hanno influenzato i ragazzi, fattori tecnici ma anche esterni al campo. Direi soprattutto esterni, si sa che l’ambiente può condizionare, soprattutto quando si è molto giovani, qualche momentanea difficoltà societaria viene sofferta anche dalla squadra ovviamente. Non credo ci sia un motivo singolo a questa alternanza di risultati, ma una somma di piccole cause che messe assieme incidono sull’andamento. Quest’anno proveremo a isolarci e a risolvere i problemi che dovessero arrivare sul nascere, facendo tesoro dell’esperienza passata.

L’esordio in Coppa Italia è stato buono, che Lazio ci dobbiamo aspettare per questa stagione?
Una squadra sempre più giovane, ma non meno ricca di entusiasmo. Abbiamo salutato con dispiacere Spione, Gianni, Tulli e Di Rocco, arrivano Antonucci e Narciso, e aggregheremo dei giovani “under” alla prima squadra. Siamo contenti di aver superato il turno in Coppa Italia, ma sappiamo benissimo che il campionato sarà tutt’altra cosa, anche se la qualificazione fa senza dubbio morale.

Un occhio al campionato allora. Come lo immagina?
Tolte le solite 3 di vetta, le altre partecipanti ai play off se la dovranno giocare più dello scorso anno. Il Savona ad esempio esce ridimensionato dal mercato, la Canottieri ha puntellato i posti lasciati vuoti dagli addii, ma integrare i 3 stranieri nuovi potrebbe richiedere un po’ di tempo in più. L’Ortigia credo manterrà più o meno tranquillamente il piazzamento, è una buona squadra che si può confermare senza problemi. Dietro c’è molto livellamento, ma rispetto all’anno scorso sembra si sia alzata un po’ l’asticella, sarà dura per molti scansare i play out.

Da giocatore ha vissuto il vecchio sistema play off/play out con gare di andata, ritorno e bella. Preferisce tornare all’antico o le piace questa formula?
È un discorso complesso che secondo me va fatto pensando paradossalmente più al marketing che al risultato in vasca in questo momento. Giocare al meglio delle 3 o delle 5 partite porta sicuramente pubblico nelle piscine, attirando maggiormente gli sponsor. Perché, inutile girarci attorno, chi deve finanziare una squadra vuol sapere dove e quando si giocheranno le partite importanti, ed essendo per lo più marchi locali non troverebbero interessante finanziare chi nel momento topico della stagione non avrà visibilità in casa propria. Poi possiamo discutere del fatto che in una partita secca ci può essere il pathos, la possibilità di superare il Recco in una finale, ma noi in questo momento abbiamo bisogno prima di tutto di visibilità, di creare eventi e riempire non una sola ma tante piscine contemporaneamente nei momenti clou della stagione.

 

08 / 10/ 18