Parola di vincente. Dejan Savic, alla guida della Serbia, come Ratko Rudic: un Grande Slam con oro europeo, mondiale, world league e a cinque cerchi.  Il ct fresco di trionfo olimpico va dritto al sodo, proprio come quando giocava (Partizan, Barcelona, Barceloneta, Sintez Kazan e Stella Rossa, oltre a Florentia e Pro Recco): diretto, efficace, pesante quanto basta. La sintesi: i problemi ci sono, affrontiamoli senza far finta di niente

Le nuove regole in via di sperimentazione. Cosa ne pensa?

«Nuove regole? No grazie, non sono d'accordo. Perchè se si vogliono fare cambiamenti credo sia opportuno prima ascoltare allenatori e giocatori. Poi si faranno le debite considerazioni»

Cosa non funzionerebbe?
«Coprire gli spazi in cinque sarebbe troppo faticoso. Ci vorrebbero altri tipi di allenamento. Così come adesso fare questo esperimento con i giovani che senso ha? Così si insegna ai ragazzi un'altro sport».

Quanto ha influito sul gioco spostare il tiro ai cinque metri?
«Ha stravolto tutto. Oggi si cerca di insegnare ai giocatori come tirare dai cinque metri. Non si insegna più a fare entrate. E il gioco viene penalizzato»

Quindi anche lo spettacolo?
«Senza dubbio: immaginiamo di giocare con il pallone piccolo (nr. 4, ndc) e di vedere atleti come Mandic o Filipovic tirare. Saranno gol certi. E le partite finirebbero con almeno 20 gol per parte. Questo sarebbe lo spettacolo?».

Dunque la sperimentazione lei la boccerebbe?
«Dieci anni fa giocavamo con 13 giocatori in acqua e due in tribuna. Per avere la possibilità di sostituire un infortunato e un malato. Oggi si vuole giocare con undici giocatori per "risparmiare" posti alle Olimpiadi e portare il torneo femminile a 12 squadre. Non è questa la strada. Allora giochiamo pure in 11, ma aumentiamo le espulsioni definitive a quattro penalità anzichè tre. Ma lasciamo tutto il resto come è adesso».

Oggi cosa non funziona?
«Sono tornato dall'Olanda dove ho visto l'Europeo under 19. Oggi noi chiudiamo sempre gli occhi di fronte a tante, troppe cose. Quando l'organizzazione di un evento non funziona perchè stiamo zitti? Nessuno parla, dalle federazioni ai club. Tutto va sempre bene. Però poi lontano dagli avvenimenti arrivano le lamentele. Se il movimento vuole crescere, è anche giusto affrontare i problemi. Così chi perde è sempre il nostro sport».

C'è chi accusa Croazia, Montenegro e Serbia di essere fautrici del gioco fisico. D'accordo?
«No, credo che il gioco fisico sai permesso da chi giudica a bordo vasca. Se venisse fischiato di più, non ci sarebbe. Oggi il gioco è certamente più veloce con meno fantasia, ma ci sono nazioni come Italia e Spagna che sul nuoto ci battono alla grande. Noi non siamo buoni nuotatori».

Lei con Felugo, Benedek, Vujasinovic avete in comune una più o meno lunga militanza nella Pro Recco. Oggi siete ai vertici della pallanuoto mondiale. Solo una coincidenza?
«Sono stato due anni a Recco e un anno ho giocato solo in Champions. Certo stare con grandi campioni ti serve e credo che qualche cosa ho "rubato". Ma quello che è importante è avere sempre dei bravi allenatori che ti diano la mentalità vincente. A Recco abbiamo imparato proprio questo: voler vincere».

In Champions avrà un avversario temibile: Vlado Vujasinovic. Sarete sempre "amici"?
«Saremo avversari, sempre con grande rispetto, quando ci troveremo di fronte, ma siamo e resteremo sempre grandi amici».

 

20 / 09/ 16