E' iniziato il nuovo corso al Circolo Posillipo. Dopo le dimissioni di Bruno Caiazzo dalla massima carica societaria il nuovo presidente Semeraro, coadiuvato dalla sua squadra nuova di zecca, si è trovato costretto a varare un ciclo all’insegna dell’austerity per risanare le casse del sodalizio rossoverde.
Se ridimensionamento deve essere, che sia fatto con un occhio ed anche più al futuro. Un direttore tecnico d’eccezione, Carlo Silipo, un nuovo allenatore che ha sempre lavorato con i giovani come Roberto Brancaccio, l’inserimento di giocatori provenienti dalla juniores a completare la rosa, sognando una squadra tutta o quasi napoletana nel prossimo futuro.
Tra il vecchio ed il nuovo ciclo tecnico, ci venga passata la frase, resta un uomo solo, rossoverde fin dalle prime bracciate, Paride Saccoia.

A lei in quanto capitano e atleta della squadra che vinceva in Italia e in Europa spetta l’arduo compito di fare da trait d’union tra quel Posillipo ed il nuovo corso...
Una bella responsabilità sicuramente. Purtroppo quest’anno più che in passato dovremo fare i conti con i problemi di bilancio che gravano sulla società. La rosa sarà molto corta e giovane, dovremo puntare sul gruppo e non giocare mai al di sotto delle nostre possibilità dando il massimo in ogni partita. Un passo falso sarebbe molto più difficile da recuperare già rispetto alla scorsa stagione.

Si parla tanto di vivai. Il Posillipo negli ultimi anni è stato avaro di talenti, almeno rispetto al periodo d’oro, quello di Fiorillo e dei fratelli Porzio su tutti per intenderci...
Non sono daccordo su questo, ormai è una voce che circola ma si dimenticano giocatori che stanno facendo le fortune di altre squadre. Penso a Bertoli ad esempio, o il nostro Mattiello, per non parlare di Renzuto che è appena approdato in una delle squadre più forti d’Europa. Senza dimenticare poi Baraldi, arrivato al Posillipo a 17 anni o Gallo, più o meno alla stessa età, che sono cresciuti e diventati i giocatori che tutti conoscono con questi colori. Certo, se si guarda ai vivai di Canottieri, Bogliasco o Savona siamo un po’ indietro, ma rispetto a società di vertice come Recco, Brescia o Sport Management siamo ancora avanti. Bisogna anche considerare che oltre alla bravura delle società ci vuole anche un po’ di fortuna nell’avere tra le proprie fila ragazzi di talento, da qualche anno questo capita ai giallorossi in particolare. Ma stiamo invertendo la tendenza sono arrivati giocatori in prima squadra dalla juniores, sono sicuro che tra qualche anno si parlerà tanto di loro.

A questo proposito, come vede il gruppo? I giovani di cui parla si stanno inserendo in un contesto di più alto livello?
Attualmente siamo ancora in una fase di preparazione puramente fisica, partite ufficiali non ce ne sono state per poter testare il gruppo. Di sicuro sono giocatori con i quali ci conosciamo già da tempo, che hanno bene in mente quale sia la nostra mentalità e questo non può che avvantaggiare la squadra e l’amalgama. L’incognita sarà testare il loro gioco sui campi della serie A1, le reazioni ad esempio al contatto fisico con giocatori più grandi e forti di loro, questo sarà un aspetto da scoprire, la speranza è che possano essere una sorpresa e creare presto difficoltà ad avversari più esperti.

Quale sarà l’obiettivo per questa stagione?
Mi duole dirlo ma sarà la salvezza. Siamo una squadra rifondata e giovane, torno a dire che non dovremo sbagliare niente giocando al massimo e pensare partita dopo partita. È dura dire questo per me, sono cresciuto nel Posillipo che doveva vincere tutte le gare, ma bisogna essere realisti, sarà una stagione molto difficile.

Con Renzuto magari sarebbe stata una squadra sicuramente più temibile. Più contento per lui o più dispiaciuto per la sua partenza?
Da amico sicuramente sono felice, è andato a giocare nel Real Madrid della pallanuoto, e sicuramente avrà gli spazi che merita. In una squadra italiana sarebbe stato uno dei tanti, allo Jug è comunque uno straniero, dovrà ripagare la fiducia riposta ma parte di sicuro con un occhio diverso. Ovviamente per noi è una grossa perdita, ma è l’esempio lampante che al Posillipo si lavora bene altrimenti non avrebbe raggiunto questa soddisfazione. Non dimentichiamo che agli ultimi mondiali ha dimostrato tutto il suo valore, anzi, probabilmente la sua occasione in azzurro è arrivata anche tardi rispetto ad altri ma l’ha saputa cogliere alla grande.

 

18 / 09/ 17

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