Dici Ratko Rudic e rivedi gli Anni Novanta del Settebello: le Olimpiadi di Barcellona ’92, l’Europeo di Sheffield ’93, i Mondiali di Roma ’94. Bei momenti, pagine di storia di una generazione fa. Rudic ha appena compiuto 70 anni, e per regalo gli hanno dato la panchina della Pro Recco.

Ratko, come è andata?
Ero a Genova per un meeting di allenatori e ho incontrato il patron Volpi e il presidente Felugo: ci siamo salutati, e poi dopo qualche giorno mi hanno chiamato.

Recco, campioni da 13 anni ma con quel tabù Eurolega: l’hanno scelta per questo...
Beh, sono io che ho detto loro cosa voglio.

E che cosa ha promesso?
Vincere. L’unica cosa che conta. Sempre e ovunque.

E lei è uno che ha davvero viaggiato e allenato tanto: Jugoslavia, Italia, Stati Uniti, Brasile.
Ed è stato bello, un arricchimento personale e professionale. Alla fine vedi che i modi di essere e di vivere - che tu sia sudamericano o europeo - sono più simili di quel che pensi.

È cambiato Ratko Rudic?
Ma proprio no. Sono sempre il solito, con la stessa filosofia.

In tanti pensano che lei sia il Grande Vecchio della pallanuoto, il Saggio.
Ah, buona questa: no, ho modificato qualcosa di me, come comunicare, come pormi. Ma non mi sono ammorbidito. Di Ian Ferguson pensavate fosse vecchio?.

Gli atleti però sono più giovani, la forbice si allarga...
Mica devo giocare io. L’importante è che io sia lucido nella visione della partita, nello schema di allenamenti e lavoro.

Giovani che usano i social...
Io non so neanche cosa siano. L’importante è che li usino con prudenza e non facciano errori.

Che pallanuoto proporrà?
Credo che il marchio Rudic sia abbastanza conosciuto. Ai ragazzi chiederò impegno, nuoto, dedizione assoluta.
Questo richiedono i risultati, se vogliamo raggiungerli.

Quanto è cambiata la pallanuoto?
Ai miei tempi era più tecnica e più lenta. Oggi si tende alla fisicità, cosa che poi vedo accadere in tutti gli altri sport. Teoricamente preferisco la mia pallanuoto, ma accetto quella moderna e mi ci adeguo secondo le regole con cui ci fanno giocare.

E questo ritorno in Italia?
Non ho mai smesso di seguire l’Italia, ho solo imparato altre lingue....

Lo sa cosa si dice? Che Recco uccide il campionato?
Io non la vedo così. Io penso che Recco indichi la strada, e gli altri club possono seguirla. Un messaggio che vale anche per gli altri club europei.

Ha chiesto rinforzi?
Ci incontriamo nei prossimi giorni. Mica posso svelare tutto adesso, poi non c’è più gusto...
(1-da Repubblica)

 

21 / 06/ 18