Era un sabato pomeriggio di sole, quando un giovane cronista sbarcò sul bordo vasca della piscina di corso Colombo a Savona, mentre il Posillipo stava effettuando il riscaldamento pre partita. L’aria primaverile accarezzava gli ancora pochi spettatori sugli spalti, mentre i due tecnici, Claudio Mistrangelo e Paolo De Crescenzo parlavano a bordo vasca, con l’immancabile sigaretta fra le dita. Quel cronista si avvicinò, titubante, per cercare un contatto con quel coach che aveva un’aria semplice, ma importante, nascosta dietro i suoi occhiali da sole. Contatto ci fu e, da allora, era il 1990, nacque un’amicizia che solo oggi è stata interrotta bruscamente. Giorno dopo giorno, intervista dopo intervista, quel coach  rivelò se stesso inequivocabilmente: un uomo buono, un signore, discreto, sempre pronto a darti un consiglio, a smorzare i toni.
Un grande uomo con cui non era possibile trovarsi in disaccordo: e se i tuoi pensieri non collimavano ti sentivi quasi costretto a pensare “dove sto sbagliando”.
Gli anni passano, il cloro scorre a fiumi, ma lui, inossidabile alla guida del “suo” Posillipo vince scudetti, vince coppe (indimenticabile quella vinta alla Scandone) ma resta sempre l'uomo che quel cronista aveva conosciuto: semplice e discreto.
Poi il divorzio dal Posillipo, il fantastico argento al mondiale di Barcellona, contro una squadra che sembrava imbattibile: quell’Ungheria dove c’erano Kasas, Kiss, Madaras, Benedek. Atleti che prima nel Posillipo poi nel Recco il buon Paolo si trovò ad allenare. Già perché dopo quell’argento ecco la Pro Recco, un anno a Punta Sant’Anna, voluto fortemente da Fabrizio Parodi, all’ultimo anno di presidenza. Poi il cambio della guardia sulla panchina biancoceleste con Pino Porzio, suo ex allievo.
Quindi dopo qualche anno di pausa, rieccolo sulla panchina dell’Acquachiara, voluto da un altro suo ex allievo, Franco Porzio.
Ed è stata l’ultima sua avventura da coach.
E’ stato un pallanuotista eccezionale, uno dei pochi che ha saputo tradurre in vasca, nella sua Canottieri, i dettami del grande Fritz Dennerlein: vincere non è una priorità, amava ripetere Paolo, come il suo grande maestro gli aveva insegnato.
Già lui che ha vinto tanto, senza però mai farlo a voce alta. Era un grande gentleman, uno dei pochi, se non l’unico, che nel mondo del nostro cloro non ha mai alzato la voce.
L’ultima volta che ha parlato con noi, in occasione delle Olimpiadi di Rio, ha avuto parole di incoraggiamento per il Settebello. E noi vogliamo ricordarlo così.
Ci mancherai Paolo, ci mancheranno i tuoi modi, le tue battute. Adesso sarai lassù, con il tuoi grandi amici Vincenzo e Mattia, con gli avversari storici, Franco e Mario: e siamo certi che anche lassù sarai sempre lo stesso, il gentleman che abbiamo conosciuto.

 

02 / 06/ 17

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