Pro Recco-AN Brescia 8-5

Pro Recco: Tempesti, Di Fulvio 2, Alesiani 1, Bruni, Molina Rios 1, Bodegas 2, Ivovic, Echenique, Figari, Filipovic 1, Aicardi 1, Gitto, Volarevic.
All. Vladimir Vujasinovic.
AN Brescia: Del Lungo, Guerrato 1, C. Presciutti, Guidi, Paskovic, Rizzo 3, Muslim, Nora 1, N. Presciutti, Janovic, Vukcevic, Morretti.
All. Alessandro Bovo.
Arbitri: Severo, Paoletti
Parziali: 2-0, 2-1, 1-1, 3-3.
Note: uscito per limite di falli nel IV tempo Filipovic (R). Espulso per proteste nel Iv tempo Muslim. Superiorità num. Pro Recco 5/7, AN Brescia 3/12. Spettatori 300 circa.

Siracusa - Recco, ancora Recco, fortissimamente Recco.  Batte il Brescia per la settima volta in finale e conquiste il suo 32 scudetto. Tredicesimo di fila, a -2 dal record dell’Orizzonte Catania che ne vanta 15 consecutivi.
Una partita senza grosse emozioni, vinta con una grande prova di carattere dei biancocelesti che non hanno fatto “respirare” i bresciani.
Primo tempo senza storia: Di Fulvio e Aicardi sfruttano le prime due superiorità numeriche ottenute. Dalla parte opposta Brescia ha grosse difficoltà per arrivare al tiro e quando lo fa, Nora e due volte Rizzo in superiorità, non centra il bersaglio. Recco appare meglio disposto in vasca, con Ivovic in cabina di regia che dispensa palle su palle mettendo in crisi la difesa bresciana. Seconda frazione: ancora una superiorità perfezionata da Bodegas, quindi il capolavoro di Willy Molina. Subisce fallo sulla linea dei sette metri, si alza in giravolta e realizza facendo passare la palla sotto il braccio di Del Lungo.
Finalmente si vede il Brescia: Rizzo va in rete dopo ben tredici minuti, perfezionando la sesta superiorità ottenuta. Ma il Brescia fa fatica in avanti, incocciando in un vero e proprio “muro” di braccia alzate. Intervallo lungo, con Recco in vantaggio di tre reti.
Al cambio campo, si rivede la formazione di Vujasinovic, che oltretutto ha già Filipovic e Figari gravati da due falli. Si rivede ed allunga proprio con l’oro olimpico serbo che ancora in superiorità trafigge Del Lungo. Media quasi perfetta per i recchelini (4/6) mentre alla Leonessa gli errori incominciano a pesare (1/7).  Ad undici secondi dal termine del terzo quarto, è Guerrato che sorprende Tempesti con una palombella, dove aver lottato quasi alla disperazione fra due difensori biancocelesti.
Arriva quindi la sirena: 5-2 per i campioni d’Italia in carica. Ultima frazione di gioco: Recco controlla, Brescia cerca in tutti i modi di arrivare a Tempesti, ma i suoi avanti non sfondano. Ci riesce però a 6’ dal termine ancora Valerio Rizzo che con una bomba sorprende Tempesti che, seppur in ritardo, ha cercato di fermare la botta vincente del bresciano. Recco a +2, a cronometro che segna 5’ al termine.
Il gioco riprende, Recco guadagna subito una superiorità, e Di Fulvio non perdona il suo compagno di nazionale. Poi è Bodegas in azione di contropiede ad aumentare il vantaggio. Applausi dagli spalti, Recco ormai a +4 ed imprendibile. C’è ancora tempo per una splendida controfuga di Francesco Di Fulvio, che giunto a tu per tu con Del Lungo, tira alto sulla traversa. E’ ormai fatta per il 32° scudetto,  13° consecutivo, le ulteriori reti di Rizzo, Alesiani e Nora, sono ormai superflue.
«E’ stata una grande partita – ha dichiarato a fine gara Stefano Tempesti- abbiamo giocato contro una grande squadra. Ci siamo preparati per questa finale, ma dobbiamo stare con i piedi per terra perché non siamo ancora arrivati in fondo. E' un risultato straordinario, abbiamo dominato tutta la gara, proprio come l’avevamo preparata. Loro hanno un gioco particolare, che mette in difficoltà l’avversaria di turno non tanto per l’aspetto tecnico-tattico ma per come la affrontano. Siamo stati bravi a metterli sotto, sono una grande squadra e tra dieci giorni sarà un’altra storia, dovremo ripartire da capo, ma intanto ci godiamo questa vittoria. Vorrei solo dedicare questo scudetto al mio Alessandro che ieri si è fatto male cadendo dallo skate ed è stato operato al braccio. Ma nonostante ciò sono qui e stasera quando tornerò a casa gli porterò lo scudetto in regalo. Ho dato – conclude Tempesti – come sempre il massimo perché ormai ho una certa età e ogni anno potrebbe essere l’ultimo. Anche se gli stimoli non mancano. Specie con la mia squadra».
Per dovere di cronaca è lo scudetto numero tredici per il portierone biancoceleste.

 

27 / 05/ 18