La cessione del gioiellino Sofia Giustini è stato il campanello d’allarme. Oggi la notizia che lascia perplessi: la Pallanuoto Rapallo non si iscriverà al campionato di serie A1 e opta, per quella regola che la FIN ha conclamato, per partecipare alla serie A2.

Enrico Antonucci, presidente del sodalizio gialloblu (nella foto con il fratello Luca), non ha dubbi:«Questa tragedia che ci ha sconvolto la vita negli ultimi mesi ci ha fatto meditare a lungo su una situazione che si stava trascinando da tempo».

La Rapallo Pallanuoto usufruisce della piscina del Poggiolino, che è gestita da Rapallo Nuoto.«Il motivo principale è proprio questo – continua Antonucci – gli spazi acqua. Non li abbiamo. Siamo costretti a pagare acqua ad altri impianti per poterci allenare. D’accordo con Alessandro Martini (presidente di Rapallo Nuoto, ndc) in quanto quella piscina per riuscire a far quadrare i conti deve puntare sopratutto sul commerciale».

Non c’è rabbia, ma tanta consapevolezza nelle parole di Enrico Antonucci.«Abbiamo preso questa decisione certamente anche per problematiche economiche: il covid sta facendo cambiare politica a tante aziende che oggi devono pensare prima di tutto a se stesse. Ma anche se avessimo superato questo ostacolo, restava quello degli spazi d’acqua. Così d’accordo con il consiglio e con il nostro allenatore (Luca Antonucci, ndc), abbiamo cambiato politica: punteremo sul settore giovanile, un modo per premiare le tante famiglie che pagano le rette per sostenerci. Una scelta, che la società reputa di aver fatto nel momento giusto».

Dunque dopo dieci anni di massima serie, la ripartenza.«Vorrei che fosse chiaro un concetto: non vivo di pallanuoto. E’ una passione che comunque ha impegnato molto il gruppo dirigenziale. Impegno che è sempre stato propedeutico ai successi in campionato e alla crescita del settore giovanile. Lo scorso anno a Firenze in un incidente stradale i nostri due pulmini nuovi sono stati distrutti. Ci ha teso la mano qualcuno? Nonostante ciò siamo andati avanti. Oggi ripartiremo con un progetto nuovo. Con la speranza che in futuro la FIN tenga più in considerazione le società, che scoprono le promesse del futuro, le fanno crescere e le servono su un piatto d’argento alle varie nazionali».

24 / 06/ 20