Senza dubbio il momento è delicato. Senza dubbio il governo sta cercando di mettercela tutta per far capire ad un popolo indisciplinato come il nostro di non muoversi da casa.
Ricordiamo che recentissimi studi confermano che il Covid-19 può contaminare anche gli ambienti, dunque anche le camere da letto e i bagni, per esempio, i quali devono essere regolarmente puliti, possibilmente con azione disinfettante, così come tutti quegli oggetti che vengono toccati a più riprese da persone diverse, soprattutto in luoghi pubblici.
Ma ci sono situazioni che “sfuggono” agli occhi dei nostri governanti. Situazioni che in realtà sono incancrenite in quel mondo sportivo chiamato “dilettantistico”.
Per quanto ci riguarda da vicino sono diversi gli aspetti che toccano il mondo del cloro: dal personale pseudo dipendente, ai costi abnormi della gestione degli impianti, a chi, con una scuse (intollerabili vista la situazione) chiedono deroghe per continuare gli allenamenti.

Andiamo con ordine.
Quanti, e sono tanti, istruttori delle varie discipline natatorie sono in regola? Quanti sono invece pagati a “ore” anche senza contributi, quanti se non lavorano stanno a casa senza alcuna possibilità di accedere ai vari sussidi di legge? Questo il motto delle società: se lavori ti pago, se non lavori non ti pago.
E’ giustizia sociale questa?

I costi degli impianti.
Assurdi, perché se un impianto deve essere un centro di aggregazione sociale, gas, luce ed acqua devono avere un altro costo. Non si possono applicare balzelli come alle utenze domestiche. Ed allo stesso tempo non si possono concedere proroghe, sconti o elemosine soltanto “ad hoc” per cercare di dare il solito “aiutino”. Un aneddoto è d’obbligo. Anni fa, una società dilettantistica di calcio chiese alla regione Liguria uno “sconto” sui costi dell’acqua che gli atleti utilizzavano per fare le docce, trovando le tariffe spropositate. Alla fine, dopo ampia bagarre la regione lo concesse e, automaticamente, tale sconto si estese a tutte le società dilettantistiche liguri.
Perchè non è mai diventata una legge nazionale?
La Federnuoto, che più ogni altra federazione, avrebbe il dovere di battersi su queste tematiche che senza dubbio porterebbero una boccata di ossigeno alle società che hanno in gestione impianti pubblici, cosa sta facendo e proponendo, in merito? Eppure il Presidente FIN, Paolo Barelli, siede anche sugli scranni della Camera dei Deputati. Ma deve essere legge, non la solita elemosina dettata da un triste evento. Detassare e scontare i costi di gas, acqua e luce deve diventare un obiettivo primario di tutto il movimento.

Lo stop imposto dal Governo. Trovata la legge, scoperto l'inganno
Ognuno lo sta interpretando come crede, cercando di tirare acqua al proprio mulino. C’è chi ha impegni europei, chi no, quindi la preoccupazione di riprendere il 3 aprile l’attività senza allenamenti è senza dubbio grande.
Il Covid-19 ha un solo fine: colpire e portare alla morte.
E’ un problema di lana caprina: giusto fermare per evitare l’estendersi del contagio, giusto allenarsi per poi scendere in vasca per Champions e Euro Cup. Dove sta il buon senso? Il silenzio della FIN in merito è assordante. Anche perché se il 3 aprile (che è un venerdì) dovessero “cadere” i vari stop alle attività sportive, sabato 4 aprile riprenderebbero i campionati senza che le squadre si siano potute allenare?
Ma stiamo farneticando?
Abbiamo fatto un’indagine fra le 14 società di serie A1 per capire chi si stia allenando o no.

L’AN Brescia si allena regolarmente: evidentemente il comune ha concesso la proroga.
La Pro Recco per il momento è ferma: chiusi gli impianti in Liguria. Ma non è escluso che la società chieda una deroga per poter continuare gli allenamenti visti gli impegni in Champions.
Deroga già chiesta dall’Ortigia che, chiusa la Calderalla, ha necessità di allenarsi in vista della finale di Euro Cup.
Sport Management è totalmente ferma. La società che gestisce circa 40 impianti in tutta Italia ha ormai chiuso le sue vasche da più di una settimana, per evitare ulteriori contagi. Potrebbe (condizionale d'obbligo) avere a disposizione la piscina Mecenate a Milano, se le pressioni della FIN avessero successo.
Da notare che sia a Brescia che a Milano le piscine sono gestite dalla FIN.

A Roma e Napoli è tutto fermo: Lazio, Roma Nuoto, Posillipo e Canottieri sono ferme per la chiusura delle piscine, in particolare Foro Italico e Scandone.
Ma l'apertura del Foro Italico che permetterà agli atleti di interesse "nazionale" di allenarsi è imminente: nuoto, pallanuoto, sincro e salvamento in vasca !! Un giro di 1000 persone al giorno. La speranza è che il Sindaco di Roma impedisca questa pazzia.
Situazione identica per Telimar Palermo, Trieste Pallanuoto (chiuso il centro federale Bianchi e la piscina della società), Rari Florentia (chiusa Bellariva), Sporting Quinto (chiusa Albaro). Anche la Rari Salerno è ferma, ma potrebbe chiedere deroga per utilizzare la vasca di proprietà (Nicodemi) per allenamenti.
Savona (come anche il Posillipo) ha lasciato fino al 15 i propri atleti in vacanza: la speranza è quella di poter ritornare in vasca al più presto.

Questa è la situazione, in Italia. Nel resto dell’Europa?
La LEN ha bloccato tutta la sua attività fino al 15 aprile: un segnale importante della federazione europea.

Sembra che per tutta l’Unione, e oltre, gli “appestati” siamo noi italiani. Sarà anche così, ma va dato atto che non abbiamo nascosto nulla a nessuno.
Mentre a Parigi ieri hanno organizzato in piazza la “Festa dei Puffi” con oltre 2000 persone: ma sul Covid-19 tutto tace.

10 / 03/ 20