Campagna e il futuro. Sul Secolo XIX il ct azzurro, intervistato da Claudio Mangini, ha toccato i temi chiave della stagione che inizia con l’Europa Cup proiettati in prospettiva: dagli obiettivi del Settebello verso Tokyo 2020 al “taglio a 11” delle formazioni olimpiche, dalla crisi d’immagine della pallanuoto ai progetti internazionali per rilanciarla.


Tre avversarie serie (una molto) per testare il primo Settebello del 2018. Una nuova manifestazione internazionale al battesimo, l’Europa Cup.
Da oggi a domenica a Palermo, Germania, Montenegro e Russia sulla strada dell’Italia, con due pass per la finale a 8 di inizio aprile. Sandro Campagna, ct di lungo corso e di molte medaglie – sul podio sia a Londra 2012 che a Rio 2016-, scruta l’azzurro non del cielo ma dell’acqua clorata e le nubi grigie di una crisi d’immagine e identità che, da parecchio tempo, accompagnano la pallanuoto, primo sport di squadra a entrare nell’ambito olimpico.

Che stagione è quella che va a iniziare?
«Il secondo anno di un quadriennio olimpico è sempre il più difficile, perché si avvicina l’obiettivo e il lavoro è mirato, anche se manca ancora parecchio tempo al traguardo. Quello che m’interessa è la crescita individuale e, ovviamente, nello specifico, anche dimostrare che l’anno scorso, se siamo usciti dal giro medaglie(sesti ai Mondiali) è anche per una certa dose di sfortuna (morbillo e mononucleosi alla vigilia, tre lasciati a casa).
Che non uso mai come alibi, ma nel caso fu, diciamo, abbastanza oggettiva. Dobbiamo tornare a giocare alla pari con Serbia e Croazia, che nel 2011 e 2012 battemmo spesso».

Dove vuole arrivare, Campagna?
«Dal punto di vista tecnico, ad avere una squadra allargata di 22 giocatori, esattamente due rose da 11. Si gioca molto, gli infortuni sono all’ordine del giorno. Hanno pagato pegno in passato Tempesti e Bodegas, adesso nuovamente Aicardi. Il traguardo non lo ripeto, ma i ragazzi lo sanno: a loro l’ho detto chiaro».

Finale olimpica, almeno. Quanto ai 22, tasto dolente la riduzione dei giocatori ai Giochi…
«Ancora da definire e capire. Le rose saranno ridotte a 11, ma i convocati resteranno 13. Si giocano 8 partite in 15 giorni. Ritmi pesanti. Altri sport, come pallamano e calcio, hanno giocatori a disposizione. Bisognerà vedere se i due in più potranno subentrare solo per infortunio o per determinate situazioni tecniche».

Molina è entrato nel giro:un altro naturalizzato, magari qualcuno la criticherà…
«Volevo usarlo come feci con Perez: il giocatore esperto da inserire nel momento decisivo, gli infortuni mi hanno fatto cambiare i piani. È un jolly che sa interpretare più ruoli. Ma non facciamo furbate: ci sono giocatori sposati con mogli italiane o che hanno acquisitola cittadinanza sportiva. Se non li scegliessi liberamente,li discriminerei. E poi, le critiche me le fanno se non prendo una medaglia olimpica, non se chiamo i naturalizzati. Che, per la cronaca, a Londra erano quattro».

Campagna,s’è abbassato il livello?
«No, c’è più equilibrio».

Lei studia molto per cercare soluzioni tattiche nuove…
«Ma poi sono pronto a cambiare tutto: comanda il campo».

L’Europa Cup è un’altra etichetta nel calendario?
«No, è un’opportunità. Si lavora per avere più soldi e più sponsor. In sincronia con la Champions: se in Coppa sono aumentate le partecipanti ed è entrato l’Alphen, l’Olanda avrà giocatori meglio allenati e più esperti per far tornare ad alti livelli la nazionale. Abbiamo bisogno di allargare la scena ».

Savic, l’allenatore della Serbia, ha lanciato l’allarme…
«La crisi economica c’è. I club serbi, in questo momento, hanno sceso un gradino, noi abbiamo due o tre società con un budget da almeno un milione, loro no. Ma si lavora sugli sponsor per dare un premio di base, di partecipazione, a chi entra in Champions.Chi ci arriva non deve pagare,deve guadagnare». (1-da Il Secolo XIX)

 

16 / 02/ 18

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