Autore

Troppo spesso si sente dire: la pallanuoto deve allargare il suo raggio d'azione. Già, ma se si prendono città che storicamente sono state la culla di questo sport, si capisce che qualche cosa non funziona.
A Genova ben due piscine "doc" sono chiuse, il Porticciolo di Nervi e la "Mameli" a Voltri. E due società che hanno scritto pagine indimenticabili di storia in questo sport sono scomparse: la Mameli e la Sportiva Nervi.
A Napoli, il tempio della pallanuoto quando si giocava in estate era la piscina della Mostra d'Oltremare. Oggi è chiusa.
Ma c'è chi sta peggio. Molto peggio. Come Milano, per esempio.

Il collega Luca Talotta, sul sito Milanosportiva, ha intervistato Gianpaolo Colombo, presidente del Cus-Geas Milano, società che ha alle spalle una struttura notevole come quella universitaria. «Ci vuole molta passione e molta inventiva, perché Milano è una città che ha tanto ma anche poco – dichiara Giampaolo Colombo – l’impiantistica sportiva a Milano è veramente scadente. E quando uso questo termine sono fin troppo buono».
Dunque la capitale "finanziaria" d'Italia ha il suo tallone d'Achille. Naturalmente tralasciando il mondo calcistico. «In città esistono solo due impianti - continua Colombo- la piscina al Centro Sportivo Saini e la “Samuele” in via Mecenate. E lì vengono concentrate tutte le attività. Senza dimenticare che la pallanuoto è in coda al nuoto e quindi ci troviamo spesso in difficoltà. Perché cominciamo gli allenamenti alle 20 di sera e se per un ragazzo di 19 anni è un orario accettabile, per una ragazzina diventa difficile. E noi ogni anno dobbiamo inventarci qualcosa per fare attività e avere nuove leve».
Ed il Cus - Geas vanta un bel primato: sta per partecipare al 24° campionato di Serie B. Un record per l'Italia della pallanuoto. «Non siamo mai saliti -prosegue Colomboa nell'intervista - e una volta siamo arrivati primi per poi perdere i playoff. Ma in ogni caso noi usiamo solo ragazzi usciti dal nostro settore giovanile. E questo vuol dire che la trafila tecnica funziona. Oggi contiamo su circa 350 atleti, diretti da un gruppo di volontari che si allena al Saini e alla Samuele per disputare le proprie gare, poi, al Saini».
Viene spontaneo chiedersi: la municipalità cosa fa per supportare questa attività? «Paghiamo un affitto direi per nulla a buon mercato -risponde Colombo- noi dialoghiamo sempre con Milanosport, che è il gestore dell’impianto. Ma diciamo che la municipalità potrebbe venirci molto incontro se fosse più duttile. La cosa sarebbe positiva per tutti quanti. E non parlo solo di soldi, sia chiaro. Spesso quando si parla con i funzionari per qualsiasi cosa mettono i bastoni tra le ruote. Cosa che ci costringe sempre a correre».
Dunque se Piazza Affari funziona ad un ritmo elevatissimo, a Milano non ci sono piscine.
« A Milano dovrebbe esserci almeno un altro impianto – conclude Colombo – dedicato esclusivamente all’acqua. Una vera piscina olimpica. E questo è il massimo della visibilità alla quale possiamo ambire. Fermo restando l’appoggio dei media, che non è mai stato molto presente».
(Ringraziamo il collega Luca Talotta per averci concesso l'intervista)

02 / 11/ 17