Da sempre ha un feeling con il cloro, meglio, con la piscina. D’altronde per chi nasce anagraficamente a Genova, ma in realtà vive nella Riviera di Levante, ed ama il mare, è quasi impossibile resistere al fascino di attrazione della pallanuoto.
Buttato in vasca da bambino, Alessandro Cavallini  è cresciuto nelle giovanili della Pro Recco, dove esordisce in prima squadra sotto la guida di un “guru” come Pierluigi Formiconi. Chiude la sua carriera da giocatore alla RN Camogli, e dall’acqua passa alla panchina dei bianconeri. Oggi, alzatosi da quella panchina, cammina a bordo vasca con il fischietto fra i denti. Insomma: le ha provate tutte.

Nostalgia di allenare?
Nel 2016 quando decisi di smettere di allenare resistetti qualche mese senza pallanuoto, poi mi resi conto che questo sport ha rappresentato e rappresenta tutt’oggi una parte molto importante della mia vita ed è difficile rinunciare alle cose che si amano e che animano una passione forte. E così eccomi qui: arbitrare in maniera ufficiale è stata una scoperta, mi ha regalato la possibilità di non abbandonare lo sport che amo fin da bambino. Chiudere la carriera da allenatore non è stato facile: è stato un periodo molto delicato della mia vita in cui ho dovuto prendere decisioni sofferte ma ben ponderate, figlie di situazioni che si erano accavallate e che hanno poi tracciato la strada per la mia vita professionale extra pallanuotistica e familiare. Allenare mi manca quando vedo una squadra unita al proprio allenatore, che si allena, gioca, soffre ed esulta assieme. Ricordo le sensazioni che si provano in quei momenti. Da questo punto di vista lavorare quotidianamente a scuola coi ragazzi, anche se in piccolissima parte, lenisce la nostalgia di quei momenti. Allenare però mi manca anche quando girando un po' per le piscine e vedo giovani tecnici che “dirigono” l’allenamento seduti sulla sedia, col telefonino sempre in mano, mentre parlano con colleghi, peggio ancora con i genitori o magari scimmiottando, con una squadretta Under 13, allenamenti da squadre di serie A. Per fortuna sono molti di più quelli che lavorano bene ma in quei casi, senza presunzione, mi verrebbe voglia di dirgli “spostati, faccio io!”
Nella foto sotto, Alessandro Cavallini allenatore della RN Camogli


Arbitro, il nuovo ruolo
Già mentre allenavo avevo manifestato l’interesse a poter frequentare il corso da arbitro ma mi fu negata la possibilità. Quando da tecnico capitava di arbitrare gli allenamenti con squadre sparring partner mi sentivo a mio agio e mi piaceva. Così è stato abbastanza fisiologico ma non semplice calarmi nel nuovo ruolo se non altro dal punto di vista pratico. Però ho capito che arbitrare o essere arbitro sono due cose completamente diverse. Qualcuno mi ha detto che nella vita potevo fare o il carabiniere o l’arbitro: se penso che unitamente a quest’ultimo “mestiere” ho scelto di occuparmi in ambito sanitario degli altri e di fare l’insegnante credo che questa persona, involontariamente, mi abbia fatto un gran bel complimento. Pensare come un arbitro che deve applicare il regolamento può sembrare semplice e scontato ma non lo è. Nonostante abbia trascorso più di trent’anni in piscina mi sono reso conto che un periodo di praticantato è assolutamente necessario. In fondo credo che esempi o vicende come la mia si possano contare sulle dita di una mano non solo a livello nazionale, e che in generale in pochi sport sia capitato che un ex giocatore, diventato poi allenatore di buon livello con i settori giovanili e con alterne fortune tra i seniores in A1 e A2, diventasse arbitro nazionale. Doveroso un grande “grazie” a tutti i colleghi che fin qui ho incontrato sia del GUG Liguria che del Centro Tecnico perché mi hanno accolto bene fin da subito aiutandomi e consigliandomi. Credo abbiano capito che sono motivato da serie intenzioni ed animato dalla voglia di crescere il più possibile. Mi stanno dando tanta fiducia, spero di non deluderli e di riuscire presto a contraccambiare le dimostrazioni di stima che fin qui ho da loro ricevuto con belle prestazioni.

Oggi la pallanuoto non è più quella che lei ha praticato, né allenato. Ci sono le nuove regole
Se ne parla da più di un anno, ormai non sono più nuove. Per noi arbitri esiste un regolamento che va studiato, e quello bisogna applicare. L’errore è sempre dietro l’angolo perché arbitrare la pallanuoto non è semplice. Personalmente credo che le novità introdotte siano state positive e mi piacciono quasi tutte. Forse l’unica che fa storcere un po’ il naso agli addetti ai lavori perché a volte troppo pericolosa e penalizzante è quella in cui è possibile battere il fallo dal punto in cui si trova la palla. Tutte le altre credo siano belle innovazioni per rendere il gioco più veloce e divertente, dando la possibilità ai protagonisti di giocare maggiormente e meglio a pallanuoto e meno ad un gioco che spesso in passato somigliava alla lotta in acqua. Certo, se oggi fossi ancora allenatore studierei altri sistemi di lavoro e allenamento perché il gioco, soprattutto nell’alto ed altissimo livello, è diventato molto veloce ed intenso con ribaltamenti di fronte ancora più marcati rispetto al passato, i giocatori dal punto di vista fisico hanno bisogno di attingere a risorse quanto meno diverse. I pallanuotisti di livello top hanno ormai assolutamente metabolizzato i cambiamenti mentre da quello che posso vedere nella fascia media, quella in particolare del campionato di A2 e di B, i giocatori devono fare ancora del tutto loro alcune situazioni di gioco e regolamentari nuove. Per gli arbitri, soprattutto quelli che per una vita intera hanno vissuto il vecchio regolamento, credo che si tratti di doversi addestrare il più possibile ed il più velocemente possibile, con frequenti allenamenti, partite ufficiali, passando anche per qualche errore, dallo studio del gioco e dalla visione, nel limite ognuno delle proprie possibilità, di filmati. Il Centro Tecnico in questo senso sta lavorando tanto per fornirci i supporti e gli aiuti per agevolare la nostra fase di ambientamento ed i nostri compiti.

Secondo lei qual è lo stato di salute si trova la nostra pallanuoto?
La pallanuoto italiana è in ottima salute e mi sembra evidente. Sicuramente lo è dal punto di vista tecnico e agonistico. La nazionale assoluta ci rende orgogliosi di essere sportivi italiani. Le nazionali giovanili, così come accade per altro ormai da un decennio, sono ai vertici della pallanuoto europea e quindi mondiale. Il filo che unisce il lavoro di Campagna con tutto lo staff delle nazionali giovanili è solido, consolidato e vincente. Vorrei sottolineare in questa occasione come tanto dobbiamo al grande e purtroppo compianto Nando Pesci. Gli dobbiamo tanto tutti noi che abbiamo avuto la fortuna di conoscerlo e di lavorare direttamente o indirettamente con lui, e gli deve tanto un’intera a generazione di atleti.

Oggi i giovani sono attratti dalla pallanuoto?
La pallanuoto è sport che richiede impegno, sacrificio e fatica. In alcune regioni è per tradizione più radicata ed è più facile portare i bambini in piscina, mentre di più potrebbe essere fatto in quelle che ancora non si sono legate al nostro sport. Ma i praticanti, gli appassionati ed i tifosi della pallanuoto e soprattutto del 7Bello sono tanti, e la nostra squadra nazionale rappresenta sicuramente uno stimolo per tanti ragazzini ad avvicinarsi al nostro sport e cercare un giorno di emulare le gesta dei nostri campioni. In Italia ci sono società che lavorano molto bene con i settori giovanili ma un cambio culturale generale dovrebbe partire dalla scuola, la quale dovrebbe avvicinare i piccoli allo sport fin dalle elementari e poi, durante il loro percorso scolastico, accompagnarli e supportarli nella pratica sportiva, e non, come accade oggi, penalizzarli perché atleti agonisti. La pallanuoto, inevitabilmente, paga questa arretratezza sportivo-culturale del nostro paese anche se i risultati nascondono bene questo stato delle cose.

Con la calottina della Pro recco negli anni '90

In questa stagione ci sono stati molte “new entry” nella categoria arbitrale, dopo un periodo di empasse. Ai giovani quindi sembra piacere “essere” arbitri?
Vorrei poter dire a tutti che fare l’arbitro è molto bello ed appagante e che può dare tante soddisfazioni, ma in fondo so che alcuni non li convincerò mai. D’altra parte fino ad un paio di anni fa chi avrebbe potuto scommettere un euro che prima o poi mi avrebbe sentito fare affermazioni del genere a favore del “mestiere” di arbitro? In fondo durante la mia passata vita nelle vesti di allenatore ero uno che con gli arbitri polemizzava e spesso non si trovava in accordo. Credo facesse parte del gioco e dell’interpretazione certamente opinabile dei rispettivi ruoli. Di sicuro, ora che sono dall’altra parte della piscina, capisco che certi comportamenti non aiutano l’operato dell’arbitro per quanto questi sia esperto o caratterialmente forte ed imperturbabile. Ma arbitrare, soprattutto per un giovane uomo o una giovane donna, è un’occasione in più e diversa per crescere e maturare.

Cosa farà da grande Alessandro Cavallini?
In questo momento sono sereno e sto bene con le cose che ho. Tra famiglia, impegni lavorativi e gli impegni arbitrali ho trovato un giusto equilibrio. Come detto i colleghi mi hanno accolto molto bene all’interno del gruppo arbitrale ed io mi sento a mio agio con loro. Ogni partita la inizio sereno, augurandomi allo stesso tempo che vada tutto bene. E fino ad oggi posso dire che è filato tutto abbastanza liscio e anche nei rapporti con allenatori, giocatori e sostenitori. Magari quando sarò in età pensionabile potrei mettere a disposizione la mia esperienza maturata negli anni nei miei vari ruoli per insegnare di nuovo pallanuoto ai più giovani. Anche oggi in fondo mi capita ogni tanto di buttarmi in acqua con le mie due figlie che hanno iniziato da poco a giocare, e di fare con loro un po' di tecnica e fondamentali vecchia maniera come credo bisognerebbe fare tutti i giorni a quell’età.

 

30 / 01/ 20