Le passioni non hanno età e non hanno confini. Possono unire anche luoghi molto distanti tra loro e con tradizioni differenti. Da anni ad esempio esiste un triangolo che unisce Arenzano, Brescia e Città del Capo nel segno della pallanuoto.
Il Covid ha indebolito quest'asse. Ma il legame resta anche se il fulcro di tutto ora si è spostato dal Sudafrica in Liguria.Per comprendere questa storia, però, è necessario fare un passo indietro.
Nel 2015 Diego Pizzimbone, ex pallanuotista, decide di trasferirsi con la famiglia (moglie e due figli) a Città del Capo: «C'era un'opportunità, volevamo che i nostri figli vivessero un'esperienza all'estero» racconta.

Dalla Liguria, però, la famiglia Pizzimbone porta con sé anche la pallanuoto. Riccardo, il figlio più grande, gioca. E così papà Diego cerca un college dove venga praticato questo sport. Con il tempo sarà proprio Diego a entrare sempre di più nel mondo dello sport locale: inizierà con qualche camp (alla presenza anche di Sandro Bovo, ligure, tecnico del Brescia) e diventerà anche allenatore.
L'ultimo atto sono le trasferte in Italia: per un paio di anni quaranta ragazzini sudafricani salgono sull'aereo e trascorrono un paio di settimane a Brescia, sempre sotto la supervisione di Bovo. Poi arriva il Covid, l'organizzazione diventa difficile per non dire impossibile. La famiglia Pizzimbone decide di rientrare in Italia ma il progetto resta, così come l'asse con Città del Capo.
Curiosità nella curiosità: la figlia minore Ludovica (nella foto) torna in Liguria (quest'anno giocherà nella Locatelli, in A2, Riccardo invece è nel Metanopoli in A1) dopo aver imparato a giocare a pallanuoto a Città del Capo.

«Effettivamente è un po' strano - sorride lei - però prima di partire io, senza giocare, ero la prima tifosa di mio fratello. Poi, una volta in Sudafrica, con mio papà che allenava e Sandro Bovo che veniva a fare i camp, è stato praticamente impossibile non iniziare. E poi in casa nostra la pallanuoto è una questione di famiglia: pure mio nonno materno Remo Argeri giocava».
Il rientro ad Arenzano, comunque, non cancella il progetto: «Ancora prima di Natale un allenatore di Port Elizabeth era pronto a prenotare un camp a giugno: al momento, però, non si possono fare previsioni - spiega Riccardo Pizzimbone - il livello della pallanuoto sudafricana non è altissimo. Il problema è che, terminato il college, i ragazzi non giocano più. Ma negli anni della scuola fanno sei mesi rugby e sei mesi pallanuoto. Fisicamente sono preparatissimi. Investire su un ragazzino per qualche società potrebbe essere una buona scommessa perché hanno bisogno di tecnica, tattica e cultura. Ma ci si potrebbe lavorare. Portare i camp sudafricani in Liguria? Logisticamente è meglio la Lombardia. Però, chissà, con i dovuti compromessi sarebbe bellissimo. Naturalmente appena si potrà». (1-da Il Secolo XIX)



 

07 / 01/ 22