Pino Porzio lungimirante come sempre, aveva anticipato l’impossibilità di disputare i Giochi quest’anno. Ecco quanto aveva dichiarato nell’intervista di Claudio Mangini pubblicata oggi da Il Secolo XIX.

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Pino Porzio, napoletano, campione olimpico di pallanuoto a Barcellona '92 e allenatore protagonista di una straordinaria serie vincente sulla panchina della Pro Recco, dal 2015 è ct della nazionale canadese. Due settimane fa, poche ore dopo il decreto che estendeva a tutta Italia le misure restrittive per il coronavirus, con la valigia pronta e il biglietto per Rotterdam dove avrebbe dovuto disputarsi il torneo di qualificazione olimpica, chiamò i suoi dirigenti: «Non me la sento di lasciare mia moglie e le mie due bambine in questa situazione». La risposta non ammetteva dubbi: «Nessun problema, giusto così».
L'unica complicazione fu che la squadra— diversi atleti giocano in Europa — aveva già raggiunto l'Olanda: molti impiegarono una settimana per tornare a casa. Il torneo preolimpico nel frattempo era stato annullato. Ieri il Canada è stato il primo Paese ad annunciare la rinuncia ai Giochi, se verranno mantenute le date estive.

Porzio, era a conoscenza di questa decisione?
La notte fra domenica e lunedì siamo stati collegati in call conference con i responsabili federali e quelli del comitato olimpico canadese. Nessuna voce contraria, la scelta è coerente con la filosofia sportiva del Canada.

Che sarebbe?
Protezione totale degli atleti, rispetto della persona. Il Canada mette davanti a tutto la salute. Pensi che, se porto la squadra a giocare un torneo, io sono responsabile anche di quanto avviene sul bordovasca.

Il vostro è un no alla disputa nel 2020?
Il nostro è un no a qualsiasi rischio e un sì solo alla sicurezza totale. Che i Giochi si disputino a dicembre, nel 2021 o nel 2022 non cambia: la sicurezza è l'unica condizione imprescindibile.

Ci sono in gioco contratti miliardari e accordi assicurativi...
Gli interessi economici in gioco sono enormi, la vita vale molto di più. Far disputare i Giochi senza la totale sicurezza è una bomba atomica, un suicidio da scenari apocalittici. Non esagero: pensi a un eventuale contagio nel Villaggio Olimpico e a migliaia di atleti che tornano nei Paesi d'origine.

L'Olimpiade a dicembre è tecnicamente fattibile?
Forse sarebbe anche meglio: l'estate scorsa abbiamo fatto uno stage di preparazione a Tokyo nei giorni previsti per le gare. L'umidità e il caldo erano insopportabili. M'immagino correre la maratona in quelle condizioni».

Crede che altri Paesi seguiranno la linea del no di Canada e Australia?
Sono convinto che Stati Uniti, Brasile e i Paesi del Commonwealth siano pronti a fare la stessa scelta. E comunque sono sicuro che, se lo spostamento temporale non garantisse le condizioni sanitarie ideali, il Canada direbbe ancorano.

C'è una qualificazione da giocarsi...
Pensi farla adesso con le quarantene in entrata e in uscita dai vari Paesi... Ma la verità è che faccio fatica a parlarne e calarmi in una prospettiva agonistica quando muoiono migliaia di persone vicino a noi e nel mondo.

Eppure ci sono squadre di calcio che programmano la ripresa degli allenamenti...
Trovo sia assurdo e trovo assurdo il comportamento di chi, come De Laurentiis e Lotito, spinge per scelte simili.

 

24 / 03/ 20