Mascherina con impressa la foglia d'acero, coppola, sciarpa e cappotto con il bavero alzato, vista la giornata uggiosa a Punta Sant'Anna. Si presenta così Giuseppe "Pino" Porzio uno dei coach più vincenti nella storia della pallanuoto italiana, impegnato con il “suo” Canada nella preparazione del torneo preolimpico in programma a Rotterdam dal 14 febbraio.

Un collegiale di oltre due settimane. Quale risposta si aspetta per la sua squadra?
Senza dubbio rivedersi tutti insieme. Ci siamo visti per l’ultima volta a gennaio dell'anno scorso per un altro periodo di preparazione in Spagna, poi la pandemia e ci siamo dovuti fermare. E piuttosto neppure qui ci siamo tutti: non c’è il nostro punto di forza, il centro Bicari, che gioca con il Ferencvaros in Ungheria, ed altri due nostri atleti bloccati in Francia dalle norme per la quarantena. Come avevo già detto a Recco abbiamo molti giovani, quella Next Generation che rappresenta il futuro della pallanuoto canadese. Certamente avere uno sparring patner come la Pro Recco per loro rappresenta un’esperienza molto importante.

L’obbiettivo resta comunque il pass olimpico: il Canada che chances ha di agguantare il pass per Tokyo?
Penso poche, molto poche. Noi siamo giovani, ma in Olanda troveremo avversari del calibro di Croazia, Montenegro e Grecia, senza dimenticare la Germania e la Russia che potrebbero fare qualche sgambetto inaspettato. Posso solo dire che ci dobbiamo far trovare pronti a cogliere ogni occasione. Senza dimenticare l’incognita covid: con tre positivi si va fuori.

Già il covid: effetto drammatico sul mondo dello sport in generale, ma sopratutto su quelli acquatici, che hanno dovuto sopportare uno stop importante.
Dobbiamo reagire a questo momento critico per l’intero pianeta. Dobbiamo essere positivi. La pallanuoto ci ha insegnato a non mollare: ma ha anche bisogno di aiuto dai governi, dalle istituzioni sportive, dalla stessa FIN. Se non si supportano i gestori degli impianti, sarà dura, durissima. Sopratutto per i giovani che hanno interrotto la loro attività. La voglia, per fortuna c’è comunque la si veda.

Tokyo “2020” cosa pensa in merito?
Non basterà ai giapponesi la proverbiale capacità di organizzazione: il problema si pone, è grande, e se non si ricorrerà al vaccino sarà poco probabile far vivere tanti atleti che arriveranno da ogni angolo del mondo. Penso che siamo al 50% di probabilità di vedere accendere il braciere Olimpico.

Quale futuro vede per il “suo” Canada?
Abbiamo stabilito una meta, il 2028. Ma il vero problema, su cui stiamo lavorando, è il sistema adottato: non esiste un campionato, la pallanuoto è sporto puramente universitario. Terminati gli studi, a 23, 24 anni i ragazzi si dedicano alla loro vita lavorativa e l’abbandonano. Abbiamo perso alcuni talenti per questo motivo. Abbiamo grandi potenzialità, e stiamo cercando con la federazione di cambiare questo sistema.

La Federazione canadese ha pubblicato recentemente un articolo di Krystina Alogbo, centroboa della nazionale femminile canadese, da nni in Italia, ed oggi atleta del CSS Verona. Articolo contro ogni forma di discriminazione e razzismo: «Sono forte, sono nera e sono omosessuale. So che la gente vede questo. Ma io non vivo secondo etichette». Dall’alto della sua conoscenza di questo mondo cosa ne pensa?
C’ un’attenzione perticolarmente importante in Canada su questi argomenti. La stessa federazione ha lanciato ultimamente un progetto che riguarda proprio questo aspetto. Si chiama “One Team”.

Quali emozioni ha suscitato il ritorno a Recco?
Fantastico, ho trascorso qui otto anni indimenticabili. Ho ritrovato gli amici, seppur con le limitazioni imposte dalla pandemia. E’ come se fossi a casa.

Ha avuto modo di osservare la Pro Recco. Cosa ne pensa?
Giovano una pallanuoto con brio, grazie alle novità introdotte da Gabi Hernandez. Ma sono convinto che come sempre il loro successo sarà, l'allenatore, propone soluzioni nuove. Giocano una pallanuoto brillante, sono fortissimi. Poi, per loro, quasi tutto si deciderà in finale.

La nazionale femminile ha bucato la qualificazione ai giochi. Le piacerebbe sedere su quella panchina?etterosa non si è qualificato. Le offrissero la panchina?
Parafrasando un titolo di un vecchio film «Mai dire mai» (sorridendo). Sono sincero: non ho mai pensato di allenare una squadra in rosa. Le mie scelte sono state di provare esperienze nuove. Ad agosto scade il mio contratto: se ci saranno proposte interessanti, progetti concreti, valuterò. L’Europa e in special modo l’Italia, sono il top della pallanuoto mondiale.



 

28 / 01/ 21