L’oro del Settebello, la giusta reazione del pianeta pallanuoto nostrano per questa splendida vittoria, ha mandato nel dimenticatoio il deludente risultato del Setterosa. Non si può né si deve parlare di appagamento per pensare a obbiettivi futuri. Non si può accettare l’ennesima sconfitta pensando a “quello che è stato”. Un argento olimpico, ed un oro europeo non sono né devono essere quel traguardo per un intero movimento, dove fatica e sacrifici la fanno da padrone, dove tante ragazze scelgono la strada in salita dell’attività sportiva a scapito di una giovinezza in discesa.

L’unico oro olimpico nella storia del Setterosa risale al 2004, conquistato da Giusy Malato & co. con Pierluigi Formiconi in panchina.  A lui abbiamo chiesto un’analisi a tutto tondo sulla prestazione della squadra ai mondiali e sulla situazione del movimento femminile.

Secondo lei il sesto posto di Gwanju è un passo falso occasionale o un campanello d'allarme?
Una premessa: nello sport contano sempre i risultati. Le parole le porta via il vento. Il sesto posto su otto squadre, perché quelle che contano sono otto, non è un buon risultato. Forse un mezzo fallimento? Non sta a me giudicare, ma i fatti lo dicono. Da quanti anni siamo lontani dal podio? Un argento olimpico ed un oro europeo ormai lontano (2012, ndr) non bastano a saziare un intero movimento dal 2005 ad oggi. Il resto non conta: come dice Ratko Rudic le medaglie che valgono sono solo tre, Europei, Mondiali e Olimpiadi. Di più: come ha dichiarato in televisione il capitano della squadra (Elisa Queirolo, ndr) sono tre anni che lavoriamo ma i risultati non vengono, Bisogna chiedersi il perché. Ho sempre detto che i secondi sono i primi che perdono…

Il Setterosa si è male adattato alle nuove regole?
Tutti hanno giocato con le nuove regole. C’è chi ha incominciato prima, chi ha incominciato dopo. Ma in Corea il cambiamento è stato per tutte le squadre del mondiale. Poi siamo sinceri: tanta differenza fra prima e dopo io non l’ho notata. Ho visto tutte le partite, maschili e femminili: forse c’è stato un leggero cambiamento in difesa, anche se sul centro la lotta spesso è stata tollerata. Qualche espulsione in più a favore di chi attacca, ma poi non ho visto fare gol dal portiere, o dal corner. Enormi differenze come viene sbandierato non ci sono state. Il movimento? Le americane lo hanno fatto sempre e sempre lo faranno.

Lei ha, sempre spiegato: la forza della mia nazionale era far giocare le avversarie come volevamo noi. Varrebbe ancora questa regola?
Vale sempre. L’esempio lampante si chiama Sandro Campagna, al quale faccio pubblicamente i complimenti perché ha giocato forse non bene all’inizio, poi si è messo in riga ed ha lavorato non molto bene, ma benissimo tatticamente. Ecco il punto dolens: la tattica è fondamentale. Fare chilometri e chilometri di nuoto ma non saper portare un contropiede, non saper fare l’uomo in più o l’uomo in meno, come si può pretendere di vincere le partite? Pensiamo a Campagna: ha fatto una difesa mostruosa, tatticamente faceva pressing, poi passava a zona, poi a “M”. Non bene: da dieci e lode! Quindi la tattica è fondamentale. I giocatori in acqua devono sempre sapere cosa fare, non sperare che qualcuno … mi viene in mente un vecchio aneddoto, quando giocavo: si sperava sempre che Forcella facesse gol da quindici metri. Si sperava! Io devo sapere che la squadra sia omogenea, che sappia cosa deve fare, fare l’attacco in un certo modo, quando cambiare con l’uomo in più o in difesa. E’ fondamentale. Ma se non ci si lavora…

Partiamo da più lontano. Le società, le nazionali giovanili. Quanta parte di colpa hanno i club? Come curano i settori giovanili? E le nazionali giovanili?
I club lavorano in un certo modo, la nazionale in un altro: fa mesi di collegiali, raduni, sempre con le stesse, i club hanno meno materiale umano, e si devono adattare. La nazionale è l’espressione massima del gioco, della tattica e quindi di come finalizzare il lavoro. Per quanto riguarda i settori giovanili chapeau davanti a Mario Sinatra del Bogliasco: ha vinto tutto o quasi negli ultimi anni a livello giovanile e mi chiedo come mai non l’ho mai visto inserito in niente. Forse mi sbaglio? E’ molto bravo, ha creato tante ragazzine che poi sono diventate brave. La Federazione deve mettere qualcuno capace a seguire il settore giovanile. Capace vuol dire allenatore di primo livello. Non come fanno molte società: prendere il primo che ha smesso di giocare e gli affida per esempio l’under 13. Non è così. Ci devono essere allenatori bravi per seguire i settori giovanili. Comunque i risultati si vedono… quinti, sesti... chiediamoci quindi il perché!

Concorda sulle scelte o crede che ci siano giocatrici determinanti 'dimenticate'?
Non posso entrare in questi meriti perché chi sta lì decide e sceglie. Penso e spero le migliori che ci sono in Italia. Due o tre che sono state escluse, mi sembra fisiologico. Ma ripeto: bisogna essere dentro l’ambiente, vedere come si allenano, come si comportano. La Bianconi, per esempio, è una fuoriclasse, ma non possiamo aspettare che su dieci tiri che fa, dieci palloni entrino.

Chi avrebbe voluto della rosa attuale nel suo Setterosa super vincitore?
Nessuna. Mi stavano bene le mie.

Il livello del suo Setterosa era superiore a quello della squadra attuale?
Non lo so, ma i risultati lo dicono. Abbiamo “toppato” solo un appuntamento: le Olimpiadi del 2000 di Sydney, lì però non è stata la squadra a perdere, ma la politica ad escluderci insieme all’Ungheria. Ed eravamo campioni d’Europa e del Mondo in carica. Guarda caso l’anno dopo a Fukuoka la finale è stata Italia-Ungheria. E stendiamo un velo pietoso.

Gli Usa sembrano imbattibili, c'è un modo per ridimensionarli?
Non sono imbattibili. Bisogna a giocare come ho sempre detto. L’esempio viene da Campagna. Ha giocato tatticamente bene. Ha dato le indicazioni giuste per arrivare in fondo ed ha asfaltato una Spagna che a dirla tutta a me piaceva come giocava.  Non si possono affrontare avversari come gli USA senza avere né capo né coda su cosa fare, ti ammazzano.
 
Il Setterosa si qualificherà per Tokyo?
Me lo auguro. Ha due possibilità, credo. Gli Europei, che devi vincere però, e il girone di qualificazione che guarda caso si fa in Italia. Vincere l’oro a Budapest, dove oltre alle ungheresi ci saranno Russia, Olanda e Grecia…

Ha un consiglio da dare al suo collega Conti?
Io non do consigli a nessuno, lui è lì da tanti anni ormai, e si sarà fatto la sua esperienza. Certo dopo che Tania (Di Mario, ndr) ha smesso, è stato tutto più difficile. Chiediamoci il perché.

 

02 / 08/ 19