Per la terza volta, questo campionato nr 100 sta mettendo a nudo quanto siano inadeguati regolamento e sistema di giustizia sportiva della FIN.
Analizziamo i fatti.
 
1) La sentenza finale per i fatti di Recco-Posillipo, accaduti il 20 ottobre, non sono ancora risolti, in quanto si è aperta nuovamente la possibilità di un nuovo ricorso al CONI da parte della Pro Recco.

2) Il giorno prima della finale scudetto viene concesso un giorno di “riposo” solo perché una società lo ha richiesto ai vertici federali. E le dichiarazioni di Andrea Malchiodi, Presidente dell’AN Brescia nonché Consigliere Federale, fatte dalla pagine de “Il Giornale di Brescia” nell’articolo a firma Francesca Marmaglio, provano che questa società sia proprio l’AN Brescia. Ma non solo: la FIN in questo caso ha discriminato il movimento femminile in quanto alle ragazze della A1 non è stato concesso riposo.

3) La sentenza del Tribunale Federale in merito a quanto l’atleta della Sport Management Stefano Luongo avrebbe scritto sulla sua pagina facebook nel mese di marzo, è stata pubblicata il 21 maggio.

Cosa non funziona?  Non funziona un regolamento della FIN che dilata troppo i tempi, che produce malcontento ed imbarazzo. Che si presta a cambiamenti suggeriti.
Non esiste che ad una giornata dell’evento conclusivo del Campionato (per giunta il numero “100”) venga emessa una condanna contro un atleta che dovrà partecipare a questo evento.

Certamente l’atleta ha sbagliato e anche la sua società non è esente da colpe. Ma diciamocela tutta: quante società fanno firmare ai propri atleti un codice etico di comportamento sul web?

Ma è assurdo, anche se perfettamente in linea con quanto accade nei palazzi di giustizia ordinaria, che le sentenze del mondo sportivo debbano essere emesse con mesi di ritardo.

Gli unici che si salvano sono il Giudice Unico ed i suoi collaboratori, che in due giorni emettono i verdetti sulle gare di campionato. Ma gli altri? Perchè il campionato numero “100” grazie ad un regolamento che permette assurde lungaggini sarà palesemente falsato.
C’è da augurarsi, adesso, che siano atleti e arbitri protagonisti della Final Six,  a mantenere alto l’onore della pallanuoto, con comportamenti esemplari e trasparenti.

22 / 05/ 19

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