Non avverrà nemmeno il 10 ottobre l'esordio della Rari nel campionato di A1. La formazione allenata da Alberto Angelini -che avrebbe dovuto esordire nel massimo campionato tra una settimana anziché oggi come le altre formazioni a causa della rinuncia della Sport Management di Busto Arsizio- attenderà nei prossimi giorni le decisioni della Fin in merito all'inizio stesso delle competizioni.
In seguito, infatti, agli ultimi casi emersi di contagi in ambito sportivo, la Federazione italiana nuoto proprio ieri ha deciso di rinviare a data da destinarsi l'inizio dei campionati di pallanuoto di A1 maschile e femminile. Con simili premesse - hanno sottolineato sempre i vertici federale - per contenere ulteriormente il rischio di contagio non saranno escluse nemmeno eventuali modifiche in termini di organizzazione del torneo.

Magari con una divisione in più gironi del campionato per evitare gli eccessivi spostamenti degli atleti. Un'ipotesi, quest'ultima, sposata appieno dal presidente della Rari, Maurizio Maricone. «Visti gli ultimi sviluppi diventa ancora più importante ridurre il più possibile gli spostamenti delle squadre - commenta il numero uno del club savonese - ho da sempre appoggiato l'ipotesi di un campionato diviso in due o tre gironi, in modo tale che i team effettuino trasferte brevi abbassando la soglia di rischio contagio. Ora con le altre società ci confronteremo con il presidente Barelli e il Governo per comprendere i margini di manovra e cosa dovremo fare, non ultime le misure precauzionali da prendere, inclusi dei sistemi di test sierologici frequenti e tamponi periodici».

Il capitano della sqaudra Valerio Rizzo: «Da sportivo vedo che siamo tutti pronti a tornare a giocare, ma penso anche che sia importante sapersi fermare in caso di pericolo. Il calendario verrà senz'altro diluito o cambiato ma, alla luce degli ultimi avvenimenti, è giusto attendere uno scenario più chiaro. Quanto alla situazione generale posso dire, da cittadino, che questo momento di pericolo covid non possiamo abbassare la guardia». (1-da Il Secolo XIX)

03 / 10/ 20