«È stato senza ombra di dubbio uno degli avversari più corretti contro i quali abbia giocato». È il primo ricordo di Zoran Roje, classe 1956, prototipo del difensore moderno, quando gli abbiamo chiesto di George Mshvenieradze, nato a Tbilisi, capitale della Georgia, il 12 agosto 1960, ex centroboa della nazionale sovietica, ma anche della Pro Recco. In questi giorni si trova a Fiume, in Croazia, dove partecipa agli Europei Masters con la Dynamo Mosca 50+. Stavolta Roje non lo deve marcare, ma ricorda ancora il loro primo duello. «Ha ricevuto il pallone e un attimo dopo era alle spalle del nostro portiere senza che io potessi battere ciglio», ci ha detto l’ex capitano della nazionale jugoslava, oro alle Olimpiadi di Los Angeles. «Ho capito, allora – ha aggiunto Roje – che l’unico modo per evitare figuracce era quello di fare in modo che il pallone non arrivasse nelle sue mani. Se gli dai il pallone, stai certo che troverà il modo per tirare in porta e a quel punto erano guai».

Ci siamo resi conto che pure oggi, a 56 anni, Misha è immarcabile, segnando alcuni gol di pregevole fattura, nonostante “non avessi allenato due anni”. «Quasi mi vergognavo tuffarmi in acqua – ha aggiunto –, ma appena ho avuto il pallone tra le mani è come se non ci fosse stata questa lunga pausa. Io immarcabile? Beh, dipende dalla volontà del difensore – ci ha detto Giorgi quando gli abbiamo trasmesso le parole di Roje – e quindi forse dovrei ringraziare tutti i difensori che non mi marcavano troppo stretto e che non erano eccessivamente violenti».

Troppa modestia...
«Se sono stato un giocatore corretto? In questo caso posso confermare le sue parole – ammette –, perché durante la mia carriera ho cercato sempre di mantenere una condotta sportivamente corretta. Non ho mai offeso nessuno e non utilizzavo mai colpi proibiti sott’acqua. Tra l’altro, il principio sul quale si basano tutti i Vangeli e quello di ‘non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te’ e io questo principio l’ho sempre rispettato».

Il grande Misha ha ricordato volentieri il periodo trascorso in Liguria e ha voluto trasmettere un saluto di cuore a tutti quelli che lo conoscono. «Li amo tutti e sono sempre nel mio cuore – ci ha detto con un sorriso sincero stampato sulle labbra –. Quando trovo un po’ di tempo, ci vado sempre in Liguria perché mi piace respirare quel clima, un clima che mi piace tantissimo, in un ambiente piacevole. Lì mi sento praticamente a casa».

Lì ha trascorso una parte della sua carriera...
«Purtroppo una piccola parte della mia carriera – confessa con una punta di rammarico – perché sono arrivato in età ormai avanzata. Avevo ormai 29 anni ma in Unione Sovietica non ti lasciavano uscire dal Paese. Io sono stato uno dei primi a ottenere il permesso di giocare all’estero, anche se sarebbe stato molto meglio poterlo fare prima».

Ricordando il periodo italiano, Misha ci ha raccontato come all’epoca “l’Italia era la Mecca della pallanuoto” e l’italiano era diventato in un certo senso la lingua ufficiale della pallanuoto.
«Quando ci incontravamo sovietici, jugoslavi, spagnoli, ungheresi, anche australiani – ci ha rivelato il centroboa georgiano – tra di noi parlavamo sempre in italiano e lo facciamo tuttora».
(Ed infatti a Fiume Misha e Roje, quest’ultimo stella della Canottieri Napoli, infatti, parlavano in italiano, ndc).

Ma cos’è cambiato nella pallanuoto, Misha?
«Quelli che... ordinano la musica nel nostro sport – ha detto con un po’di rassegnazione – sono nazioni come Serbia, Croazia e Montenegro, il cui modo di giocare è basato sulla fisicità. Io sono più a favore di una pallanuoto tecnica, di una pallanuoto spettacolare, come quelle promosse dalla scuola ungherese, spagnola o italiana, ma visto che comanda la Serbia, a questo punto bisogna sapersi adeguare a questa situazione».

Si sta cercando di cambiare le regole del gioco...
«Parecchie volte ho avuto modo di dire la mia opinione. Secondo me – sostiene Mshvenieradze – è necessario sperimentare, sperimentare, sperimentare... Per un semplice motivo. Se ipotizziamo, a livello puramente mentale, cosa si potrebbe cambiare, non arriveremo mai a una soluzione giusta. Per fare della pallanuoto uno sport più attraente, uno sport interessante anche per la gente comune, non soltanto per amici e parenti dei giocatori, bisogna muoversi in un’altra direzione. Noi siamo limitati dai nostri stereotipi da giocatori. Secondo me andrebbero coinvolti anche altri settori, come quello dei giochi intelligenti, quel settore che fa nascere nuove discipline sportive al momento difficili da capire ma coinvolgenti, come il parkour, che consiste nel saltare da un tetto all’altro dei palazzi. Non avremmo mai pensato che ciò fosse possibile, ma quella gente ha avuto il coraggio di sperimentare ed è per questo motivo che ritengo necessario introdurre delle novità che in qualche maniera possano rendere più spettacolare la pallanuoto, sostenendo la tecnicità».

Parliamo di novità in uno sport in cui gli arbitri hanno il potere maggiore e la facoltà di interpretare lo stesso episodio in modi diametralmente opposti. In nessun’altra disciplina sportiva i giudici di gara possono influenzare in maniera così determinante il corso della partita. In questo senso, i duelli tra difensori e centroboa sono stati da sempre il nodo gordiano della pallanuoto e i metri di giudizio variavano in maniera drastica.
«Nella mia famiglia – ci racconta Misha – hanno giocato prima mio padre P'et're e poi mio fratello Nugzar. Poi sono arrivato io, sempre a ricoprire il ruolo di centroboa. Ricordo molto bene che quando andavo a vedere giocare mio fratello, gli arbitri permettevano tutto. Sui due metri era una lotta libera. Mio fratello era più grosso e più forte di me. Quando raggiungeva la sua posizione, i primi dieci secondi lui e il suo marcatore scomparivano sott’acqua perché tra di loro si sviluppava una lotta cruenta e chi riusciva per primo a prendere l’avversario per il costume conseguiva un vantaggio e riusciva a dominare. Gli arbitri non fischiavano niente. Quando sono arrivato io, per fortuna il vento ha cambiato direzione. C’erano più fischi contro i difensori, ai quali non veniva più consentito di marcare i centroboa in maniera così violenta. Si poteva fare un gioco più tecnico e più pulito, non da lotta libera. Dopo di me... riecco la lotta libera. I difensori massacrano nuovamente i centroboa e non succede nulla. Praticamente la pallanuoto dipende sempre dai giudizi degli arbitri. Sono loro che decidono come arbitrare e ognuno ha un suo modo di vedere le cose. Quando giocavo in nazionale, prima di ogni partita dedicavamo quasi più tempo a studiare gli arbitri designati per la nostra partita che la squadra avversaria, perché molto dipendeva, appunto, da chi arbitrava. Ai fischietti veniva adeguata di conseguenza anche la tattica. Alle volte eravamo costretti a stravolgere il nostro gioco, a cambiare modo di giocare, anche in maniera drastica. Per un medesimo episodio uno fischiava rigore, l’altro controfallo».

Troppa influenza fuori dalla piscina?
«È una situazione molto penalizzante, ma è sempre stato così – ci ha detto quasi con rassegnazione Misha –. È un discorso difficile, però. Tutti noi vogliamo bene alla pallanuoto, ma a un certo punto subentrano dei discorsi politici. Ai serbi ora non andrebbe bene cambiare le regole, introducendo disposizioni che potessero limitare i loro vantaggi, la fisicità del loro gioco. Quando giocavo io, mi ricordo che spagnoli e italiani avrebbero voluto cambiare le regole eliminando in un certo senso il ruolo di centroboa, ma soltanto perché allora non avevano dei centroboa di un certo livello. Nel frattempo sono arrivati dei centroboa bravi e si sono calmati. Atteggiamenti del genere danneggiano quelle che dovrebbero essere decisioni comuni. Bisogna aumentare la spettacolarità del gioco e non salvaguardare esclusivamente i propri interessi di parte».

George Mshvenieradze è un vero paladino del bel gioco, della spettacolarità, ma specialmente della correttezza e del fair play. Lo è stato da giocatore e continua a esserlo anche oggi. Vorremmo tanto che la sua voce, ma non soltanto la sua, venisse ascoltata nell’Olimpo della pallanuoto, dove risiedono gli dei  che hanno il potere di decidere, di fare il bello e il cattivo tempo...

Nella foto Zoran Roje con George Mshvenieradze

15 / 09/ 16