I pifferi azzurri andarono per suonare e invece vennero suonati. Clamoroso nella piscina dell'Olimpic Aquatics Stadium: vincono gli Usa che non si giocavano nulla se non l'onore. Gli yankee sono ai saluti, non potendo schiodarsi dal quinto posto che li esclude dai giochi, nel senso letterale dell'espressione visto che non è previsto il torneo di consolazione. Coach Udovicic ha sguardo da presbite, punta lontano, agli impegni futuri: Roelse e Bowen squalificati, e allora si ricorre a un ricambio esasperato tra i nove uomini di movimento rimasti, mette Baron tra i pali, vuole comunqua una risposta di orgoglio alle disavventure recenti. L'Italia testa Di Lungo, offre minutaggio ad Aicardi (e un po' di respiro a Bodegas). Nel primo tempo avanziamo a sprazzi, 2-0, poi fiammata Usa 2-2, infine 4-2 con gran gol di Figlioli e Di Fulvio. Altra prolungata amnesia degli azzurri nella seconda frazione, prendiamo gol pure dal "transfuga" Cupido, migrante di quarta generazione per cercare fortuna all'ombra del Golden Gate, gli Usa ci acchiappano sul 4-4 e sul 5-5. Nel mezzo una palomba sontuosa di Di Fulvio, con Figlioli e Bodegas il più positivo degli azzurri. Proprio l'italia-francese a pochi secondi ci dà il vantaggio, minimo, a metà frazione. Sin qui un'Italia un po' condizionata dall'aver la qualificazione in tasca, benino in attacco, maluccio in difesa. Le oscillazioni nel rendimento generale si ripercuotono nella resa di Del Lungo che sfodera grandi parate (il 5 metri parato a Bonanni) e un paio di topiche. A inizio terzo tempo tornano tra i pali i vecchietti, ossia Tempesti e Moses, resta invariata la musica: Italia che sonnecchia, emerge dal torpore per breve tempo (Figlioli e C. Presciutti che concretizzano le superiorità), e poi si autoaffossa, lasciando varchi a destra e a manca (Obert e due volte Samuels), ci raggiungono e per la prima volta ci staccano. Bravissimi i giovani, da "braccio d'oro" Dunstan a Cupido, orgogliosi i vecchi al passo d'addio, Moses e Azevedo. Nel quarto tempo affiorano domande lecite e pure qualcuna impertinente. Non è che ci siano calcolatrici in azione anche sulla panchina azzurra? Non sono solo i greci, i montegrini e gli spagnoli ad avere il monopolio delle furberia levantina: si stanno facendo calcoli su chi conviene scegliersi come avversario nei quarti di finale, dove ogni gara sarà senza ritorno. Giochiamo da paura, becchiamo un altro gol in inferiorità numerica, poi una palomba di Bonanni, ancora più spericolata di quella riuscita da Di Fulvio ma Tempesti non ci arriva. Andiamo a fondo, attacchi senza nerbo, errori di misura imbarazzanti. Perdiamo il secondo match consecutivo, ma facendo molto peggio che con la Croazia. Speriamo che sia stata un'abile sceneggiata, in caso contrario ci sarà seriamente da preoccuparsi. 

USA-Italia 10-7

USA: Moses, Dunstan 1, Hallock, Obert 2, Cupido 1, Samuels 2, Azevedo 3, Bonanni 1, Smith,  Mann, Baron.
All. Dejan Udovicic
Italia: Tempesti, Di Fulvio 2, Gitto, Figlioli 2, Fondelli, Velotto, Nora, Gallo, C. Presciutti 1, Bodegas 1, Aicardi 1, N. Presciutti, Del Lungo.
All. Sandro Campagna
Arbitri: Margeta (SLO), Putnikovic (SRB)
Parziali: 2-4 3-2 3-1 2-0
Note: nessuno uscito per limite di falli. Nel II tempo Del Lungo (I) para tiro di rigore a Bonanni. Nei primi due tempi in porta per l'Italia Marco Del Lungo e per gli Usa Baron.  Superiorità num. Usa 6/9; Italia 4/6.  Gli Usa con undici giocatori a referto. Spettatori 3000 circa

Nella foto Mc Queen Baron che ha fatto poco, meglio Moses dal terzo tempo

14 / 08/ 16

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