Il primo che dice che le ragazze italiane hanno deluso venga gettato in acqua e sia costretto a giocare da boa, marcato da una delle americane a caso. Non cadiamo nella solita sindrome italiota del criticare perché si è caduti a un passo dal traguardo: l'Italia femminile ha vinto l'argento, non perso l'oro contro una avversario per il momento troppo forte. Gli Usa sono la Serbia in gonnella, infatti questa sera è sembrato rivedere la semifinale maschile con i plavi di mercoledì, il gap c'è tutto, era annunciato, in acqua è stato confermato. Le nostre avversarie che inseguono il grande slam (mondiali, panamericani, world league e olimpiadi "in a row") sfruttano le loro armi: peso e nuoto gettati in faccia a un Setterosa che tenta di replicare con la tecnica. Da subito ci dice male, soprattutto perché le cowgirls sfoderano la solita difesa muscolare che da un lato spinge le bocche di fuoco azzurre persino oltre il perimetro e dall'altro impedisce qualsiasi suggerimento al centro, dove Aiello e Frassinetti cedono centimetri e chili alle arcigne marcatrici avversarie. Il guaio è che loro marcano duro, noi marchiamo agile ma i due arbitri tengono lo stesso metro, fischiando espulsioni solo in caso di "lesioni gravi" all'attaccante. Nei primi due tempi una superiorità numerica a testa, oltretutto sbagliate, quindi a decidere sono le azioni a uomini pari, con tiri da fuori visto che le boe, anche le loro, sono ingabbiate in una zona spietata. E' in difesa la superiorità star&stripes è netta: il pressing Usa è perfetto, Di Mario fuori del match, Bianconi e Garibotti, le più in forma, sono sorvegliate speciali, le altre non pervenute con una eccezione, Federica Radicchi che con una sassata dai 5 metri pareggia il gol in apertura di Mathewson. E' fuoco di paglia, gli Usa hanno tante alternative e ciascuna è una sentenza, ne incassiamo tre e andiamo al primo riposo con la sensazione che sia già tutto deciso. Non aiuta, va detto, la scelta della panchina di difendere con la zona mista, Fattal (un talento immenso) e compagne la tagliano a piacimento, da posto 2, 3 o 4 non c'è scampo. Forse sarebbe servita un po' più di fantasia corale e coraggio individuale, ma la controprova non c'è.  Nel secondo tempo Gorlero fa il possibile e sul finire con Bianconi ci portiamo sul 3-5. Un speranziella, che il tempo della verità, il terzo, strozza sotto una nuova gragnuola di reti amerikane. Il momento della chiusura dei giochi è chiaramente individuabile: a 3.21 sul 3-7,  quando gli arbitri ci assegnano un rigore, Bianconi dai 5 metri sceglie la potenza e la traiettoria a schizzo, Johnson, il portiere più forte in circolazione, la neutralizza con raggelante sicurezza. Il resto sono dettagli per gli annuari e i maniaci delle statistiche: le amerikane realizzano altre cinque reti nei restanti 12 minuti, noi due, l'ultimo dei quali è firmato da Tania De Mario - ultima superstite della squadra che vinse l'oro ad Atene 2004 - che si congeda dalla pallanuoto giocata. Un passaggio di consegne ideale, ora a dominare la scena sono gli Usa, che oltretutto hanno rinnovato molto rispetto alla formazione che prese l'oro a Londra 2012 e hanno un'età media bassa. Una squadra che il bravo Krikorian ha reso monumentale e che minaccia una dittatura. Si sa che le dittature e i loro monumenti sono abbattute da giovani che fanno della incoscienza la loro forza: l'unica qualità che ci è mancata a Rio potrebbe essere la nostra arma segreta per il 2020.

USA-Italia 12-5

USA: Johnson, Musselman 1(R), Seidemann 1, Fattal 2, Clark, Steffen 1, Mathewson 2, Neushul 2, A. Fischer 1, Gilchrist , M. Fischer 2, Craig 1, Hill.
All. Adam Krikorian
Italia: Gorlero, Tabani, Garibotti, Queirolo, Radicchi 2, Aiello, Di Mario 1, Bianconi 1, Emmolo 1, Pomeri, Cotti, Frassinetti, Teani.
All. Fabio Conti
Arbitri: Alexandrescu (Rou), Buch (Esp)
Parziali: 4-1  1-2  4-1  3-1
Note: nessuno uscito per limite di falli. Alla fine del IV tempo negli Usa Hilll subentra a Johnson. Nel III tempo, Johnson para tiro di rigore a Bianconi. Superiorità num. Italia 0/3,   USA 1/2. Spettatori 5000 circa
 

 

Nella foto le imbattibili americane celebrano l'oro appena conquistato

19 / 08/ 16