Italia-Serbia 6-10
Italia: Del Lungo, Di Fulvio 1, Luongo, Figlioli, Presciutti 2, Velotto, Renzuto Iodice, Echenique, Figari 2, Bodegas 1, Aicardi, Dolce.
All. Alessandro Campagna
Serbia: Mandic 2, Dedovic 1, Randelovic, Lazic, Pijetlovic, Rasovic 2, Aleksic, Jaksic, Filipovic 3, Prlainovic 2, S. Mitrovic, B. Mitrovic.
All. Dejan Savic
Arbitri: Stavridis (GRE),  Voevodin (RUS)
Parziali: 2-5, 1,-4, 1-0, 2-1.
Note: uscito per limite di falli Renzuto Iodice (I) nel terzo tempo, Stefan Mitrovic nel quarto tempo. Nel IV tempo Del Lungo (I) para tiro di rigore a Filipovic. Superiorità num.Italia 5/16, Serbia 3/7.

La legge dei campioni Olimpici ancora in carica si è imposta sui campioni del Mondo. Un Settebello avulso, intimorito, senza coraggio, senza fantasia, senza velocità si è dovuto inchinare ai vecchietti terribili di Dejan Savic. Loro, i serbi, hanno fatto la parte di chi sa cosa è la pallanuoto, lasciando ad altri l’interpretazione delle regole volute da FINA ( e mai fatte rispettare ad onor del vero dagli arbitri), giocando una pallanuoto maschia, aggressiva, potente.
Il miracolo questa volta non si è materializzato come con gli USA, con la Grecia, con l’Ungheria. Da una parte Branislav Mitrovic ha chiuso la sua porta come una saracinesca, dall’altra i centri azzurri sono stati inefficaci, come del resto tutto il sette azzurro.

Qualcosa, decisamente, non ha funzionato. Troppa evanescenza fra gli azzurri, troppa voglia di fare “tutto da solo”, inesistente il gioco di squadra. E poi la quasi totale mancanza di realizzazioni in superiorità: addirittura è stato sbagliato un triplo uomo in più. Cosa sia successo è difficile dirlo. Certamente è mancata la “testa” viste le conclusioni sbilenche quasi sempre fra le braccia di Mitrovic. Già, il portierone serbo, preferito da Savic a Gojko Pijetlovic, ha dimostrato che a 36 anni è ancora uno dei numeri uno al mondo.
Ma il fatto che forse lascia più perplessi è che proprio il modo di stare fra i pali di Mitrovic non abbia attirato l’attenzione degli azzurri: sempre un paio di metri fuori dai pali, ma sopratutto aver colpito solo in un paio di occasioni il suo punto debole. Infatti il “modo di parare” del serbo lasciava ampi spazi ai tiri alti, cosa pressochè mai avvenuta. Ecco perché c’è la convinzione che il Settebello abbia lasciato in albergo proprio la testa.

La Serbia, partita alla grande, ha messo sotto l’Italia già nel primo periodo. Reazione azzurra nel secondo quarto, ma il risultato era saldamente nelle mani degli uomini di Savic.
Molte le realizzazioni nei primi minuti di gioco: vantaggio serbo, poi raddoppio, ma l’Italia in entrambe le occasioni rimette in equilibrio il risultato. Poi lo stacco: Mandic spara da 7-8 metri e realizza il 3-2. Strda in discesa adesso ed i delfini senza strafare si portano sul 5-2.
Sorretta da una difesa eccezionale e da Branislav Mitrovic, ha contenuto gli attacchi (troppo sbilenchi) degli azzurri.
A questo punto l’Italia si è disunita del tutto: senza il solito “cuore”, senza grinta, senza la capacità di tenere testa alla gran classe degli avversari, si è trovata sotto di sei reti. Tante, troppe per riuscire a compiere il miracolo di riagguantarli.

«Non abbiamo fatto la partita che avevamo preparato - spiega Campagna a fine gara - e questo è un grande rammarico, perchè secondo me non abbiamo giocato male».  
C’è troppo ottimismo nelle parole del ct azzurro, perché l’Italia di oggi è stata l’ombra di quel Settebello campione del Mondo visto a Gwangju.
Adesso bisognerà pensare a ricostruire una nazionale ferita, delusa, che dopo l’acuto coreano non è riuscita più a salire su un podio. Non sarà facile, vista la mancanza di talenti che il campionato esprime. Non ci resta che dare ragione a Paolo Barelli, che due giorni fa è rientrato repentinamente in Italia, e si è perso questo quarto di finale: forse se l’aspettava?


 

04 / 08/ 21