I cambiamenti imposti dalla FINA sono da sempre oggetto di dibattito di addetti ai lavori, mai da parte di chi li subisce. Dopo la Final Eight di Europa Cup, dopo le manifestazioni disputate negli altri continenti, waterpoloitaly vuole far conoscere pareri e critiche proprio da coloro che hanno dovuto applicare queste “nuove regole”: i giocatori.

Chiude questo nostro dibattito fra coloro che hanno giocato con le nuove regole, il capitano del Settebello, ed atleta dell’AN Brescia, Pietro Figlioli.
Per lui parla il suo curriculum: un oro mondiale, un argento e bronzo olimpico, un argento e bronzo europeo, due bronzi in world league con la nazionale australiana, due argenti ed un bronzo con quella italiana. Poi sette campionati e coppe Italia, quattro Champions, una coppa Len, una Lega Adriatica, una Coppa Comen, oltre al Collare d'oro al merito sportivo da parte del CONI.

Lei ha disputato la Final Eight di Europa Cup a Zagabria con i cambiamenti voluti da FINA. Cosa ha provato giocando per la prima volta con queste nuove regole?
Sicuramente è un nuovo stimolo. Il gioco è più dinamico quindi devi essere più attento. La sfida è adattarsi alla velocità del gioco ed alle nuove regole.Se andiamo indietro negli anni non possiamo dimenticare che una volta c’era il famoso “vantaggio dell’attaccante”, quando era in posizione frontale verso la porta avversaria. Quindi forse non è tanto una novità.

In particolare cosa le è piaciuto di più?
E’ ancora tutto avvolto nella nebbia. Non abbiamo disputato tantissime partite, ed a mio modo di vedere, non mi sembra che siano stati fatti tanti cambiamenti esagerati. Dopo i primi approcci posso dire che viene premiato maggiormente il giocatore che si muove di più, se chiaramente viene tutelato dagli arbitri. Se invece il marcatore ti si incolla addosso, allora diventa tutto futile. Direi che saranno proprio gli arbitri a dover far cambiare il vecchio gioco.

Lei è dotato di un tiro al fulmicotone. Spostare a sei metri la possibilità di tirare dopo il fallo la penalizza?
Non vedo quanto la differenza di un metro possa incidere quando sei ad altissimi livelli. Una volta il tiro diretto era da sette metri. Certamente per qualcuno sarà una difficoltà in più, però io non vedo significative variazioni.

Con la maggior tutela dell’attaccante si scatenerà quella che si può definire la “caccia al rigore”?
L’indicazione che viene dal mondo arbitrale è chiara: io attaccante devo dimostrare di andare in porta, se rallento volontariamente per farmi toccare non dev’essere assegnato il cinque metri. Se mi fermo e l’avversario mi prende la palla, non c’è nulla se non una normale azione di gioco. Quindi se non c’è l’intento di puntare alla porta non c’è nulla da dire. Diverso se l’attaccante supera il difensore e va deciso verso la porta: se viene toccato nei sei metri, ci può anche stare il rigore. Perchè in questo caso il difensore ha cercato di fermarti irregolarmente, impedendoti di proseguire.

Questi cambiamenti faranno fare un passo avanti alla visibilità della pallanuoto?
Indubbiamente il nostro sport è indietro rispetto a molti altri, specialmente dal punto di vista mediatico e di marketing. Cercando di dare un’immagine, un’identità più chiara di quello che avviene in vasca probabilmente con questi cambiamenti qualcosa dovrà succedere, ci potrebbe essere un vantaggio, ma certamente non lo sapremo oggi o domani, ci vorrà tempo per capire se ciò avverrà. Oggi per gli spettatori certe cose sono poco chiare. Non che dovrà essere il pubblico a dire cosa vuole vedere, ma se le regole chiariranno determinati aspetti, probabilmente anche lo spettatore ne trarrà vantaggio. Poi credo che ci sia una grossa differenza fra il vedere una partita in televisione ed essere in vasca: forse quello che ci manca è proprio portare pubblico in piscina.

  

09 / 05/ 19