Se si va dietro ai “si dice” e agli “hanno detto”, la strada diventa impervia e non si va da nessuna parte.
La FINA, che ha suggerito inequivocabilmente al CIO di ridurre il numero di giocatori da 13 a 11, potrebbe (condizionale d’obbligo) fare dietro front e non proporre la rivoluzione nel mondo della pallanuoto.
Potrebbe, sia ben inteso.
Paolo Barelli, da noi interpellato questa mattina, ci ha risposto con convinzione:«Certo la sollevazione popolare contro questa decisione è stata importante. L’Europa tutta ha detto no. Non solo. Mezzo mondo ha detto no. Di ufficiale non c’è nulla. C’è solo un grande movimento d’opinione che potrebbe creare problemi».
In pratica la FINA si è spaventata. Non vogliono bagarre. La rivoluzione ci sarà il 13 luglio a meno che la stessa Federazione Mondiale non congeli tutto. Cosa probabile, vista la levata di scudi che c’è stata.
Come potrebbe anche pensare ad un nuovo Congresso Tecnico, verso ottobre, per discutere esclusivamente di questa folle idea.
Resta comunque un fatto di non secondaria importanza: cosa succederà al torneo di pallanuoto dei giochi Olimpici?
«Il CIO ha deciso per 11 giocatori – continua Barelli – e difficilmente tornerà indietro. Ma il suggerimento è senza dubbio arrivato dalla stessa FINA in quanto il Comitato Olimpico non può decidere per le federazioni. Allora bisognerà inventarsi qualcosa (due giocatori in tribuna? ndr). E sarebbe il minimo accettabile. Ma si sta solo parlando, sono solo idee al momento».
Restano ancora quindi parecchi lati oscuri che dovranno essere affrontati il 13 luglio, nel congresso tecnico che deciderà in merito.
Ma anche in questo caso, seppure dovesse vincere “la pallanuoto”, non bisogna assolutamente abbassare la guardia. Sarebbe vincere una battaglia, non la guerra, che ha radici ben più profonde e di altra specie.
La vera guerra gira su un asse politico che parte da Cornel Marculescu, attuale direttore esecutivo, arriva all’ottuagenario presidente Julio Maglione, passando dal temibilissimo suo vice Husain Al Musallam, vero artefice di tutta questa assurda storia. Ma soprattutto questa cordata è schierata all’unisono contro Paolo Barelli, candidato alla presidenza FINA nel congresso del 22 luglio prossimo, ed il cui cavallo di battaglia è opporsi al cambiamento nella pallanuoto.
Insomma se questa storia scaturisce da una guerra di potere, allora la FINA, che ha come compito istituzionale quello di aiutare i paesi membri a divulgare le sei discipline degli sport acquatici, ci spieghi perché si tiene gelosamente a “riserva” 90milioni di dollari per poi mandare in giro per il mondo suoi delegati, o rappresentanti, che dir si voglia, con emolumenti pari a 400 dollari al giorno. E questi signori girano per il pianeta 365 giorni all’anno.
La guerra, dunque, continua.

 

08 / 07/ 17

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