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La decisione, per chi gli sta vicino da tempo, era nell'aria. Adesso è arrivata, ufficiale, cruda, dolorosa: Mirko Prandini ha detto basta e lascia il Bogliasco, dopo averlo salvato dal baratro gestionale in cui era.

«Ho deciso di cedere la mano - annuncia l'imprenditore lombardo trapiantato in Liguria - perciò sono disposto a valutare insieme al Consiglio le proposte di chi fosse interessato alla mia successione. Quando due anni fa ho accettato l'onere di salvare il Bogliasco dal baratro nel quale era stato lasciato da chi mi ha preceduto, pensavo che avrei trovato un ambiente molto diverso da quello con cui mi sono dovuto rapportare. Tutti erano disponibili a darmi una mano  ma in concreto  nessuno ha poi fatto nulla. Ancora oggi sento gente che parla, che promette di fare cose e di raggiungere risultati, non soltanto a livello sportivo. Poi però all'atto pratico tutti si tirano indietro, lasciando il sottoscritto da solo in balia degli eventi. Evidentemente questo è un mondo che non fa per me e allora tanto vale uscirne, lasciando campo a chi ne capisce di più del sottoscritto».

Purtroppo con questa dichiarazione Prandini ha messo il dito nella piaga: il mondo del cloro è un mondo dove i quaraquaquà abbondano, mentre le persone serie si contano sulla punta delle dita.

«Per ragioni legali e anche etiche - conclude il comunicato della società - non posso certo mollare la barca a metà campionato -  assicura il presidente - Continuerò ad andare avanti come ho fatto fino ad oggi fino al termine di questa stagione. Sempre che nel frattempo non si presenti qualche proposta che garantisca le stesse condizioni che oggi garantisco io. Se chi mi succederà, chiunque esso sia, vorrà tenermi come sponsor ben venga. Ma la responsabilità di guidare in prima persona, e praticamente da solo, una realtà così importante onestamente io non sento più di riuscirla a sopportare».

 

12 / 12/ 18

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